
Riportiamo il testo integrale della nostra recensione, scritta a quattro mani, per il video realizzato dal canale youtube Parliamonerd. Trovate qui il link al video: Recensione Vikings
Una saga…la cosmogonia norrena…un serie che ha catturato un pubblico vastissimo ed eterogeneo…Vikings ha narrato le gesta di Ragnar Lothbrok, leggendario eroe discendente di Odino, e della sua stirpe. La storia di un contadino divenuto conte e infine re guerriero. Una trama in cui la storia dei libri e la mitologia nordica si intrecciano alla vita quotidiana dei protagonisti, alle loro complesse vicende personali, alle relazioni famigliari.
L’oscura theme song “If I had a heart” dei Fever Ray introduce alla prima scena che trasporta subito lo spettatore nella dimensione di Ragnar…sempre in equilibrio instabile tra Midgard (il regno in qui vivono gli esseri umani) e le altre dimensioni ultraterrene…il soundtrack poi cambia, si sentono i corvi e poi…Baltico orientale 793 d.C….il massacro appena consumato si conclude nelle scene di combattimento tra i due fratelli guerrieri Ragnar e Rollo e i loro nemici sconfitti…l’immagine di Odino, anziano vegliardo vestito di nero, accompagnato immancabilmente da Huginn e Muninn, corvi che tutto sorvegliano…compare nel campo di battaglia per prendere i guerrieri morti valorosamente e portarli nel Vahalla, la sala dei defunti nel regno divino di Asgard. Ragnar assiste incredulo alla scena che solo lui può vedere in quanto prescelto. Il destino imprescindibile ha infatti tessuto per lui una trama che lo porterá lontano nello spazio e nel tempo…le sue imprese porteranno il popolo norreno oltre le terre dell’est, alla conquista di mondi sconosciuti e le sue gesta verranno narrate nei secoli. “Gli dei desiderano che tu abbia un grande futuro” gli riferirá il veggente di Kattegat: la baia situata tra la penisola dello Jutland in Danimarca a ovest, le isole della Danimarca nello stretto danese a sud e la Svezia a est; il luogo dove la storia inizia e la trama si srotola durante tutte le stagioni. La figura di Ragnar è intensa, controversa, persino mistica…la sua evoluzione lo renderá piú saggio col passare del tempo e nelle conquiste in un alternarsi, tuttavia, di traguardi e cadute. Questa saggezza, infatti, non lo renderá meno impavido e audace nelle strategie di guerra, nel destreggiarsi tra inganni e compromessi con gli altri sovrani, come pure nelle vicende amorose…dalla storia d’amore con la prima compagna e valorosa shieldmaiden Lagertha, a quella con la seconda moglie strega principessa Aslaug, con le quali dará alla luce tutti i suoi figli guerrieri…tutti diversi…ognuno fortemente caratterizzato da un aspetto peculiare della personalitá cosí poliedrica del padre…come una frammentazione di Ragnar stesso.
“Odino diede il suo occhio per avere in cambio la conoscenza, ma io darei molto di più” egli confida al primogenito Björn la notte prima del rito di passaggio del giovane all’età adulta.
