
La tecnologia Bluetooth è un sistema di connessione a corto raggio, introdotta da Ericsson negli anni ’90 e ormai da anni presente su tutti i dispositivi (cellulari, computer etc.). Il nome, che in inglese significa “dente blu” deriva da Harald Blåtand (Harold Bluetooth in inglese), re Aroldo I di Danimarca detto “Dente Azzurro”.
Harold, figlio del re danese Gorm il Vecchio, nacque all’inizio del X secolo e abbandonò presto l’antica religione pagana (a cui suo padre era rimasto fedele) per la nuova religione cristiana, potendo così riunire sotto il suo dominio tutta la danimarca, uniformandola per la prima volta sia da un punto di vista religioso che politico. Egli continuò la sua espansione conquistando il regno di Norvegia del re Erik Il Sanguinario. Morì nel 987 dopo essere stato sconfitto dal suo stesso figlio, Swen detto Barbaforcuta.
Un’importante pietra runica fatta erigere in onore dei suoi genitori nello Jutland del Nord recita così:
«Harald il re fece costruire questi monumenti a Gorm suo padre e Thyre sua madre, Harald che vinse tutta la Danimarca e la Norvegia e convertì i Danesi al Cristianesimo.»
Il nome fu proposto nel 1997 da Jim Kardach, ingeniere di Intel che stava sviluppando un sistema che potesse permettere ai cellulari di comunicare con i computer. Proprio in quel periodo Kardach stava leggendo “The Long Ships”, un romanzo storico di Frans G. Bengtsson su re Harald e sui vichinghi. Il gioco era fatto.
La capacità di unire e collegare territori e popoli diversi fu di ispirazione per la tecnologia di connessione Bluetooth, che mirava a connettere dispositivi diversi tra loro. Lo stesso simbolo del Bluetooth e che possiamo vedere sui nostri telefoni non è altro che l’unione di due caratteri runici: Hagall e Berkanan, che corrispondono alle nostre H e B(iniziali di Harald Blåtand).
Il perché del soprannome del re invece è tutt’ora oggetto di discussione.
Molti ritengono che il motivo di un soprannome simile provenga dall’usanza dei guerrieri scandinavi di dipingere i propri volti (e anche i denti) con colori di guerra che potessero intimorire i nemici sul campo di battaglia. Alcuni teschi di guerrieri vichinghi ritrovati in Inghilterra e Svezia potrebbero sostenere questa teoria: Essi presentano i denti rigati(che avrebbe portato i denti a cambiare colore in modo permanente).
– Feor

Un pensiero riguardo “Da dove viene il nome del Bluetooth?”