Tintagel, dove leggenda e storia si incontrano

Il castello di Tintagel ed il suo villaggio (oggi conosciuto con il nome di Trevena) sono situati sulla costa settentrionale della Cornovaglia, nel Regno Unito. Tintagel, oltre ad rappresentare un sito archeologico di grande importanza per ricostruire la storia dell’isola britannica, è famoso per le speculazioni riguardo al ruolo che questo luogo avrebbe giocato nella leggenda di Re Artù e nelle vicende legate al ciclo arturiano.

I primi interventi di ricerca archeologica cominciarono negli anni ’30 del secolo scorso e portarono alla luce i resti di un importante insediamento, probabilmente un centro commerciale risalente al periodo post-romano (V-VI secolo), proprio lì dove ora sono visibili le rovine del castello del XII secolo.

Nel 1998 gli scavi al castello portarono alla luce, tra vari manufatti di origine mediterranea, un oggetto particolare che accese fin da subito la curiosità e la fantasia di molti: La cosiddetta “Pietra di Artù”. Questo reperto non è altro che un frammento di  pietra in ardesia (tipica del posto) risalente proprio al VI secolo d.C.  che riporta inciso ARTOGNOV (Artognou), un nome di persona che somiglia effettivamente a quello del celebre Re Artù. A questo si unisce ciò che  racconta il celebre Goffredo di Monmouth (storico e scrittore britannico del medioevo) nella sua “Historia Regum Britanniae”  in cui traccia i profili di personaggi come Merlino, Mordred, Vortigern e Artù. Goffredo racconta infatti che proprio Tintagel sarebbe il luogo di nascita del leggendario re.  Lo scultore Peter Graham ha recentemente omaggiato la leggenda scolpendo nella pietra il volto di Merlino proprio nel punto in cui si dice che Uther e Igraine si siano incontrati e abbiano concepito Artù.

Un altro elemento di attrazione del luogo è la statua in bronzo chiamata “Gallos” (che nella lingua locale significava “potere”) che rappresenta  un incappucciato Artù. L’opera dell’artista Rubin Eynon è stata posta sul promontorio di Tintagel nel 2016. Amo particolarmente questa statua perché la figura del leggendario re ha delle parti lasciate vuote nel corpo e nel mantello, da cui si può scorgere il paesaggio di sfondo. Ho interpretato questa scelta dell’artista con la voglia di rappresentare l’incontro tra la storia e la leggenda. Due piani che molto spesso si confondono, si sovrappongono e non ci consegnano risposte nette e certe. Forse questi chiaroscuri ci affascinano proprio perché nella loro incertezza permettono alla nostra fantasia di viaggiare attraverso luoghi e tempi ormai perduti.

Feor 

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