
Bentornati viandanti! Nella nostra ultima uscita di “Viandando” siamo andati alla scoperta del famoso Parco dei Mostri di Bomarzo, in provincia di Viterbo. Un vero must per chi è affascinato dalla storia, dalla mitologia e dalle leggende!
Storia
Il Parco è un complesso monumentale progettato a metà del ‘500 dal famoso architetto Pirro Ligorio, incaricato dal Principe Pier Francesco Orsini che, si racconta, desiderava sfogare il suo cuore(come riporta un’ iscrizione ritrovata nel parco). Vicino Orsini ebbe una vita da romanzo d’avventura: Passò molti anni in guerra per il papato, viaggiando per mezza europa, e venne catturato e imprigionato più volte. Pochi anni dopo il suo definitivo ritorno al suo pallazzo a Bomarzo, nel 1560, sua moglie Giulia Farnese morì. Alcuni pensano che il vero motivo della realizzazione del parco è legato proprio alla morte di Giulia, anche se morì solo nel 1560, quando sembra che almeno una parte del bosco fosse già stata realizzata. Nel 1962 vennero infatti trovati due cippi; il primo porta inciso che “nel 1552 Vicino Orsini (fecit)”, ben otto anni prima della morte di Giulia Farnese. L’altro cippo riporta l’emblematica frase “SOL PER SFOGARE IL CORE”. E’ probabile che prima della dipartita di sua moglie, il principe Orsini avesse già realizzato un parco e che poi gradualmente sia intervenuto per allargarlo ed arricchirlo.
Il complesso è conosciuto come ”Sacro Bosco” o “Parco dei Mostri” ed è disseminato di statue in basalto ispirate a personaggi o creature mostruose della mitologia e delle leggende. Le sculture, realizzate dallo scultore Simone Moschino, sono spesso accompagnate da iscrizioni misteriose e d enigmatiche. Il luogo, dopo la morte del principe, rimase per molto tempo abbandonato. Solo dopo tanti anni venne rivalutato da intellettuali e artisti come Claude Lorrain, Johann Wolfgang von Goethe, Salvador Dali, Mario Praz e Maurizio Calvesi.
Stile e significato
Il parco è realizzato in nome dello sconvolgimento delle regole architettoniche e stilistiche del tempo. Il tentativo del principe Orsini era quello di invertire l’equilibrio e l’ordine estetico tipici della metà del cinquecento, sostituendolo con l’impossibile, il caotico ed il grottesco. Proprio lo stile grottesco regna sovrano nelle sculture disseminate nel percorso. Ogni statua sembra realizzata per far interrogare chi la osserva e molti punti del parco sono caratterizzati da frasi ed elementi simbolici che riempiono il visitatore di curiosità e domande. Alcune opere presenti sono volutamente “disturbanti” ed “impossibili”, la Casa Pendente ad esempio è un edificio costruito su una roccia inclinata che rende tutto il complesso in bilico, come se dovesse cadere da un momento all’altro.
In molti hanno provato a dare un senso alle iscrizioni e ai simboli presenti all’interno del parco ma esso, se esiste, rimane tutt’ora ignoto. La stessa posizione di molte “attrazioni” è stata modificata nel secolo scorso quando il parco venne rivalutato e riaperto. Tra le varie interpretazioni emerge la possibilità che il bosco sacro fosse strutturato come un percorso iniziatico anche se ad oggi sfugge ancora il filo che lega tutte le opere presenti nel complesso ad un significato unico.

Nel parco
Prima di tutto una breve premessa: ho volutamente omesso molte statue dalla descrizione per non appesantire troppo il resoconto (e per farle scoprire direttamente a chi visiterà il parco in futuro).
Una volta entrati nel parco attraverso un portale in pietra dominato da una sfinge(una sorta di guardiano dell’ingresso), veniamo subito circondati da una vegetazione rigogliosa. I molti alberi e dislivelli del terreno non permettono di avere una visione completa del parco che, statua per statua, si rivela al visitatore. Camminando sul sentiero del percorso moderno ci imbattiamo nella grande bocca spalancata di Proteo(o Glauco) e poco dopo all’enorme complesso di Ercole e Caco, conosciuta anche come “Lotta tra giganti”. Quest’ultima in particolare è la statua più grande del parco e personalmente mi ha lasciato di stucco tanto per le proporzioni quanto per i soggetti, ripresi dalla mitologia classica: Ercole, adirato per il furto dei buoi commesso dal mostro e gigante Caco, lo scova e i due ingaggiano una furiosa lotta che si conclude con Ercole che stritola Caco, facendogli uscire gli occhi dalle orbite. Sicuramente un racconto mitologico d’effetto, che tratta il tema della sfida, dell’ira, della hybris (la tracotanza che porta l’uomo a presumere della propria potenza e fortuna e a ribellarsi contro l’ordine costituito) e delle sue conseguenze. Un mito dietro al quale di certo si può leggere una lezione oppure un passaggio di un tortuoso percorso di iniziazione.

