Viandando – escursione nelle misteriose Vie Cave

Ho scoperto da poco di amare la Natura e lo stare a contatto con essa. Complice di questa scoperta è senza dubbio l’idea per cui i paesaggi non contaminati dall’impronta umana moderna lasciano che l’immaginazione voli libera. Luoghi simili, oltre ad essere una fonte preziosissima di ispirazione e bellezza, hanno sempre una storia che affonda le sue radici nei secoli e millenni che l’umanità ha ormai alle spalle. Da questo nasce l’idea di raccontare alcune delle nostre escursioni e con l’occasione scrivere anche delle origini, delle tradizioni e delle leggende che appartengono a questi luoghi.

Senza perdersi in altre chiacchiere, mettiamo lo zaino sulle spalle, allacciamo le scarpe e partiamo.

“La Via prosegue senza fine

Lungi dall’uscio dal quale parte.

Ora la Via è fuggita avanti,

Devo inseguirla ad ogni costo

Rincorrendola con piedi alati

Sin all’incrocio con una più larga          

Dove si uniscono piste e sentieri.

E poi dove andrò? Nessuno lo sa.”  

– Canto Della Strada, “Il Signore degli Anelli”, Libro I, capitolo I

Il luogo di cui parleremo oggi è la zona dell’alta Valle del Lente, dove sorgono le cittadine di Pitigliano, Sovana e Sorano (i cosiddetti “borghi del tufo”), in Toscana.  Questa zona è attraversata da sentieri letteralmente scavati nel tufo, chiamati “Vie Cave”. Mi affascinava l’idea di visitarli per due motivi: L’atmosfera eterea e misteriosa che si respira in questi sentieri (le cui pareti raggiungono anche i 25 metri di altezza) e per la loro antica storia, che risale al tempo degli Etruschi.

Antichi e oscuri sentieri scavati nella roccia. In epoca medievale si pensava fossero abitati da demoni e forze maligne: Vennero realizzate nicchie e dipinti per proteggere i viandanti che le attraversavano.

I motivi che portarono gli etruschi a scavare chilometri di sentieri come questi rimangono ancora avvolti nel mistero. Le ipotesi più accreditate ci raccontano di un utilizzo militare e di collegamento viario tra diversi insediamenti etruschi.  Questi sentieri tortuosi, di lunghezza e altezza delle pareti variabili, sono disseminati di nicchie e tabernacoli di età etrusca, riportandoci anche ad un utilizzo religioso delle vie (ci sono diverse necropoli nei pressi, come la necropoli di Sovana, e nelle stesse Vie Cave è frequente imbattersi in tombe etrusche).  Durante il medioevo e successivamente si continuò ad adoperare le vie anche per motivi religiosi: In particolare resta famosa la cerimonia di origini pagane che si svolgeva ogni 19 marzo attraversando la Via Cava di S. Giuseppe (Pitigliano): una processione notturna durante la quale si trasportavano delle fascine ardenti. Nonostante questo, l’utilizzo primario delle vie cave dopo il periodo etrusco fu quello di “mulattiere”, sentieri (percorribili a dorso di animali da soma) che collegavano la zona. Questo durò per moltissimo tempo, arrivando quasi ai giorni nostri. 

Con il passare del tempo questi sentieri sono diventati l’habitat di molte piante tipiche degli ambienti umidi e poco illuminati. Sono infatti presenti  felci, muschi e licheni che ne rendono l’atmosfera ancora più suggestiva.