Una figura illuminante quanto cruciale il suo ruolo, è quella di Athelstan, monaco cristiano di Northumbria, che in seguito alla razzia del monastero di Lindisfarne verrá catturato da Ragnar, del quale sarà in primis prigioniero ed in seguito amico, fedele servitore e compagno in battaglia…la sua purezza di spirito e determinazione nelle scelte, seppur generate da infinite lotte interiori, lo renderá un modello da seguire…di qui la crisi mistica di Ragnar…eroe vichingo affascinato dal cristianesimo, ma forse ancora di piú dalla devozione dell’amico a questo nuovo Dio, destinato a schiacciare la memoria delle antiche divinitá della tradizione norrena. Athelstan, per contro, indosserá il bracciale vichingo e sosterrá di sentirsi pagano a tutti gli effetti…in un susseguirsi di scambi d’identitá spirituale con il suo re e amico Ragnar…nell’eterno dilemma tra i due mondi…quello cristiano e quello pagano. Una delle scene più forti in questo senso è ambientata nella sala grande di Kattegat e animata dal soundtrack dei Wardruna con il brano ‘Ragnarok’…è il momento in cui Athelstan si domanda che cosa sia il Ragnarok appunto: “la fine del mondo” gli risponderà il veggente con un racconto intriso di visioni ed oscuri presagi…
LA TRAMA
Vikings, come abbiamo anticipato, prende le mosse nel 793 d.C. dalla storia di Ragnar Lothbrok, giovane contadino che vive e lavora insieme la sua bellissima e coraggiosa moglie Lagertha ed i suoi figli Bjorn e Gyda. La fattoria di Ragnar si trova nel territorio di competenza del villaggio di Kattegat, dominato dal conte Haraldson
Questi, avido e geloso del proprio potere, ad ogni primavera convince i membri dell’assemblea a partire per razziare e saccheggiare le aride e fredde terre dell’Est…ma Ragnar ha un sogno, navigare nella direzione opposta: cercare terre ad ovest, dove nessuno era mai stato e dove si racconta ci siano vaste terre coltivabili. Così Ragnar si riunisce insieme a suo fratello Rollo (forte e temibile guerriero), il suo amico (nonché eccentrico e abile costruttore di barche) Floki e altri amici di sempre come Leif e Thorsteinn.
Insieme discutono e progettano l’esplorazione dell’ovest. Così Floki realizza una nave formidabile, in grado di navigare in mare aperto e capace di raggiungere le sconosciute terre agognate dalla straordinaria curiosità di Ragnar. La spedizione parte e, dopo le iniziali difficoltà, i vichinghi raggiungono una costa, dalla quale avvistano un edificio abitato… si tratta dell’abazia di Lindisfarne, nell’inghilterra del nord. Nell’abazia un giovane monaco di nome Athelstan guarda con preoccupazione alla tempesta in arrivo dal mare…e ben presto si rende conto che tra le onde si nasconde una minaccia ancora più grande. Ragnar e i suoi, una volta scesi a terra, fanno strage dei monaci e razziano qualunque oggetto sacro di valore. Ragnar risparmia la vita ad Athelstan per farne il suo schiavo (ma intuiamo già in questo momento che Ragnar sia profondamente interessato a questo personaggio strano e indifeso, che parla lingue a lui sconosciute e crede assurdamente in un solo Dio. Il ritorno della nave a Kattegat segna l’inizio dell’ascesa di Ragnar che viene incaricato dal conte di compiere una seconda spedizione, a cui partecipa anche Lagherta, orgogliosa e potente guerriera “Shieldmaiden”(che significa letteralmente “fanciulla dello scudo”) un appellativo con cui venivano indicate le donne-guerriere. Sarà lei che durante la spedizione ucciderà l’uomo inviato dal conte per sorvegliarli, poiché aveva tentato di violentarla. Al rientro in patria Ragnar viene accusato da Haraldson per l’omicidio, ma riesce a salvarsi.
