
A Roma, incastonato nelle mura aureliane che circondano il territorio della città antica, si trova un muro dalla strana posizione inclinata (che fa quasi pensare che possa crollare da un momento all’altro) e protagonista di numerosi racconti di fantasmi, storie che affascinano ancora e che rendono questo luogo un’attrazione importante per chi vuole scoprire la parte oscura e misteriosa della storia della città eterna.
Il tratto di muro interessato è un’opera di contenimento per le frane realizzata in tessere di tufo che confina con Villa Borghese, dà le spalle al colle Pincio e la cui origine risale all’età repubblicana romana. Esso infatti era il confine di una delle ville aristocratiche erette in quel punto(le dimore degli Acilii, Anicii e Pinci, da questi ultimi prende infatti il nome del colle). Nel medioevo veniva chiamato “Muro Ruptus”, poi chiamato “Muro Malo” ed infine Muro Torto(dando il nome all’attuale viale sottostante).
Svetonio racconta che le ceneri dell’imperatore Nerone, dopo la sua tragica morte, vennero sepolte proprio in questa zona e che Papa Pasquale II fece costruire nelle vicinanze una cappella (l’attuale S. Maria del Popolo In Piazza del Popolo) con il dichiarato intento di contrastare il fantasma disperato e urlante di Nerone che i passanti vedevano girovagare nella zona.
Tra il XV e il XVII secolo il terreno antistante venne utilizzato come campo per seppellire tutti quei morti “reietti” che non potevano essere sepolti in terra consacrata: prostitute, criminali, suicidi e coloro che venivano giustiziati senza pentirsi.
Come se non bastasse, qui sono sepolti Leonida Montanari e Angelo Targhini, membri della Carboneria e decapitati in Piazza del Popolo nel 1825 dal famigerato boia del papa: Mastro Titta.
Le cronache raccontano che chi passasse di notte presso il Muro avrebbe potuto incontrare i fantasmi dei due carbonari con in mano le proprie teste tagliate e ancora sanguinanti.
Le travi di ferro che si possono tutt’ora vedere, invece, sostenevano fino a poco tempo fa una rete metallica che impediva ai numerosi che si gettavano dalla sommità del muro, di togliersi la vita.
Di certo molte di queste storie di fantasmi sono solo voci, tramandate dal popolo romano per enfatizzare le credenze su un luogo considerato infausto e maledetto. Ma, come sappiamo bene, il velo della leggenda a volte può nascondere il profilo della realtà, anche nei casi più improbabili.

Nonostante i molti quesiti che restano aperti, il muro Torto rimane un luogo davvero eccezionale, “inchinato”(come viene definito) forse proprio dal peso dei millenni di storia e leggende che porta con sé.
– Feor
