I bardi, antichi cantori del sapere

“Io sono il figlio di Poesia,
 

Poesia, figlia di Riflessione,

Riflessione, figlia di Meditazione,

Meditazione, figlia di Credenza,

Credenza, figlia di Ricerca,

Ricerca, figlia di Grande Conoscenza,

Grande Conoscenza, figlia d’Intelligenza,

Intelligenza, figlia di Comprensione,

Comprensione, figlia di Saggezza,

Saggezza figlia dei tre Dei di Dana”

 

– Il bardo Nede – “Dal colloquio dei due Saggi”

Ciò che conosciamo della cultura celtica, essendo di tradizione orale, viene dai ritrovamenti archeologici e dalle fonti degli storici classici. La difficoltà di conoscere veramente una cultura come quella celtica attraverso gli occhi di Giulio Cesare(per citare quello che ha scritto di più a riguardo) è lampante: Un nemico di quel popolo non rappresenta una fonte oggettiva. Oltre a questo, restano tanti argomenti solamente accennati o aspetti che rrimasti del tutto oscuri. Una delle figure tipiche di questa cultura che mi ha sempre affascinato è quella del Bardo. Sembra che questo personaggio avesse un ruolo fondamentale nella società dei celti, alla stregua dei druidi. Egli(Il cui nome deriva direttamente dal termine proto-celtico bardos) era un poeta e cantore di professione, il depositario della tradizione culturale del proprio popolo e incaricato di trasmetterla attraverso le doti mnemoniche e le abilità nel canto. Il cantore/suonatore che trasmette storie e leggende della propria cultura è una figura tipica in diversi popoli europei(e in tempi diversi): Per i celti e le popolazioni gaeliche medievali c’era il bardo, per gli antichi greci c’era l’aedo(ἀοιδός), per i norreni c’era lo scaldo (skáld).

La figura del bardo sopravvisse alla decadenza dei celti e agli sconvolgimenti legati alla fine dell’impero romano.  Ne troviamo traccia nelle zone rimaste meno “contaminate” dalla cultura latina (Galles e Irlanda). Durante tutto il medioevo e fino al XVIII secolo  i bardi suonarono e cantarono su commissione dei signori locali, mantenendo comunque un ottimo livello di sapienza e abilità.

C’era una superstizione sui bardi: infatti pare che grossa sfortuna portava non ospitarne uno; rifiutare acqua e cibo ad un bardo in viaggio che bussava alla propria porta, avrebbe assicurato grandi sventure. I bardi erano soliti fermarsi anche presso le taverne e le osterie, senza troppe pretese; spettava al buon cuore dell’oste dare una stanza per la notte in cambio dei lieti racconti del bardo. La stessa accoglienza veniva offerta anche nei castelli dei lord.

La tradizione bardica subì diversi colpi che indebolirono molto il fenomeno, lasciandolo in mano a pochissimi cantori ribelli. La conquista inglese dell’Irlanda, la litigiosità dei clan e le nuove leggi che andavano a colpire la stessa cultura irlandese( una legge prevedeva il taglio delle dita se si fosse suonata l’arpa – strumento simbolo dell’orgoglio nazionale) furono tutti elementi che contribuirono a fare estinguere questa antichissima pratica. I pochi fuorilegge che sfidarono queste norme cantavano dell’amore per il proprio paese ed incitavano il popolo alla rivolta contro gli invasori inglesi.

“Ascolta i lamenti di un vecchio arpista irlandese

e non disprezzare le melodie (suonate) dalla sua vecchia mano stanca

ma ricorda che le sue dita un tempo potevano muoversi più agilmente

per innalzare i canti della sua povera terra natia”

 

–  “The Bard of Armagh”

Nonostante la repressione e la decadenza dei bardi,  la memoria di quegli antichi poeti e cantori non è andata del tutto perduta: in inghilterra, ad esempio, esiste una famosa società (la “Gorsedd of Bards” o semplicemente “Gorsedd”) che riunisce scrittori, artisti, poeti e musicisti che hanno dato un contributo notevole alla tradizione gallese.

– Feor 

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