Il conte, insieme all’astuta moglie Siggy iniziano a comprendere che Ragnar e i suoi compagni devono essere eliminati, in quanto minacciano la leadership di Kattegat. La fattoria di Ragnar viene attaccata a sorpresa: tutti i presenti vengono trucidati, Bjorn, Gyda , Athelstan, Lagherta e Ragnar (anche se gravemente ferito) riescono a trovare riparo nel rifugio di Floki. Comincia così la caccia a Ragnar Lothbrok: Rollo viene catturato e torturato dal conte per scoprire dove si nasconde suo fratello. Intanto Ragnar, debole e convalescente, medita la vendetta definitiva…decide quindi di sfidare il conte a duello, per risolvere questa faida una volta per tutte. Quando Floki propone la sfida al conte nella Grande Sala, questi inizialmente schernisce il costruttore di barche ma si sa…alla strada tracciata dal destino non c’è modo di opporsi, così il conte, pensando di apparire come codardo se avesse rifiutato la sfida, accetta di combattere. Il giorno seguente i due si incontrano e, circondati da tutti gli abitanti, cominciano a combattere. Nell’aspro duello il Conte Haraldson viene ucciso e Ragnar diventa il nuovo “Earl” (conte) di Kattegat. Così si compie un primo passo della storia di questo straordinario personaggio semi-leggendario. La prima stagione si conclude con i riti funebri in onore del vecchio sovrano che, nonostante le malignità commesse, viene comunque considerato uomo degno di tutti gli onori norreni. I rituali funebri che vengono messi in scena sono ripresi integralmente dalla testimonianza storica di Ahmad ibn Fadlan, ambasciatore di origine persiana che nel X secolo raccontò di aver assistito ad un funerale nordico. Ragnar e i suoi tornano nuovamente in Inghilterra, dove si confrontano con re Aelle di Northumbria – figura importantissima nella saga originale di Ragnar (qui potete leggere il nostro articolo dedicato alla “Vera storia di Ragnar Lothbrok”: https://fuocodelviandante.code.blog/2020/09/01/la-vera-storia-di-ragnar-lothbrok/) – il quale si scontra a più riprese con i norreni guidati da Lothbrok e che infine è costretto a pagare il capo vichingo a peso d’oro per spingerlo ad abbandonare le sue terre. Successivamente il racconto si dipana intorno alle lotte interne tra vari capi norreni in Scandinavia: Ragnar deve destreggiarsi tra gli interessi del potente Re Horik e l’astuto jarl Borg di Gotland, il quale per la prima volta, riesce a mettere Rollo contro suo fratello, istigando gli egoismi e le invidie di Rollo nei confronti del crescente potere di Ragnar. Nonostante quest’ultimo continuerà ad amare suo fratello, tra i due nulla sarà più come prima. Durante uno dei viaggi verso Gotland, Ragnar incontra (e si innamora) di Aslaug, principessa di sangue semi-divino che ammalia il giovane Ragnar e che lo porterà a separarsi da Lagherta, dando al mondo quattro figli: Sigurd (Serpe nell’occhio), Ubbe, Vitserk e Ivar (il Senz’ossa – chiamato così per una malformazione che lo rende incapace di camminare). Le razzie di Ragnar e i suoi in Inghilterra, portano i vichinghi nel Wessex, dove governa l’abile e machiavellico Re Ecbert, con il quale Ragnar manterrà sempre un instabile equilibrio tra pace e guerra, amicizia e ostilità. Qui Ragnar trova un avversario degno della sua intelligenza e astuzia politico-militare. Con Ecbert, Ragnar vuole coronare il proprio sogno originario: avere terre da coltivare nella fertile Inghilterra e per questo i due arriveranno ad un accordo per la concessione di vasti territori sassoni ai norreni. Il protagonista si lega in modo crescente a Athelstan, sempre più combattuto internamente tra le sue origini di monaco cristiano ed il suo presente di guerriero pagano. Intanto Ragnar si destreggia con abilità, riuscendo ad eliminare i suoi nemici e a rafforzare sempre più il suo nome e la sua forza…ma ogni cosa ha un prezzo…Floki, da sempre amico di Ragnar, uccide Athelstan poiché invidioso del rapporto che si era instaurato tra i due ed avverso alla ritrovata fede del monaco. Ragnar impazzisce di dolore per la perdita dell’amico, forse l’unico che riuscisse a capire le contraddizioni che riempiono il cuore e la mente del sovrano norreno. Così si isola sempre più dai suoi affetti e dal popolo che gli era sempre rimasto fedele. Deciso ad attaccare e razziare Parigi (probabilmente per