La storia di Ned Kelly, il bandito “corazzato”

Ned Kelly è una di quelle figure che compaiono nella storia in modo inaspettato e che, nel bene o nel male, lasciano un segno su di essa.

Edward “Ned” Kelly nacque nel 1854 nella colonia inglese di Victoria, in Australia. Ned era il terzo di otto figli avuti da Ellen e John Kelly detto “Il rosso”, galeotto irlandese che fu giudicato colpevole di aver rubato due maiali e spedito, come si usava in quel tempo, nelle colonie penali australiane. Così Ned passò l’infanzia tra i boschi, riuscendo a cavarsela in un ambiente selvaggio e spesso ostile. Nonostante ció, quelle del paesaggio non erano le insidie peggiori che il giovane avrebbe incontrato.

La società in cui viveva Ned e la sua famiglia stava infatti attraversando uno snodo cruciale e le tensioni sociali nella colonia britannica si stavano infuocando: i coloni inglesi (protestanti) che arrivavano in Australia, reclamavano grandi appezzamenti terrieri, arricchendosi alle spalle dei più poveri coloni irlandesi (cattolici); inoltre la polizia locale commetteva abusi e violenze in continuazione ai danni di chi era segnalato per crimini commessi in passato.

Statua raffigurante Ned Kelly con la corazza

Quando John Kelly venne processato e condannato ai lavori forzati in prigione per non aver potuto pagare la multa per un capo di bestiame non dichiarato, cominciò per lui la discesa nell’inferno dell’alcol che lo portò presto alla morte. La scomparsa di suo padre segnò un punto importante nella vita di Ned che, ritrovatosi responsabile per tutta la famiglia, si avvicinò al mondo del crimine per poter sfamare i suoi cari.

                                            Ned Kelly

A 14 anni Ned Kelly conobbe Harry Power, un “bushranger” (un fuorilegge  che viveva nelle zone selvagge per sfuggire alle autorità) che gli insegnò tutti i trucchi per poter sopravvivere nella foresta e guadagnarsi il pane illegalmente. Egli infatti diventò un ladro di bestiame provetto, capace di alterare i marchi a fuoco e, qualità molto importante, aveva una buona mira con la pistola.  Finì in galera dopo uno scontro con alcuni poliziotti e con l’accusa di aver rubato dei cavalli(con lui anche il suo fratellastro Alex Gunn e Isaiah Wright). Dopo sei mesi di lavori forzati furono rilasciati e Ned poté tornare alla sua attività preferita: i furti di bestiame. Alle sue scorrerie cominciò a partecipare anche il fratello Dan e presto tutta la famiglia si ritrovò coinvolta, pagando spesso un prezzo eccessivo ed ingiusto. Le autorità misero una taglia di 120 dollari sulla testa di Ned per chiunque lo avesse catturato.

Iniziò così per Ned e i suoi fratelli una vita di latitanza e nascondigli nella zona della vecchia fattoria di famiglia. Alla “Banda dei fratelli Kelly”(così cominciò ad essere chiamata dai locali e dai giornali) si unirono presto anche gli amici Joe Byrne e Steve Hart.

Nel 1878 grazie a una soffiata, la polizia della zona individuò il luogo del nascondiglio della banda ed organizzò un’imboscata. L’azione però si rivolse a favore dei Kelly che, scoperta l’imboscata, attaccarono i poliziotti uccidendone due. La notizia dello scontro fece grande scalpore nell’opinione pubblica, facendo alzare la taglia sulle teste dei banditi e dando il via libera (con il Felon Apprehension Act del parlamento inglese) alla giustizia ‘fai da te’ contro le gang. 

Mentre la Kelly Gang si rendeva protagonista di rapine nelle banche della zona, senza lasciare morti o feriti sulla propria strada, l’atteggiamento delle forze di polizia diventava sempre più duro e corrotto contro i coloni poveri, muovendo le simpatie della gente comune in favore dei fratelli banditi che, nel frattempo, ri resero protagonisti di una straordinaria azione nella cittadina di Jerilderie, dove si travestirono da poliziotti e rapinarono la banca locale e Il Royal Hotel. In questa occasione Ned Kelly fece scrivere una lunga lettera in cui difendeva le azioni della sua banda, condannando le ingiustizie e le sofferenze inflitte alla sua famiglia dalla polizia e attaccando l’oppressione dei coloni irlandesi da parte dell’elité inglese. La lettera ebbe un effetto ancora più forte sull’opinione pubblica, ma ebbe anche l’effetto di far aumentare la taglia su Ned che arrivò nel 1979 a 8.000 dollari, una cifra enorme per l’epoca.

