Pretoriani, un corpo scelto

Oggi parleremo della famigerata guardia pretoriana: il corpo militare scelto per la sicurezza e la protezione dell’imperatore nella Roma antica.

ORIGINI:

Troviamo traccia dell’esistenza di una guardia del corpo o di un gruppo militare che seguiva sovrani e capi militari già dai tempi della monarchia. In tarda età repubblicana, con Scipione l’Africano, assistiamo all’istituzione di una guardia personale del console, composta da circa 500 effettivi che per lo più appartenevano alla cerchia di amici e attendenti diretti del console.  Ma la costituzione ufficiale della guardia pretoriana (cohors praetoria)  avviene proprio nel momento di passaggio tra la repubblica e l’impero: sotto il principato di Ottaviano Augusto, che diede il via alla fase imperiale.

STRUTTURA:

La guardia pretoriana era inizialmente costituita da 9 coorti, unità militari che contavano circa 600 uomini, scelti esclusivamente tra i cittadini romani di vecchia data(italici).  Le coorti pretorie però erano cohortes milliariae equitatae, cioè composte anche da un reparto di cavalleria.

Ognuna delle coorti costituiva un gruppo indipendente comandato da un prefetto del pretorio (praefectus praetorio) e composto da circa 600 soldati di fanteria e 400 cavalieri. Il fondatore, come dicevamo, fu Augusto ma quest’ultimo,  probabilmente memore del sanguinoso periodo delle guerre civili, ebbe un atteggiamento prudente nei confronti del neonato corpo militare e distribuì le coorti in modo eterogeneo sul territorio senza concentrarle mai. Solo con Tiberio, su consiglio del confidente Seiano (già prefetto del pretorio unico), si giunse al concentramento della guardia pretoriana nel grande accampamento (Castra Praetoria) ai margini dell’antica Roma (20 – 23 D.c.).  Il numero delle coorti variò costantemente: Dalle 9 coorti originarie si passò a 12 sotto Caligola o Claudio, Vitellio le aumentò a 16, tornarono a 10 sotto Vespasiano e successivamente 9 fino al momento dello scioglimento del corpo.

Il salario dei pretoriani era superiore a quello dei legionari e fu soggetto a costanti aumenti fino ad arrivare alla cifra di 2500 denari a testa sotto l’imperatore Caracalla. Inoltre gli anni di servizio erano minori rispetto ai legionari (16 anni per i pretoriani contro 20 per i legionari). Questi ed  altri motivi (come i costanti doni e regali da parte del sovrano per ingraziarsi la fiducia dei soldati) rendeva la loro posizione molto ambita.

COMPITI ED EQUIPAGGIAMENTO:

Il primo e più importante compito che i pretoriani svolgevano era certamente quello che riguardava la difesa personale dell’imperatore, ma questi venivano impiegati in molti altri modi; venivano impiegati, ad esempio nella pubblica sicurezza, come scorta dei familiari dell’imperatore oppure anche nello spionaggio (e in generale in missioni di inteligence per conto dell’imperatore)

L’equipaggiamento era simile a quello dei legionari e variava in base agli impieghi specifici o al periodo che andiamo ad analizzare.

– Elmo attico con cimiero

– Armatura laminare classica(Lorica segmentata) oppure indossavano una semplice tunica bianca, a volte annessa al sagum(il tipico mantello romano).

–  spada corta (gladio) e all’occorrenza giavellotto.

– Scudo ovale o rettangolare. Secondo diverse fonti lo scudo e le insegne del corpo erano decorate con il simbolo dello scorpione.

Riproduzione dell’elmo attico

IL RUOLO NELLA STORIA DI ROMA

La guardia pretoriana, da semplice esercito “privato” dell’imperatore, divenne presto una vera e propria forza militare con cui gli stessi imperatori dovevano fare i conti. Più di una volta infatti, i pretoriani furono decisivi in importanti dispute politiche e protagonisti diretti delle lotte per il potere imperiale.   Una delle vicende più famose  in cui i pretoriani esercitarono la loro crescente influenza  fu  sicuramente quella che riguarda la congiura ai danni dell’imperatore Caligola e la nomina a nuovo sovrano di suo zio Claudio nel 41 d.C. 

Gli ultimi mesi del breve governo di Caligola furono caratterizzati dall’utilizzo della violenza politica e da atteggiamenti fortemente dispotici. Malvisto da molti membri della classe dirigente romana, nel gennaio del 41 D.c., cadde vittima di una congiura. Tra i congiurati che architettarono l’assassinio c’era anche il prefetto del pretorio e l’omicidio fu materialmente effettuato da un gruppo di pretoriani.  Morto Caligola, ci si pose il problema del suo successore. Svetonio, nelle sue “Vite dei Cesari” racconta lo strano aneddoto del “ritrovamento” di Claudio:  Pare infatti che mentre i soldati portavano via familiari e schiavi di Caligola da casa sua, Claudio, impaurito, si sia nascosto dietro una tenda di una stanza del palazzo. Un pretoriano, avendolo scoperto, tirò fuori dalle tende l’impaurito Claudio, e dopo averlo riconosciuto, lo salutò come imperatore (essendo Claudio uno dei pochi membri rimasti della dinastia Giulio-Claudia). L’influenza dei pretoriani fu quindi determinante per imporre “lo zoppo” Claudio sul trono, il quale, non ci pensò due volte a promettere ricche ricompense ai pretoriani che lo avrebbero sostenuto.