sfogare il lutto per la morte di Athelstan), Ragnar raduna le sue truppe e gli eserciti alleati e salpa verso quella che rappresenta una delle più grandi sfide della sua vita. Dopo varie vicissitudini e aspri scontri, Ragnar riesce ad entrare a Parigi con l’inganno (fingendosi morto), riuscendo in un colpo solo ad ascoltare le confessioni dei suoi cari (Bjorn, Lagherta, Rollo e Floki, anch’essi infatti lo credevano realmente morto) e ad espugnare la città. Quando i vichinghi si ritirano, Rollo resta al comando di un contingente…ma la sua fedeltà al fratello è debole e si accorda con i franchi, sacrificando tutto il contingente norreno e sposando la principessa Gisla, figlia del fragile imperatore franco a Parigi. Ragnar, scoperta la responsabilità di Floki nell’omicidio di Athelstan, lo processa e tortura, per poi liberarlo quando scopre della morte della giovane figlia di Floki. Ragnar organizza una nuova spedizione per attaccare Parigi, ma Rollo aveva previsto i suoi piani e aveva preventivamente convinto i franchi a fortificare il fiume: la spedizione è un disastro; Migliaia di vichinghi muoiono e Ragnar si confronta fisicamente con il fratello, tanto che i due arrivano quasi al punto di uccidersi a vicenda. Anni dopo, a Kattegat, Bjorn e Aslaug scoprono che Ragnar aveva tenuto nascosto il tradimento di Ecberth del Wessex, il quale aveva sterminato i coloni norreni in Inghilterra. E’ l’ennesima sconfitta politica, militare e personale di Ragnar, che decide di abbandonare Kattegat, i suoi figli e Aslaug.
Passano diversi anni e Ragnar, ormai anziano e stanco, torna a Kattegat dove si confronta con l’odio del suo popolo e soprattutto dei suoi figli, diventati adulti, che vorrebbero ucciderlo per prendere ufficialmente il trono, ma non ne hanno il coraggio. Essi amano ancora loro padre, nonostante sia diventato -agli occhi di tutti- solo un’ombra del grande vichingo che era in passato. Il tentativo di suicidio di Ragnar fallisce, così al protagonista non rimane che compiere l’ultimo gesto che gli dei sembrano riservare al suo travagliato destino: partire verso l’Inghilterra per vendicare il tradimento di Ecbert e riscattare il proprio nome di fronte alla storia. Con due sole navi e pochi (e malfidati) uomini, Ragnar raggiunge le coste inglesi; con lui c’è Ivar, il figlio storpio, l’unico che ha deciso di seguire il padre e che, in questo momento, costruisce un legame speciale con lui. Ragnar non ha intenzione di combattere, bensì si consegna volontariamente a Ecbert, che lo porterà (quasi costretto dagli eventi) all’alleato Re Aelle, nemico giurato dei norreni. La permanenza di Ragnar nella corte di Re Ecbert costituisce forse uno dei momenti più profondi e intensi della serie: i due sovrani, tanto diversi quanto simili, si confrontano per una notte intera sui grandi temi che hanno condizionato entrambe le loro vite: il potere, il destino, l’esistenza o meno degli dei. Quando Ecbert porta Ragnar da Aelle, quest’ultimo lo tortura e, infine, lo getta in una fossa colma di serpenti che avvelenano il vichingo, uccidendolo. “I piccoli cinghiali grugniranno quando sapranno quanto ha sofferto il vecchio cinghiale.” Con queste parole, nei suoi ultimi istanti di vita, Ragnar svela quello che era il suo astuto e terribile piano fin dall’inizio: sacrificare sé stesso per spingere i suoi figli ad una vendetta crudele e spietata. Lo stesso Odino compare a Bjorn, Ubbe, Hvitserk, Ivar e Sigurd, informandoli della morte del loro padre. Di lì a poco, infatti, il più grande esercito norreno mai visto sbarcherà in Inghilterra deciso a distruggere gli eserciti di Aelle ed Ecbert. Re Aelle verrà ucciso brutalmente (con il rituale sacrificale dell’Aquila di sangue) mentre ad Ecbert viene concesso di suicidarsi ma, non appena viene consumata la vendetta per Ragnar, i vichinghi si separano per prendere strade (e destini) diversi. Si conclude così la storia di Ragnar ed inizia quella dei suoi figli: non a caso le due saghe a cui si è liberamente ispirato il creatore della serie, Micheal Hirst, sono rispettivamente la saga di Ragnar Lodbrok (Ragnarssaga loðbrókar) e la saga breve dei Figli di Ragnarr (Ragnarssona þáttr). Si può quindi percepire la morte di Ragnar (e la conseguente vendetta) come un momento di cerniera tra una serie e l’altra.
