
Immaginate lo stupore e gli sguardi interrogativi di quei minatori che nel 1894 trovarono questa scultura nella remota torbiera di Shigir, in Russia. Loro non lo sapevano ma il reperto era antico di 11.600 anni: il manufatto ligneo più antico mai scoperto, due volte più antico delle piramidi d’Egitto, per capirci.

Secondo i diversi studi a cui è stato sottoposto il reperto (tra i più importanti vi è quello realizzato nel 1914 dall’archeologo Vladimir Tolmačëv), l’Idolo Šigir (o Shigir) venne intagliato in larice siberiano e si riuscì a conservare millennio dopo millennio grazie alle condizioni ambientali prodotte dalla Torba: essa infatti uccide i microrganismi responsabili della decomposizione della materia. Alcuni frammenti della scultura sono andati perduti ma, grazie ai disegni realizzati da Tolmačëv, ne conosciamo la sua forma intera e la sua altezza (ben 5,3 metri). Secondo le prime analisi al carbonio-14 l’idolo doveva avere “solo” 9.500 anni, ma questa stima è stata ribaltata nel 2014 quando sono stati presentati i risultati di un nuovo test per la datazione: 11.600 anni.
Questa scultura antichissima -non dissimile al totem- doveva essere posta sulle rive di un fiume o di un lago (probabilmente il lago preistorico di Shigir) dentro il quale poi scivolò, seguendo infine la progressiva trasformazione dello specchio d’acqua in torbiera.
Le caratteristiche estetiche della scultura sono un vero e proprio labirinto simbolico antico millenni: sulla sommità dell’idolo è stata rappresentata una testa umana con la bocca rotonda, come quando si pronuncia la vocale “o”, mentre il resto del “corpo” presenta linee intagliate a motivi geometrici e 7 volti antropomorfi.
L’idolo, oggi conservato nel Museo Storico Regionale Sverdlovsk a Yekateriburg in Russia, resta un mistero assoluto per ciò che riguarda il suo significato. Sul fatto che avesse dovuto avere una valenza religiosa e spirituale ci sono pochi dubbi, ma cosa rappresentava?
Secondo alcuni studiosi doveva incarnare uno spirito guida della foresta, secondo altri si tratterebbe di un’opera affine a quelle –in pietra- ritrovate a Göbekli Tepe, sito antichissimo scoperto nell’odierna Turchia. Le stesse linee geometriche e a zig zag potrebbero spiegarsi con la volontà dei cacciatori-raccoglitori del tempo di rappresentare il confine tra mondo dei vivi e mondo dei defunti, oppure tra la terra e il cielo (intesi sia in senso spaziale che spirituale).
Il modo in cui questo idolo ha continuato a “parlarci” durante gli anni che ci dividono dal suo ritrovamento lasciano ben sperare per il futuro: che il suo volto sia intento nel canto più antico di tutti?
– Feor

