La vera storia di Ragnar Lothbrok

Era inevitabile che, nel trattare spesso temi legati al mondo nordico, saremmo arrivati a parlare della straordinaria (e straordinariamente famosa) figura di Ragnar Lothbrok.

Diventato un personaggio cult dopo il successo della serie “Vikings” (History Channel,  2013-2020) che racconta le vicende del medesimo Ragnar (interpretato dall’abilissimo Travis Fimmel), la sua leggenda affonda le proprie radici nelle antiche vicende e tradizioni della Scandinavia alto-medievale. In questo articolo proveremo a scavare in quella stessa terra per scoprire le origini di questo eroe del nord.

Le fonti

Partiamo dicendo che l’identità di Ragnar è difficile da definire con sicurezza ed il fatto che la figura di questo famoso vichingo potrebbe essere frutto della sovrapposizione di diversi personaggi storici e leggendari non aiuta nel compito di inquadrarlo: la storia potrebbe – molto probabilmente-  aver conosciuto più di un Ragnar.

Ciò che sappiamo su questo personaggio semi- leggendario lo dobbiamo fondamentalmente alla Ragnarssaga loðbrókar (Saga di Ragnarr Loðbrók), saga islandese del XIII secolo che narra fatti precedenti alla colonizzazione dell’isola –tradizionalmente nel 870 d.C. – in cui si racconta la vita di Ragnarr Sigurðsson (Ragnarr Loðbrók cioè “Ragnarr Brache di Cuoio”),  il figlio di Sigurðr Hringr, re di Danimarca e Svezia.

Nelle saghe

Ragnar, eccellente combattente  e comandante militare(“buono con i suoi uomini, crudele con i suoi nemici”), succede ancora in giovane età al trono del padre e si lancia subito nell’impresa di conquistare la mano di Thora (Þóra) “borgarhjörtr”, figlia di Herrauðr, Jarl di Götland. Il conte aveva regalato all’adorata figlia un serpentello che però era diventato presto un enorme bestia che minacciava la sicurezza del conte e della sua famiglia. Egli promise la mano di sua figlia a chiunque avesse ucciso l’enorme serpente che cingeva la sua fortezza. Ragnarr, dopo aver indossato dei pantaloni di pelle rinforzati per resistere ai morsi del mostro (da qui il soprannome “Brache di cuoio”) si dirige sul posto e uccide la bestia, facendosi vedere soltanto dalla fanciulla. Il giorno seguente Thora avverte suo padre dell’accaduto che conferisce il merito a Ragnarr, permettendo il matrimonio con sua figlia. Da questa unione nasceranno due figli: Eirekr e Angnarr. Dopo qualche tempo, l’amata Thora muore a causa di una malattia.

 Ragnarr si dedica alle spedizioni ed ai saccheggi, durante una di queste occasioni i suoi uomini si imbattono in una donna di infinita bellezza; Ragnarr, desideroso di conoscerla, invia dei messaggeri invitando la donna a raggiungerlo seguendo delle istruzioni. Ella deve presentarsi «non vestita, né nuda; non sazia, né digiuna; e anche che non sia sola, ma neanche accompagnata da alcun uomo».  Áslaug, detta Kráka, si presenta a Ragnarr vestita di una rete da pesca, accompagnata da un cane e mentre mangiava un porro. Il re vichingo, talmente sorpreso dall’astuzia e dalla bellezza di Kráka, la prende in moglie. I due genereranno diversi figli:  Ívarr, Björn “járnsíða” (“fianchi di ferro”), Hvítserkr e Rögnvaldr. Il primo, Ívarr  detto “inn beinlausi”(“senz’ossa”), viene concepito nonostante gli avvertimenti di Kraka a Ragnarr per i quali, se avessero consumato il matrimonio nelle prime tre notti successive alla cerimonia, sarebbe nato un figlio deforme. Ívarr, in effetti nasce senza le ossa delle gambe ma, nonostante la sua inpossibilità camminare, si dimostra abile con l’arco e nel combattimento a cavallo.

Dopo molto tempo, Ragnarr si innamora di Ingibjörg, figlia di re Eysteinn di Svezia, e decide di prenderla in moglie. Kráka, intimorita dalla possibilità che suo marito la possa ripudiare, rivela a Ragnarr il suo vero nome e la sua discendenza leggendaria: ella infatti si chiama Aslaug ed i suoi genitori erano Sigurðr (Sigfrido), colui che uccise il drago Fafnir e Brynhildr(Brunilde), la mitica valchiria. Aslaug profetizza inoltre che date le sue origini lei partorirà un figlio che porta il simbolo del drago. Poco dopo nasce Sigurðr “ormr í auga” (Serpente nell’occhio). Ragnarr decide quindi di restare al fianco di sua moglie e non sposare Ingibjörg.

