L'antico culto dei fratelli Arvali

La storia di cui parliamo oggi comincia quasi tremila anni fa, sulle sponde di un fiume…

Quello degli Arvali era un antico collegio sacerdotale romano composto da 12 membri detti “fratres arvales” (Fratelli Arvali”/ “fratelli dei campi”). Essi veneravano la dea madre (Dia-Cerere), Marmar (Marte) ed il loro compito fondamentale era quello di propiziare la fertilità della terra, lo stesso nome “Arva” significa “campi coltivati”. Le origini del culto arvale viene fatto risalire, secondo la tradizione, alla nascita di Roma.

Secondo il mito i dodici fratres arvales erano i figli di Acca Larenzia e del pastore etrusco Faustolo, quindi fratelli di Romolo (fondatore di Roma). 

Al collegio potevano entrare a far parte solo i membri scelti delle famiglie più antiche dell’aristocrazia e, dopo il principato, membri scelti dall’imperatore. Ogni anno, durante la seconda metà di maggio, i sacerdoti arvali celebravano gli Ambarvalia (letteralmente “intorno ai campi”) andando in processione intorno alle terre coltivate ed intonando il carmen Arvale, una composizione in latino arcaico che ricorda quasi una formula magica. Riportiamo qui un frammento giunto fino a noi:

(LA)

«enos Lases iuvate

enos Lases iuvate

enos Lases iuvate

neve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris

neve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris

neve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris

satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber

satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber

satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber

semunis alterni advocapit conctos

semunis alterni advocapit conctos

semunis alterni advocapit conctos

enos Marmor iuvato

enos Marmor iuvato

enos Marmor iuvato

triumpe triumpe triumpe triumpe triumpe.»

(IT)

«Lari aiutateci,

Lari aiutateci,

Lari aiutateci,

non permettere, Marte, che rovina cada su molti.

non permettere, Marte, che rovina cada su molti.

non permettere, Marte, che rovina cada su molti.

Sii sazio, crudele Marte. Balza oltre la soglia. Rimani lì.

Sii sazio, crudele Marte. Balza oltre la soglia. Rimani lì.

Sii sazio, crudele Marte. Balza oltre la soglia. Rimani lì.

Invocate a turno tutti gli dèi delle sementi.

Invocate a turno tutti gli dèi delle sementi.

Invocate a turno tutti gli dèi delle sementi.

Aiutaci Marte.

Aiutaci Marte.

Aiutaci Marte.

Trionfo, trionfo, trionfo, trionfo, trionfo.»

Questo è un frammento degli Acta, “protocolli” incisi su lastre di marmo in occasione delle celebrazioni.

Intonando questi canti e offrendo sacrifici agli dei, gli Arvali avevano lo scopo duplice di difendere le terre coltivate tanto dai nemici esterni  quanto dalle insidie che potevano giungere “dall’interno” (carestie, pestilenze etc.).  I sacerdoti, durante le processioni, erano riconoscibili dalla corona di spighe e da bende di lana bianca. Essi conducevano inoltre un maiale, un montone ed un toro per poi sacrificarli e “purificare” le coltivazioni.

Secondo alcune fonti il collegio si riuniva inizialmente sul Palatino, per poi essere trasferito presso la sponda del Tevere, in corrispondenza dell’odierna zona della Magliana, nella parte Sud-Ovest della città moderna.  Sono state trovate numerose tracce della presenza degli Arvali in questa zona: rimane ad esempio il basamento a pianta circolare del tempio della dea Dia, risalente al I secolo d.C. e abbandonato nel III secolo. Intorno ad esso doveva trovarsi il bosco sacro (il “locus”) dei Fratres Arvales.

Una splendida traccia del santuario di Dia è l’antefissa arvalica in marmo ritrovata sul posto. Nel 1996 il municipio XV (ora XI), che insiste sullo stesso territorio, adottò la denominazione di “Arvalia” ed il simbolo dell’antica antefissa del tempio.

Feor 

Fonti:

– M.G. CIMINO, Frates Arvales. Un collegio sacerdotale romano sulla sponda Portuense, in M. Martini (a

cura di), Mirabili presenze. Storie e luoghi nel Municipio XI di Roma Capitale “Arvalia-Portuense”, Roma

2016, pp.11-16

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