La quinta stagione si evolve proprio intorno alle figure dei fratelli e ai loro tentativi di compiere gesta eroiche e conquiste straordinarie, nella spasmodica ricerca di superare la fama del loro celebre padre. Lagherta, dopo aver compiuto la sua vendetta uccidendo Aslaug, diventa regina di Kattegat, un luogo diventato ormai sinonimo di forza e importanza, ma anche di segreti, compromessi e tentati tradimenti: La città –infatti- subirà continui attacchi e tentativi di rovesciarne l’ordine. Tornato dalla campagna in Inghilterra, Ivar, ormai diventato famoso e temuto, si unisce a re Harald per conquistare Kattegat e uccidere Lagherta. Ubbe e Hvitzerk si schierano l’uno contro l’altro nella disputa e lo stesso Bjorn prenderà parte con sua madre contro Ivar. Sul campo di battaglia si scontrano fratelli di sangue (oltre ai figli di Ragnar anche re Harald contro suo fratello Halfdan), amici e amanti (Lagherta contro Astrid) e tutto si conclude con un empia carneficina che fa temere il peggio per il mondo dei norreni, ora-più che mai- sconvolto dalle lotte interne. Ivar riesce a prendere il potere a Kattegat e, oltre alla corona, comincia a farsi venerare come una divinità. La serie segue anche i lontani viaggi di Floki che, nel frattempo, è approdato in una nuova terra (l’Islanda) e ha creato una colonia lì. Purtroppo gli occhi del geniale costruttore di barche dovranno osservare la litigiosità dei coloni e l’impossibilità di vivere in pace nella nuova terra. Dopo aver assistito ad omicidi e tradimenti, Floki deciderà di abbandonare il gruppo e dirigersi altrove, sconvolto e sconfitto. Lagherta, Bjorn e Ubbe, ormai esuli, trovano rifugio in Inghilterra, alla corte di re Alfred, nipote di Ecbert del Wessex; lì si uniranno alle forze di Harald, deciso questa volta a spodestare Ivar, rimasto col solo appoggio del fratello Hvitzerk, sempre più instabile nelle sue convinzioni e nella sua fedeltà allo scellerato regno di Ivar. Ad ogni modo l’attacco a Kattegat costringerà Ivar a fuggire dalla Scandinavia e incoronerà Bjorn, come nuovo re.
Nella fase finale della serie vediamo l’incontro di Ivar, ormai esiliato, con Oleg, sadico regnante dei Rus di Kiev ( nell’Europa dell’est), e le pretese di quest’ultimo sulla Scandinavia. Bjorn vive invece il difficile e pesante fardello del potere, mentre Ubbe ricerca il sogno del padre di trovare nuove e incontaminate terre da occupare e coltivare. Hvitzerk, sempre più tormentato riguardo al suo destino, finisce per cadere in un vortice di dipendenze da Alcol e droghe che lo porteranno a uccidere l’amata e famosa Lagherta, che aveva invano tentato di ritirarsi a vita privata (con il sogno di ricominciare a dedicarsi alla fattoria che un tempo apparteneva a lei e al suo sposo Ragnar). Oleg e Ivar, accompagnato dallo stesso Hvitzerk sbarcheranno in Scandinavia per reclamare la terra dei norreni ma la resistenza sarà più tenace di quanto essi si aspettavano. Bjorn, ferito a morte, riuscirà infine a condurre gli eserciti scandinavi alla vittoria, consegnando il suo nome alla storia, ma soprattutto, alla leggenda. Con lui sembra morire l’ultimo grande vichingo e l’età d’oro degli eroi del nord. Ma la storia non si conclude qui…Ubbe, intanto, sbarcato in Islanda, continua nella sua opera di esplorazione progettando e poi partendo verso ovest… nelle ignote acque oceaniche. La visione, durante una tempesta, dello Jormungandr, il serpente mitologico che abita i mari, riporta lo spettatore nella dimensione mistica della serie (da sempre sostenuta dalle profezie del veggente e dalle apparizioni di personaggi semi-divini). Dopo fallimenti e sofferenze, Ubbe e sua moglie Torvi sbarcheranno su una terra meravigliosa (il continente americano), abitata da un nuovo popolo che noi definiremmo dalla “pelle rossa”. Qui incontra Floki, ormai anziano e follemente saggio. La serie si conclude proprio con questo incontro, in cui tutte le certezze e gli eventi della storia di questa serie sembrano trovare una conclusione quasi filosofica e onirica.