Re Eysteinn di Svezia, oltraggiato dal ripensamento di Ragnarr, rompe l’alleanza e per questo viene attaccato dai due figli maggiori di Ragnarr (Agnarr e Eirekr), che perdono la vita nell’attacco. I fratelli più giovani, decisi a vendicarli , attaccano Eysteinn e lo uccidono, senza chiedere- né tantomeno ottenere- il permesso di Ragnarr. Quest’ultimo, furioso per l’iniziativa dei figli (e per la grandezza dell’impresa che avevano portato a termine) decise di superarli in grandezza attaccando l’Inghilterra con due sole navi male equipaggiate. Le navi naufragano e i pochi superstiti si trovarono presto a dover combattere con i difensori inglesi. Dopo la battaglia il vecchio Ragnarr viene catturato dal Re Ella (Ælla of Northumbria) che, non accorgendosi  di chi sia il suo prigioniero,  lo denuda e lo getta in una fossa piena di serpenti. Ragnarr pronuncia la frase profetica prima di morire: «Strepiterebbero i porcellini se sapessero quello che il verro patisce», riferendosi alla vendetta che sarebbe calata presto sulla testa del re Ella ad opera dei figli del capo vichingo.

Il Ragnarssona þáttr (Racconto dei figli di Ragnarr) riprende le vicende narrate nella saga di Ragnarr Loðbrók, descrivendolo però come grande e giusto sovrano di un “impero vichingo” che va dalla Norvegia all’Inghilterra e che vedrà i figli di Ragnarr governare diversi di questi territori. La storia riprende ampiamente quella della Saga di Ragnar(anche se in alcuni casi vengono omessi dei passaggi o cambiati alcuni dettagli) ma viene messa in evidenza la sua attitudine di re capace e rispettato.

Il IX libro delle “Gesta Danorum”

Un altro importante riferimento a questa figura lo possiamo trovare nel libro IX delle “Gesta Danorum” dello storico danese Saxo Grammaticus. Nel libro in questione vengono raccontate le gesta di Regnerus, sovrano vichingo assimilabile alla figura riportata dalle saghe di Ragnarr e dei figli. Molti degli elementi che compongono la storia sono gli stessi delle saghe, ma troviamo elementi nuovi e –per molti versi- leggendari: Regnerus, ad esempio, si innamora di Lagherta, una delle donne-guerriere (skjaldmær ) che lo aiutano nella conquista del trono di Norvegia. Il condottiero riesce a sconfiggere l’orso ed il cane che la donna aveva aizzato contro di lui per metterlo alla prova e riesce così a sposarla. Regnerus successivamente ripudierà Lagherta proprio per sposare Thora ed infine Aslaug. Si succedono molti eventi e guerre che portano Regnerus anche a combattere contro Carlo Magno (mostrando, tra l’altro, un evidente problema cronologico per un’eventuale ricostruzione della vita del personaggio storico). Infine il “Ragnarr di Saxo Grammaticus” morirà anche in questo caso per mano di re Aella, ma in Irlanda invece che in Inghilterra.

Realtà storica o leggenda?

Possiamo quindi pensare che Ragnar Loðbrók sia esistito? Oppure credere che sia “solamente” il risultato dei racconti cantati dai poeti scaldici per compiacere il capo norreno di turno? I passi di questo guerriero e stratega del nord hanno realmente calpestato i pontili di legno delle lunghe navi vichinghe?  Assolutamente si.  La figura di Ragnar è sicuramente ispirata ad un personaggio storico realmente esistito, il vero problema –come anticipato all’inizio dell’articolo- è stabilire quale condottiero vichingo sia stato il “modello di partenza” per i racconti di cui abbiamo parlato: Secondo gli storici potrebbe essere re Reginfrid di Danimarca, re Orik I, oppure Reginherus, che assediò la città di Parigi nell’845.

Figlie delle fredde acque del Mare del Nord, le gesta di Ragnar, che ancora oggi rendono questo personaggio in assoluto uno dei più famosi capi norreni,  hanno lasciato un segno indelebile nella tradizione storico-leggendaria di quel periodo straordinario che è stata l’epoca vichinga.  

– Feor

Un pensiero riguardo “La vera storia di Ragnar Lothbrok

Lascia un commento