 «Dopo l’uccisione di Caligola… Claudio suo zio… cinquantenne… divenne imperatore per uno strano caso. Infatti, trascurato dagli uccisori di Caligola, avendo quelli portato via il numero dei congiunti e dei servi di questo, egli s’era nascosto in una sala di nome Ermeo. Non molto dopo, spaventato dal rumore della porta, proseguì verso il vicino solarium e si nascose dietro alle tende davanti all’ingresso. Qui, essendosi tenuto nascosto ancora, un soldato semplice, visti i piedi lo tirò fuori mentre Claudio si inginocchiava per il timore, ma riconosciutolo, lo salutò imperatore. Poi lo condusse dagli altri soldati, esitanti e frementi. Posto dai suoi sulla lettiga, fu portato nell’accampamento, triste e trepidante, mentre la folla che incontravano lo commiserava, quasi stesse per essere giustiziato pur essendo innocente. Ricevuto entro il vallo, pernottò tra le tende dei soldati, temendo più che sperando. Invero all’indomani, reclamando il popolo una guida per lo Stato, fu salutato da tutti imperatore.»

– (Svetonio, Vite dei Cesari, V, 10.)

L’ULTIMA BATTAGLIA E LO SCIOGLIMENTO DEL CORPO:

Nel contesto della guerra civile del 306-324 d.C. , il 28 ottobre 312 si svolse a Roma la battaglia di Ponte Milvio tra Costantino e Massenzio.  La discesa in Italia di Costantino fu costellata di vittorie e culminò con il suo arrivo a Roma, dove Massenzio risiedeva(ultimo imperatore a risiedere in pianta stabile nell’Urbe).  Quest’ultimo, forte anche del favore dei pretoriani,  si era autoproclamato Augusto ed esercitava il suo potere sull’Africa- progressivamente sempre più indipendente da Roma e sulla penisola italica, dove fu fautore di una politica di ritorno alle origini romane.  Per i cronisti la battaglia che vide confrontarsi i due generali prese presto i connotati di uno scontro culturale, oltre che politico e militare: Il pagano Massenzio contro Costantino il cristiano. Episodio emblematico che la tradizione cristiana ha per secoli tramandato(nella Vita di Costantino, un’opera del vescovo Eusebio di Cesarea),  è quello del sogno di Costantino, il quale si racconta che giorni prima della battaglia abbia visto in cielo il simbolo della croce cristiana con l’ammonimento “In hoc signo vinces”(“In questo simbolo vincerai”) seguito poi da un sogno  in cui il Cristo gli ordinava di adottare i simboli cristiani per andare in guerra.

Il 28 ottobre Massenzio, con forze superiori in numero a quelle di Costantino, attraversò il fiume schierando l’esercito con l’acqua alle proprie spalle. Il posizionamento, che non permetteva un’agevole eventuale ritirata, fu un punto essenziale della vittoria di Costantino. Egli, dopo aver logorato i fianchi dello schieramento avversario, li caricò, costringendoli alla fuga. Ed è qui che entrarono in scena in pretoriani: La guardia pretoriana, infatti, a differenza della gran parte dell’esercito, rimase in posizione e combatté fino alla morte.

Massenzio, morì durante la ritirata, a seguito del crollo del ponte da lui fatto costruire al fianco di Ponte Milvio.  Costantino entrò a Roma da trionfatore e tra le prime disposizioni che diede troviamo quella in cui si dismetteva l’accampamento del Viminale e si scioglieva la guardia pretoriana, che con grande valore aveva combattuto contro di lui per l’ultima volta.

– Feor 

Fonti:

– Svetonio, “Vite dei Cesari”

– Enciclopedia Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/pretoriani_%28Enciclopedia-Italiana%29/);

– Tacito, “Annales”( https://books.google.it/books?id=hvrpuNEKr1QC&pg=RA1-PA41&lpg=RA1-PA41&dq=Tacito+pretoriani&source=bl&ots=n7_2CgiVIS&sig=yOHLaVIUGgGcuvXOJkiYDSXQZxs&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwis5bDeiZHfAhXMzoUKHR2RA3kQ6AEwBnoECAMQAQ#v=onepage&q=Tacito%20pretoriani&f=false);

– Gruppo Storico Romano, “La struttura della legione” (sito internet);

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