Proseguendo si incontrano diverse altre statue e opere architettoniche tra cui La Casa Pendente (già citata in precedenza): ai piedi della struttura si trova l’iscrizione “Quiescendo Animus Fit Prudentior Ergo” (“L’animo, riposando, diventa migliore, e allora…”). E’ un invito svagato a sedersi sul sedile che gira intorno alla casetta, anch’esso sbilenco. Il messaggio, che riprende Aristotele, è una delle due sole iscrizioni in latino presenti nel parco. E’ stato ipotizzato che l’entrata originale fosse qui, ai piedi dell’abitato di Bomarzo, che crebbe un pezzo alla volta, in quattro momenti che inglobano quasi tutto l’arco del concilio di Trento: dal 1547 in poi, fino al 1580.
Successivamente si incontra il gruppo della Tartaruga e della Balena e l’imponente elefante che stringe il legionario romano(un riferimento alle Guerre Puniche e alle imprese di Annibale). Incontriamo anche la scultura conosciuta con il nome di Drago, la statua di un mostro simile ad una Viverna (un rettile leggendario).
Si arriva quindi alla statua più famosa del parco: L’Orco. Questo volto gigante, la cui bocca aperta (in un grido che terrorizza) è la porta di accesso ad una stretta stanza, porta incisa una scritta sul labbro superiore: “Ogni pensiero vola”. Se si entra nella bocca dell’orco, le voci risuoneranno distorte e modificate a chi le ascolta dall’esterno. Gli occhi sbarrati e le fattezze mostruose del mascherone, che ricordano i disegni di Michelangelo sulle figure grottesche, con il passare del tempo sono diventate il vero e proprio simbolo del Parco dei Mostri di Bomarzo. Sappiamo tuttavia che la frase sulla bocca del mascherone non corrisponde all’originale: Da un disegno di Giovanni Guerra, contemporaneo di Orsini, si può leggere la frase originale “Lasciate ogni pensiero o voi ch’intrate”, un chiaro (anche se rivisitato) riferimento letterario a Dante Alighieri e, forse, un invito alla spensieratezza.

Seguendo il percorso suggerito(non facilissimo da seguire a dirla tutta!) ci si imbatte nella Panca Etrusca, dove troviamo incise parole emblematiche su chi visita il parco:
“Voi che pel mondo gite errando, vaghi/ di veder meraviglie alte e stupende, / venite qua dove son facce orrende / elefanti, leoni, orsi, orchi e draghi”.

Superata la Panca, si giunge in uno spazio sterrato simile ad una terrazza che ospita Echidna e la Furia, due figure femminili mitologiche a metà tra una donna e un rettile (o una creatura marina). In mezzo ad esse sono stati collocati due leoni.
Passato il Piazzale delle Pigne si arriva infine al Tempio, una struttura piuttosto isolata rispetto al resto delle opere e che fu costruita successivamente per celebrare il ricordo della principessa Farnese. All’interno di questo tempietto, a metà tra lo stile classico e quello rinascimentale, è posta una lapide a memoria dei coniugi Bettini, responsabili del restauro del Parco. E’ grazie al loro lavoro che questo complesso naturale e artistico è stato salvato dall’abbandono ed i suoi mostri sono tornati a vivere, dopo secoli di oblio.
Per molti secoli scienziati, filologi, storici e curiosi si sono interrogati sul significato intrinseco di questa grande opera simbolica. Ci sarà una chiave di lettura logica oppure (forse ancora più affascinante) il parco è davvero un luogo ameno dove convivono amore per l’arte visiva e letteratura e dove le opere grottesche vengono generate “Sol per sfogare il core”, come segnala l’iscrizione-chiave sul pilastro del luogo?
La risposta è gelosamente custodita dai mostri del parco e forse lo sarà per sempre.
P.s. a poche centinaia di metri dal Parco di può raggiungere una stretta strada (segnalata su Google Maps), da dove -attraverso una breve escursione- si raggiunge un luogo davvero incredibile: la Piramide Etrusca di Bomarzo.


Il monumento emerge dal fitto del bosco come un antico tempio perduto del Sud America precolombiano: una roccia, scolpita con scalini, a formare una piramide…si crede che gli etruschi la utilizzassero per i riti sacrificali agli dei, tanto che alcuni ipotizzano che i gocciolatoi scolpiti nella pietra servissero a fare scivolare al suolo il sangue delle vittime immolate…un luogo tra i più misteriosi e suggestivi che abbiamo visto nelle nostre avventure viandanti.
– Flavio Feor