Dopo qualche mese di silenzio le attività del gruppo ripresero quando la banda si accorse del tradimento di uno dei vicini di casa di un membro: Aaron Sherritt, che su pagamento della polizia si era accordato per ospitare gli agenti e dare loro informazioni sui “bushranger” briganti. La risposta della banda non si fece attendere e il 26 giugno 1880 i fratelli Kelly uccisero Sherritt e chiunque si trovava in casa sua(sua moglie, e alcuni poliziotti).

Quando la polizia scoprì l’accaduto vennero richiesti rinforzi e reparti speciali per attaccare i fuorilegge e chiudere i conti con la Kelly Gang una volta per tutte. Ned e i suoi capirono immediatamente di dover anticipare le mosse delle autorità: pianificarono così di far deragliare il treno che trasportava gli agenti di rinforzo, derubare la banca e dare fuoco al tribunale. La gang si nascose nella taverna di Ann Jones’ Glenrowan, prendendo 62 ostaggi per aspettare l’arrivo del treno.  Quando il treno cominciò a tardare alcuni della gang presero a bere e a giocare con gli ostaggi a ritmo di musica. La polizia aveva però scoperto il piano dei banditi e stava procedendo più lentamente per evitare il deragliamento. A questo punto la banda, intrappolata nella Taverna come nella migliore tradizione Western, si accorse della situazione e cominciò a prepararsi per l’assedio. L’arma segreta di Ned e dei suoi compagni erano delle pesanti corazze di ferro autoprodotte, munite anche di elmo e spesse quanto bastava per non essere trapassate dai proiettili della polizia.

Cominciarono a volare le pallottole: le cronache raccontano che Byrne fu colpito al femore da un proiettile che lo dissanguò proprio mentre stava bevendo un bicchiere di Whisky ed esclamando “Many more years in the bush for the Kelly” – “Molti altri anni nel bosco per i Kelly”.

Vennero liberati gli ostaggi e Ned, coperto dall’armatura, uscì dalla taverna avanzando contro il blocco di polizia e sparando con due pistole insieme. I colpi dei poliziotti si infrangevano contro l’armatura senza produrre alcun danno al bandito che, diventato per un attimo inarrestabile, continuava ad avanzare sparando. Ned venne poi  raggiunto alle gambe(dove non c’era armatura) dai proiettili di un agente. Dan Kelly e Steve Hart restarono nell’edificio finché questo non venne dato alle fiamme dalla polizia. Se essi si siano tolti la vita prima di essere inghiottiti dalle fiamme, resta ancora un mistero.

Den venne arrestato e processato il 19 ottobre del 1880 a Melbourne, dove venne condannato a morte nonostante le crescenti proteste che stavano attraversando il paese chiedendo clemenza per il condannato.  Venne anche lanciata una petizione che fu sottoscritta da ben 32mila persone ma Il governo non volle ugualmente sentire ragioni. Nel novembre 1880 Den Kelly, a soli 25 anni, venne giustiziato nel carcere di Melbourne. Pare che le sue ultime parole siano state “Such is life”(“Così è la vita”).

Sappiamo che nel 1881 venne istituita una commissione che indagò sulla condotta delle forze dell’ordine durante la rivolta dei Kelly e il risultato fu l’allontanamento di molti agenti, colpevoli di corruzione.

La corazza di Ned Kelly, esposta nella State Library Victoria di Melbourne ( Australia)

Ancora oggi la figura di Ned Kelly divide gli animi degli australiani: Alcuni lo considerano una figura positiva, un ribelle che combatté per una giusta causa come un nuovo Robin Hood, mentre altri lo ritengono un comune ladro di cavalli e assassino vissuto in un momento difficile e violento della storia del paese.

Le avventure di Kelly e della sua banda sono state raccontate in molti film, canzoni e libri. La sua corazza- invece- con tutti i colpi di proiettili ben visibili, è esposta alla State Library Victoria di Melbourne, come quella di un grande guerriero del passato. Se di questo personaggio controverso non possiamo conoscere le vere intenzioni che ne hanno mosso le azioni, possiamo di certo constatare la forza che la sua leggenda ha impresso nella tradizione del suo paese.

– Feor

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