Oggi i nostri passi ci portano in questo splendido borgo umbro, al centro di vicende storiche di primo piano durante antichità e medioevo, ma anche cittadina ricca di leggende ed episodi interessanti che ancora oggi attirano appassionati di esoterismo e semplici curiosi. In origine il nome era “Narnia” (dal fiume Nar, attuale fiume Nera) e non serve essere particolarmente attenti per accorgersi che lo scrittore inglese C.S. Lewis ha utilizzato il nome dell’antico borgo per il suo capolavoro fantasy “Le Cronache di Narnia”.
Il biografo inglese Roger Lancelyn Green riporta in una sua opera di quanto aveva appreso da Walter Hooper, il più stretto collaboratore di Lewis, in merito alle origini del nome dell’opera:
«Quando Walter Hooper chiese a Clive Staples Lewis dove avesse trovato la parola ‘Narnia’, Lewis gli mostrò il Murrey’s Small Classical Atlas a cura di G.B. Grundy (1904), che aveva acquistato quando stava leggendo i classici con Mr. Kirkpatrick a Great Bookham [1914-1917]. Sulla tavola 8 dell’atlante c’è una mappa dell’Italia antica. Lewis aveva sottolineato il nome di una cittadina chiamata Narnia, semplicemente perché gli piaceva il suono del nome. Narnia — o ‘Narni’ in italiano — è in Umbria, a metà strada tra Roma e Assisi”.»
La storia

Le origini dell’insediamento risalgono all’oppidum (insediamento fortificato) osco-umbro le cui tracce sono riscontrabili già dagli inizi del primo millennio a.C., conquistato poi dai romani nel 299 a.C., diventò un centro economico importante grazie al passaggio della Via Flaminia. Nel periodo tardoimperiale il borgo venne attraversato dalle vicende della guerra greco-gotica e il dominio longobardo, finendo poi tra i possedimenti della chiesa. Nel XII secolo, diventato un centro ricco e potente, si ribellò al papa Pasquale II e all’imperatore Federico I Barbarossa (che represse con violenza “l’insolenza” della cittadina ribelle). Si confrontò spesso con Perugia e si schierò più volte contro l’impero. Una delle pagine più scure della storia di questo borgo risale invece al 15 luglio del 1527, quando i lanzichenecchi di Carlo V che stavano tornando dal sacco di Roma misero a ferro e fuoco la città, segnando un durissimo colpo per Narni e i suoi abitanti. A dominare sulle sorti alterne di Narni, oltre a molti altri splendidi edifici medievali , resta la poderosa Rocca Albornoziana, la “sentinella alla porta sud dell’Umbria”, una fortezza fatta costruire per volere del cardinale Egidio Albornoz nel 1367 e che rappresentava uno dei baluardi più importanti del papato nell’Italia centrale.
Narni sotterranea
Oltre al borgo medievale in cui passando viene facile immaginarsi scene vecchie di secoli, c’è una Narni sotterranea, nascosta agli occhi meno attenti ed assolutamente obbligatoria da visitare. Scoperti nel 1979, gli ambienti sotterranei che compongono questa zona sono accessibili scendendo sotto l’attuale livello cittadino ed attraversando una piccola entrata in pietra. Qui si scoprono luoghi straordinari come la chiesa ipogea di San Michele Arcangelo, un complesso religioso medievale con pareti completamente affrescate. Un lungo corridoio conduce a quella che negli stessi Archivi vaticani è chiamata “Sala dei Tormenti”, la sede del tribunale dell’inquisizione locale dalla metà del XVI secolo; infine si accede alla cella, un ambiente le cui pareti sono ricoperte di graffiti incisi dai carcerati in attesa del trattamento degli inquisitori. Alcune delle storie di cui furono testimoni queste stanze sono arrivate fino a noi: Conosciamo infatti il processo ad un certo Domenico Ciabocchi (o Sciabocco), un contadino che, dopo aver abbandonato moglie e figli, si risposò con un’altra donna. Sciabocco venne denunciato per bigamia e arrestato dall’inquisizione di Narni il 12 novembre 1725. Dopo settimane di “torture lievi”, l”inquisito confessò e venne condannato a 5 anni di carcere. Il 17 aprile 1726, Sciabocco decise di scappare, così strangolò il vivandiere Giuseppe Antonio Natili e fuggì, venendo in seguito riacciuffato e condannato alla “galera perpetua”.

Un’altra storia è legata ad alcuni graffiti realizzati nella cella. Nel 1759 venne arrestato per tradimento il caporale delle guardie del Sant’Uffizio di Spoleto (il nome canonico che indicava l’Inquisizione) Giuseppe Andrea Lombardini, egli aveva infatti aiutato un suo collega ad evadere dalla galera dopo che quest’ultimo ci era finito per aver insultato un inquisitore. Il Lombardini è l’autore di molti dei simboli esoterici presenti nella stanza e che sono legati alla tradizione dell’alchimia e della cabala. Secondo alcuni studi il carcerato avrebbe ricreato, attraverso questi graffiti, una sorta di “Tempio interiore”.

Il grifone bianco, il grifone rosso

Usciti dagli scuri ambienti della Narni sotterranea ci dirigiamo all’uscita del borgo ma prima di lasciare questo posto ci accorgiamo che un simbolo piuttosto familiare si ripete varie volte sui muri e sui manifesti tra i vicoli di pietra: ad arricchire il bagaglio di storia e memorie che questa città porta con sé, infatti, c’è una vecchia leggenda, questa racconta che diversi secoli fa le terre tra Narni e Perugia sarebbero state abitate da uno spaventoso Grifone (o Grifo), una creatura leggendaria con la testa e ali di aquila e il corpo di leone. Le due città, da tempo in guerra fra loro, si sarebbero quindi unite per sconfiggere la creatura e, una volta ucciso il grifo, Perugia ne avrebbe rivendicato le ossa e Narni la pelle: da qui sarebbero nati i simboli delle due città(il grifone bianco perugino e il grifone rosso di Narni).
Un grifone come simbolo, antichi castelli e misteriose celle sotterranee: ancora una volta la storia offre spunti degni dei migliori libri fantasy!
– Feor
