Guglielmo il Maresciallo: cronaca del cavaliere perfetto

Guglielmo il Maresciallo (William the Marshall), I Conte di Pembroke, visse in Inghilterra  tra il 1146 ed il 1219. Conosciamo le gesta di Guglielmo grazie al poeta Giovanni, suo biografo ufficiale, che ne raccontò la storia in una “chanson”, utilizzando la figura dello scudiero e amico Giovanni d’Early come narratore.

Guglielmo, figlio cadetto di una famiglia della piccola nobiltà legata alla dinastia inglese dei Plantageneti, intraprese presto la via delle armi, come da tradizione per i figli minori dei signori del tempo. Egli affinò le sue doti di combattimento in battaglia e diventò abilissimo nei tornei tra cavalieri: sembra infatti, secondo le fonti dell’epoca, che non venne mai sconfitto durante un torneo.

Oltre alle sue gesta nelle competizioni, egli si rese protagonista di imprese che lo fecero diventare un cavaliere famoso e stimato dalla stessa casa reale. Enrico II lo prese come consigliere, guardaspalle ed istruttore militare di suo figlio, Enrico il giovane; questo ruolo conferì a Guglielmo un incredibile prestigio, tanto che Enrico il giovane, diventato (formalmente) re e affezionatosi al suo maestro, gli chiese di farlo cavaliere: un onore straordinario se consideriamo che di solito serviva un altro re per fare cavaliere un sovrano.

Stemma di Guglielmo

Guglielmo visse costantemente nel rigido rispetto dei valori cavallereschi di fedeltà e lealtà nei confronti dei suoi signori, anche nelle situazioni più complesse e controverse. Si trovò infatti prima a schierarsi con Enrico il giovane contro il padre Enrico II; quando Enrico il giovane morì prematuramente, Guglielmo partì per la crociata (un ultima volontà del giovane Enrico) e al suo ritorno venne ripreso sotto l’ala del vecchio re, dato che aveva servito suo figlio così lealmente. 

Quando l’altro figlio di Enrico II, Riccardo (che diventerà poi il famoso Riccardo Cuor di Leone), mosse guerra contro suo padre, Guglielmo il Maresciallo combatté al fianco dell’ormai anziano e malato sovrano, arrivando a disarcionare Riccardo per coprire la ritirata di Enrico durante la battaglia di La Mans (1189) . Questo episodio lasciò un segno forte nella sua storia e quando più tardi il Cuor di Leone accusò Guglielmo di aver tentato di ucciderlo, il cavaliere rispose che se avesse voluto veramente ucciderlo in quell’occasione, lo avrebbe fatto. Nonostante i due fossero sui lati dello schieramento, Riccardo, che intanto era diventato re, riconobbe la nobiltà dell’uomo che aveva davanti e ricompensò Guglielmo dandogli in sposa la ricchissima ereditiera Isabella di Clare, facendolo così diventare signore di Pembroke e figura di primo piano nello scenario politico europeo.  Come Conte di Pembroke riuscì a districarsi tra gli interessi del proprio casato e quelli della corona durante il regno di Riccardo e di suo fratello Giovanni Senzaterra, senza mai sbilanciarsi nella fitta rete di potere e intrighi che caratterizzarono il momento storico. Poco prima di morire, Giovanni affidò il giovanissimo figlio Enrico III a Guglielmo, rendendolo di fatto reggente e protettore della corona inglese.

Il giovane cavaliere che combatteva per la fama e per il denaro dei tornei era diventato l’uomo più importante d’Inghilterra e dell’occidente medievale.

Nonostante i traguardi raggiunti ed il potere accumulato nelle sue mani, “Il miglior cavaliere del mondo” (come veniva chiamato dai suoi contemporanei) dimostrò sempre, anche in età avanzata, una foga impressionante in battaglia. Durante un assedio, Riccardo Cuor di Leone lo rimproverò per aver assaltato le mura e fatto prigionieri in prima persona (aveva più di 50 anni!):

«Il re disse: Signor Maresciallo

non è affatto bene, anzi è male,

per un uomo dalla posizione tanto alta

e dalla prodezza tanto bella

che si impegni in una faccenda simile:

lasciatela ai baccellieri,

che devono guadagnarsi la fama.»

Affrontò il suo ultimo grande scontro nel 1217, contro i francesi,  nella battaglia di Lincoln, e anche in questa occasione Guglielmo vinse. Due anni dopo il potente e anziano Maresciallo morì, non prima di essere ammesso come membro dell’ordine templare: Venne infatti successivamente sepolto nella Chiesa del Tempio a Londra.

Tomba di Guglielmo il Maresciallo nella Chiesa del Tempio, a Londra.

Con Guglielmo il Maresciallo i valori della cavalleria raggiunsero probabilmente il loro punto più alto. Nella vita avventurosa e affascinante di questo cavaliere, che arrivò ai vertici della sua società a colpi di spada, ci sono il coraggio e le capacità guerriere, ma anche l’astuzia di un uomo politico attento agli equilibri del contesto in cui si trovava. Difficilmente nella storia si incontra una figura simile, degna di un trovatore che ne narri le gesta tanto nelle alte corti, quanto nelle affollate locande, poiché forse Guglielmo il Maresciallo è stato davvero “il miglior cavaliere del mondo”.

– Feor

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