LE NOSTRE CONCLUSIONI
La serie scritta e sceneggiata da Micheal Hirst per la rete canadese di “History” è un vero fenomeno delle serie televisive del XXI secolo. Il motivo è tanto palese, quanto nascosto: La storia narrata è un misto di fatti storici ed eventi mitologico-leggendari; è quindi bene ripeterlo una volta per tutte: “Vikings” non è una serie puramente storica (e non punta ad esserlo), il che solleva- a nostro modo di vedere- il lavoro di Hirst dalla responsabilità dei tanti errori storici (dalla collocazione cronologica dei personaggi e degli avvenimenti, alle inesattezze su armi, costumi ed elementi culturali). La serie ha avuto un successo mondiale davvero importante, facendo scoprire a tanti neofiti l’antico e affascinante mondo vichingo (o- per meglio dire- norreno), facendo nascere una forte attenzione alle vecchie e nuove scoperte legate al mondo della Scandinavia altomedievale e producendo un vero “boom” di arte ispirata a quella straordinaria cultura (basti pensare alla musica folkloristica a tema vichingo degli Heilung, Wardruna, Danheim e altri, che hanno prestato la loro musica alla serie e sfondato i confini dei paesi nordici per arrivare ad un pubblico oggi vastissimo). L’abilità recitativa dei tanti attori che compaiono in Vikings è un’altra perla che sarebbe impossibile tralasciare: Katheryn Winnick (Lagherta), Gustaf Skarsgård (Floki), Alex Høgh Andersen (Ivar), ma soprattutto lo straordinario Travis Fimmel nei panni di Ragnar Lothbrok, vero pilastro dell’intera serie. La presenza magnetica di Fimmel nel ruolo del dinamico protagonista è un colpo azzeccato da Hirst per il successo: Ragnar, curioso esploratore, navigatore avventuroso e abile sovrano, ma anche uomo tormentato e progressivamente-come già anticipato- logorato dal peso del potere (e dalle scelte a cui esso costringe). La sua figura ricorda l’astuto Ulisse di Omero, capace di vincere guerre con l’ingegno e ossessionato dalla propria sete di conoscenza. Ragnar, inoltre, si pone costantemente a metà tra il mondo arcaico degli antichi culti pagani legati al concetto del destino (altro tema fondante dell’intera serie) e a un’idea nuova, eretica, in cui ogni uomo sceglie la propria strada ed il proprio futuro. La scomparsa di Ragnar, durante la quarta stagione, ha segnato tanto la sua consacrazione nel Valhalla del piccolo schermo, quanto la progressiva discesa qualitativa dell’intera serie: la quinta e la prima “mid season” della sesta stagione sono un susseguirsi di dinamiche già viste, in un rincorrersi di tradimenti e capovolgimenti che –alla lunga- stancano anche lo spettatore più affezionato. La vera sorpresa è stato vedere quanta profondità è stata riposta nelle ultime puntate, che chiudono con spunti esistenziali e scene toccanti, un cerchio lungo più di sette anni. Vikings è stato un viaggio a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare. Un viaggio di ferro e fiamme, di sangue e carne, un viaggio nelle profondità degli animi umani che così spesso somigliano alle scure e inquiete acque dei mari del nord.
– Scritto da Jera e Feor, dal Fuoco del Viandante

Un pensiero riguardo “Vikings, la recensione finale”