
Cenerentola, il Principe ranocchio, Hansel e Gretel, I dodici fratelli, Biancaneve, Le tre sorelle…sono solo alcune delle fiabe tramandate dai famosi fratelli Grimm, due linguisti e filologi tedeschi , ricordati come gli “iniziatori” della germanistica . Molto si è parlato a proposito delle radici di questi racconti la cui origine si perde nella notte dei tempi. Magia, incanto, stregoneria, animali, fate, folletti e ovviamente bambini, sono i personaggi che popolano i paesaggi delle fiabe: quasi sempre foreste, laghi, antichi castelli, case di marzapane, o abitazioni diroccate.
Esattamente 208 anni fa, nel Dicembre del 1812, Jacob and Wilhelm Grimm pubblicarono il primo volume del loro Kinder-und Hausmarchen (Children’s and Household Tales), seguito dal secondo volume nel 1815. Ciò che rende questi racconti assolutamente unici è il fatto di non essere ancora ‘vaccinati’ (come scrive il germanista Jack Zipes ma riferendosi solo alla prima versione in assoluto) dall’ideologia puritana, che nei secoli ha teso a rielaborare le stesse storie come vedremo.

In una lettera a supporto delle vedute di Wilhelm del 28 Gennaio 1813 Jacob Grimm scrive:
«La differenza tra le fiabe per bambini e quelle del focolare e il rimprovero che ci viene mosso di avere utilizzato questa combinazione nel nostro titolo è più una questione di lana caprina che di sostanza. Altrimenti bisognerebbe letteralmente allontanare i bambini dal focolare dove sono sempre stati e confinarli in una stanza. Le fiabe per bambini sono mai state concepite e inventate per bambini? Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio generale che si debba creare qualcosa di specifico appositamente per loro. Ciò che fa parte delle cognizioni e dei precetti tradizionali da tutti condivisi viene accettato da grandi e piccoli, e quello che i bambini non afferrano e che scivola via dalla loro mente, lo capiranno in seguito quando saranno pronti ad apprenderlo. È così che avviene con ogni vero insegnamento che innesca e illumina tutto ciò che era già presente e noto, a differenza degli insegnamenti che richiedono l’apporto della legna e al contempo della fiamma.»
“Si noti inoltre che i racconti dei fratelli Grimm sopravvissuti fino ai nostri giorni, sono come minimo alla loro terza traduzione, essendo le prime due quella del narratore e quella dell’ antes, colui o colei che aveva tramandato la storia al narratore o alla narratrice. La quarta, poi, è quella di chi traduce dal tedesco in qualunque altra lingua” dichiara la scrittrice e psicoterapeuta junghiana Clarissa Pinkola Estes.
Quindi le versioni originali possiamo immaginarle ancora più crude e ricche di particolari che oggi sarebbero considerati, dalla gran parte dei lettori, come contenuti per soli adulti. Le loro narrazioni furono definite ruvide e incomplete e da qui la costrizione da parte degli editori a completare le storie e abbellirle quanto possibile.

Avevamo parlato della fiaba tradizionale russa “Vassilissa la Bella” e di come la foresta rappresenti per la piccola protagonista della storia una prova, un rito di passaggio dall’oscurità alla luce e che raffigura, a livello simbolico, un salto dall’età dell’infanzia a quella adulta. Nella versione occidentale della stessa fiaba, “Cinderella” (prima raccolta Grimm) è stata già trasportata in un contesto di castelli e feste da ballo. Sebbene ci siano ancora la matrigna, le sorellastre e le prove da superare (come ad esempio la creazione del vestito), l’antica foresta selvaggia, che le dava l’opportunità di riscattarsi da sola, non c’è più, e la spaventosa Baba Yaga è stata sostituita da personaggi positivi come gli animali parlanti e il principe senza macchia. Non mancano però particolari macabri, come il taglio delle dita dei piedi suggerito dalla matrigna alle sorellastre per ingannare il principe, indossando la minuscola scarpetta d’oro. Questo è uno dei tanti esempi di ciò che affermava Jacob Grimm nella sua lettera scontenta in seguito agli attacchi della critica dell’epoca. Secondo lo scrittore tedesco Achim Von Arnim infatti, la strategia dei fratelli era troppo idealistica e negativa. Molti scrittori dell’epoca si domandavano perché si dovesse perdere tempo per storie così triviali. A detta di tutti gli esperti, insomma, i fratelli avrebbero dovuto cambiare ancora le storie che erano state tramandate loro oralmente, al fine di conferire al mondo infantile un prodotto fatto di messaggi chiari e veicolati. Fu così che Jacob immaginò questi bambini chiusi in quella stanza del presente e del futuro, lontani dai focolari e incapaci di ascoltare storie di cui sfuggissero dettagli e significati, ovvero privati della possibilità di porsi delle domande per sviluppare il proprio spirito critico, o addirittura di sperimentare quella sensazione di ‘vuoto’ per il fatto di non sapere come andasse a finire la storia… ma che vista da un’altra prospettiva, può simboleggiare un mistero che tanto nutre l’immaginario.
Per coloro che desiderassero gustare la prima raccolta Grimm, Jack Zipes ha creato la raccolta: “The complete first edition -The Original Folk & Fairy Tales of the Brother Grimm”
Ai rabdomanti che volessero conoscere qualche racconto senza tempo nè autore…contattate gli anziani, nessuno sa raccontare meglio di loro. Sarà necessaria della fantasia per ritrovare Hansel e Gretel o il principe ranocchio perché ormai avranno perso il loro nome e magari anche la loro forma; ma questi personaggi sono i nostri archetipi ed interpretano ruoli universali, quindi niente paura e ricordate di portare con voi coraggio, astuzia e legna da ardere…potrebbero tornare utili.
– Jera
