“Non si trova mai una cattedrale, un’onda in una tempesta, il salto di una ballerina abbastanza alto come ci si aspettava.”
– Marcel Proust

I francesi li chiamano Luoghi Alti (corrispettivo in tedesco Orte der Kraft), ovvero Luoghi ad Alta Energia, con caratteristiche geofisiche ed energetiche rare nel mondo, dove uomini di tutte le epoche hanno tratto forza e ispirazione. Uno di questi si trova dove sorge la celebre cattedrale di cui parliamo oggi…
La prima cattedrale gotica della storia, 113 metri di altezza, incendiata e risorta dalle sue ceneri come un’araba fenice innumerevoli volte (si contano ben tredici incendi) e ricostruita, infine, in poco più di due decenni; tempio il cui nome è associato ad un particolare tipo di blu, che deriva proprio dalle sue vetrate uniche al mondo. Stiamo parlando della Cattedrale di Chartres. Questo luogo ha suscitato la curiosità non solo degli ‘addetti ai lavori’, come archeologi, artisti, architetti, storici, teologi e filosofi, ma anche scrittori, giornalisti e semplici curiosi. Perché? I motivi sono molteplici. Iniziando dalla sua collocazione geografica e dalle caratteristiche geologiche del luogo in cui si trova.
La cattedrale infatti sorge su un poggio granitico che fora la piana calcarea della Beauce (regione naturale della Francia Settentrionale). Questo luogo era considerato sacro già tremila anni fa. Ce ne parla lo scrittore steineriano Fabio Delizia: ‘Mille anni prima di Cristo, infatti, questo luogo era considerato sacro da popolazioni celtiche che lì vi praticavano culti. Giulio Cesare nel suo “De Bello Gallico” ci racconta di queste popolazioni: li chiama i Carnuti. Sembra che anche l’etimologia della parola Chartres, derivi da “Carnut-Is”, dove “Is” è il luogo sacro. Quindi Chartres è il luogo sacro del popolo dei Carnuti, del popolo delle pietre.’ (‘La cattedrale di Chartres, Un dialogo tra cielo e terra’ 2007).

La leggenda vuole che la terra su cui poggia il maestoso edificio, fu prima di tutto considerata sacra dai Druidi (sacerdoti di origine celtica), i quali scelsero proprio quel suolo per le correnti tellurriche che lo rendevano speciale. Esse infatti montavano e si affievolivano a seconda delle stagioni, e rivitalizzavano chiunque ne venisse in contatto. Così, si racconta, venne eretto un dolmen e un pozzo all’interno di un tumulo di terra ed il suolo venne venerato come sacro. Queste storie non sono state confermate e alcuni sostengono che i celti non costruirono mai un dolmen, ma che piuttosto ne fecero un riutilizzo, dunque che le origini risalgano ad epoca ancora più antica. Ma continuando con il racconto si arriva al punto in cui la cultura celtica si fonde con quella cristiana, ovvero quando i Druidi avrebbero avuto la visione di una donna vergine in procinto di partorire e questo fu connesso all’immacolata concezione della Vergine Maria. Sembra che in seguito a questa visione i Druidi avessero realizzato una statua in legno di pero, che raffigurava una vergine con un bambino sulle ginocchia; in seguito l’opera andò perduta, lasciando presto il posto all’immagine di Maria con Gesù, la famosa Madonna Nera di Chartres. Da qui la dedica a Maria (Notre Dame), che arrivò poi alle altre cattedrali; l’esempio più famoso è quello di Parigi.

Facendo un salto nell’XI secolo il vescovo Fulberto, teologo scolastico riconosciuto in tutta Europa, diede il via ai lavori per la costruzione della cattedrale. L’edificio fu distrutto e ricostruito dopo l’incendio del 1194, da operai specializzati, chiamati Compagnons, riuniti in confraternite; a quel tempo ne esistevano tre: i Bambini di Padre Soubise, i Bambini del Maestro Jacques, e i Bambini di Salomone, legati all’Ordine del Tempio, anche detti cavalieri templari. Questo ordine era nato in Terra Santa dopo la prima crociata indetta del 1096 e il suo simbolo è rappresentato dalla famosa croce rossa. Questi ultimi hanno lasciato incise le loro firme nella cattedrale attraverso affascinanti segni sulle pietre o sulle travi. Le leggende sorte sui templari tra il XVIII e il XIX secolo hanno creato confusione, ma la loro presenza all’interno della complessa storia di questo luogo è indubbiamente impressionante. Tanto da indurre molti a credere che i cavalieri che viaggiarono verso la Francia dalla Terra Santa, portassero segretamente l’Arca dell’Alleanza. La fioritura così spontanea, repentina e partecipata del gotico a Chartres, fatto che in molti ha suscitato il dubbio di una sapienza occulta alla base di tutto, fu spiegata così dalla presenza dell’Arca. Ma anche su questo si potrebbero scrivere libri e comunque non si troverebbe necessariamente la verità. Quelli che trasferisco a voi, infatti, sono solo alcuni dei misteri della cattedrale. Altri li affronterò a breve…ma, a dirla tutta, non sono che un assaggio della vastità di argomenti che si potrebbero affrontare.

