La vera storia di Balto e Togo, gli eroi della “Corsa del siero”

Togo e Leonhard Seppala

Viviamo in tempi molto strani. Stiamo affrontando una minaccia che consideravamo qualcosa di superato, qualcosa di adatto ad un romanzo storico. Invece stiamo imparando amaramente che la Storia(quella con la S maiuscola) non è finita. L’umanità deve continuare a confrontarsi con minacce come virus e malattie. Proprio per questo abbiamo pensato di raccontare una storia di speranza, un’avventura che ci ricorda che l’eroismo non è una prerogativa esclusiva di alcuni esseri umani e che, anche quando tutto sembra perduto, esiste sempre la possibilità di cambiare il corso degli eventi.

Cittadina di Nome(Alaska), oggi.

Tutto inizia nel gennaio del 1925 a Nome, cittadina dell’Alaska affacciata sul Mare di Bering, quando cominciarono a registrarsi diversi casi di tonsillite(che presto si scoprirà essere difterite) tra i bambini. L’epidemia cominciò a mietere le prime giovani vittime e si capì subito di aver bisogno del siero di antitossina per poter salvare chi era malato. Il tempo proibitivo impediva sia il trasporto via mare che in aereo. La situazione era disperata.

Il consiglio di Welch, riunitosi in emergenza, affidò il compito ai cani da slitta, spesso utilizzati in quell’area per la trasmissione della posta e allenati anche nelle competizioni.  Il punto più vicino dove era reperibile l’antitossina era a 600 miglia-circa 1000 km- di distanza da Nome e la difficoltà della missione era aggravata dalle condizioni meteorologiche proibitive( la temperatura media era di 40 gradi sotto zero) e dal poco tempo a disposizione. 

Le slitte partirono per quella che fu poi battezzata come “la corsa del siero”, dividendo il percorso in varie tappe.  Un normale trasporto postale impiegava 25 giorni a percorrere la distanza che divideva i due punti, i cani in questa spedizione ne impiegarono 5 e mezzo.  Togo, famoso per la sua resistenza e velocità percorse circa 91 miglia da solo, a differenza degli altri che ne percorsero in media 35. Balto, un altro siberian husky (ritenuto buono solo per il traporto postale) corse l’ultimo tratto per 53 miglia, giungendo a Nome il 2 febbraio e consegnano l’antitossina.  

Balto insieme al suo padrone Gunnar Kaasen

Balto, essendo il cane che concluse la corsa, venne elogiato da stampa e opinione pubblica come l’eroe della spedizione mentre a Togo, che diventò comunque famoso in tutto il paese, fu riconosciuta una parte più marginale. Oltre alla statua  inaugurata nel 1927 a New York, Balto è stato omaggiato nel celebre cartone animato “Balto”(1995). L’impresa di Togo, invece, è stata oggetto dell’omonimo film del 2019 con l’interpretazione di Willem Dafoe nei panni dell’abile guidatore Leonhard Seppala.  Le gesta di questi due cani da slitta hanno fatto il giro del mondo, consacrandoli come veri e proprio eroi a quattro zampe.

Feor

Fonti:  La Repubblica: “BALTO, IL CANELUPO – EROE CHE SI MERITO’ UNA STATUA”;

          “Balto”, Enciclopedia Britannica;

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