Un altro elemento assolutamente singolare riguarda la mancanza di reliquie sotto l’altare.Esiste la reale differenza tra questo e qualsiasi altro luogo di culto cristiano che, in quanto tale, nasce sempre sui resti di una persona venerata come Santo o beato, perché queste rappresentano l’antico culto della Chiesa Cattolica e di quella Ortodossa. Nell’antichità le ossa dei martiri venivano toccate con dei fazzoletti detti palliola e questi divenivano a loro volta sacri ex contactu. A Chartres invece sotto l’altare non troviamo resti di Santi, ma la vera reliquia è frutto di una nascita e non di una morte e fu offerta nell’876 alla cattedrale da Carlo il Calvo, imperatore del Sacro Romano Impero. Si tratta di un velo che, per tradizione, viene riconosciuto come la camicia indossata da Maria al momento dell’Annunciazione, quando concepì il Verbo. Durante l’incendio della vecchia chiesa, nel 1194, si credette che la reliquia fosse andata perduta, ma venne ritrovata intatta.
Chartres è stata concepita come un unicum anche in senso architettonico. Ci sono elementi assolutamente eccezionali da citare, come ad esempio il labirinto unicursale: è una figura geometrica circolare inscritta in larghezza sul pavimento della navata centrale. Tra curve, archi e cerchi concentrici ci si perde fino a comprendere che c’è sempre solo una via d’uscita. Secondo la versione catara sarebbe una sorta di Sancta Sanctorum, in cui si entra in un cammino interiore volto a raggiungere Dio nella rosa a sei petali centrale. Questa numerologia potente che si incontra entrando nel grande viaggio di scoperta a Chartres, si riflette in ogni dove.

Tornando alle vetrate, ci si può perdere contando le figure geometriche che gli artigiani hanno saggiamente plasmato. E’ da una di queste vetrate del transetto che penetra una luce molto speciale, ma solo un giorno l’anno. Ce ne parla il giornalista e scrittore di misteri legati al culto dei templari Louis Charpentier: ‘All’interno della cattedrale di Chartres, nella navata laterale ovest del transetto sud, c’è una pietra rettangolare, incastrata di sbieco nelle altre lastre, la cui bianchezza risalta nettamente sulla generale tinta grigia del lastricato. Questa pietra è contrassegnata da un risalto di metallo brillante, leggermente dorato. Ogni anno, il 21 giugno, quando il sole splende, cosa che generalmente avviene in quell’epoca, un raggio, proprio a mezzogiorno, viene a colpire questa pietra bianca; un raggio che penetra da uno spazio praticato nella vetrata detta di Saint-Apollinaire, la prima del muro ovest di questo transetto. Questa particolarità è segnalata da tutte le guide ed accettata come una bizzarrìa , un divertimento del lastricatore, del vetraio o del costruttore… Trovandomi per caso a Chartres un 21 giugno, ho voluto «vedere il fatto» come una curiosità del luogo. Secondo il mio parere il mezzogiorno locale doveva situarsi tra l’una meno un quarto e l’una meno cinque dei nostri orologi… E fu effettivamente in quel momento che il punto luminoso venne a colpire la lastra’ (I misteri della cattedrale di Chartres, 1972) .


Tante altre storie celate e svelate a Chartres potrebbero tessere una tela infinita…a voi il piacere, viandanti, di trovare il filo di Arianna e uscire dal labirinto sani e salvi e, forse, anche più saggi. Lasciamoci con le parole di Auguste Rodin: “Chartres, potrà mai morire? Non è possibile, perchè attende generazioni degne di comprenderla.”
– Jera