Sono partito in estate, calcolando che in un paio di giorni (purtroppo non potevo trattenermi oltre) sarei riuscito a visitare quasi tutto ciò che mi interessava. Dopo aver raggiunto uno splendido campeggio immerso in un castagneto (“Poggio del Castagno”) e aver lasciato tenda e altri ingombri, mi sono diretto verso la cittadina di Pitigliano. Avevo visto delle foto e da bambino ero già stato lì, ma non mi aspettavo di rimanere così impressionato da questo splendido borgo -letteralmente intagliato nel tufo- che si erge al centro dell’alta Valle del Lente. Insomma, uno spettacolo da ammirare in tutta la sua bellezza. Ho attraversato il borgo in direzione ovest, per scendere verso la vallata ed il fiume;  lì, avrei trovato l’inizio di alcune Vie Cave. Poco dopo aver superato la porta si trova un “assaggio” di questi antichi sentieri: La Via Cava di Poggio Cani. Dai rumori e le voci (tutti piacevoli) del paese si entra in un mondo umido e freddo, nonché più selvaggio, e oscuro.

Quella di Poggio Cani è una Via Cava piuttosto breve, caratterizzata da curve strette e alcuni punti non facilissimi da attraversare a causa dello stato di semi-abbandono. Tornato alla luce del sole ho svoltato a destra dall’uscita della Via Cava, sulla strada asfaltata provinciale “Pian della Madonna”  e l’ho attraversata poco dopo per valicare il ponte sul fiume Lente. Qui ho seguito le indicazioni per le Vie Cave e al bivio dopo il ponte ho preso a sinistra, verso la via Cava di San Giuseppe. Questa Via Cava è molto più lunga, nonché immersa nella natura e, a differenza  della prima,  praticamente tutta in salita. Ci sono passaggi più esposti alla luce del sole e altri immersi nelle caratteristiche pareti di tufo.  Verso la fine della via Cava sono passato attraverso una porta scavata nella roccia, in cui è incastonata l’edicola del santo che da il nome alla via Cava.

Dopo non molto il sentiero arriva ad un incrocio, ho proseguito dritto verso la famosa fontana dell’Olmo. Dopo aver bevuto dalla sorgente (che si pensa abbia proprietà curative e benefiche),  sono tornato al bivio e ho preso la sinistra, verso una strada di pietruzza bianca che, proseguendo, costeggia dei vigneti e dei campi (Valle Morta) e si immette sulla strada asfaltata. Ho girato a destra e proseguito per varie centinaia di metri, forse uno o due chilometri verso quella che speravo fosse la direzione giusta per la Via Cava della Madonna delle Grazie. Quando stavo per perdere le speranze ho finalmente trovato l’entrata della Via Cava, che riscende il versante ritornando a fondovalle (ai piedi del paese), sulla provinciale. Ci tengo a ricordare che tutto questo percorso – sia all’interno che all’esterno delle Vie Cave-  è stato ancora più suggestivo in quanto quasi totalmente privo di presenza umana. In tutta la giornata ho incontrato in totale 5 persone che esploravano la zona (anche se nessuna nell’ultima Via Cava che ho visitato). Tornando alla Via Cava della Madonna delle Grazie: Un ripido e tortuoso sentiero lungo circa 500 metri immerso in una vegetazione fittissima, qui la natura la fa da padrona: La presenza delle vie scavate nel tufo è ridotta rispetto alle altre vie che ho visitato, in favore di giganteschi massi di pietra, scaloni di epoca etrusca, numerosissimi e antichi alberi e una vegetazione esplosiva.  Arrivato vivo (ma soprattutto vegeto) in fondo al sentiero, sono uscito sulla strada provinciale.

Dopo una breve sosta per un po’ di tabacco e qualcosa da mettere nello stomaco, sono ripartito nella direzione della via del ritorno (Poggio Cani) ma prima di risalire verso il paese avevo ancora un paio d’ore di luce e un altro sentiero da visitare: La via Cava dei Fratenuti. Mi ringrazio sempre per non aver scelto di rientrare prima di aver visto quella che rimane la Via Cava più affascinante che ho visitato. Il sentiero della Via Cava dei  Fratenuti parte proprio davanti a l’uscita di Poggio Cani, dal lato opposto della strada e costeggia il fiume Lente. Appena imboccato il sentiero bisogna attraversare un ruscello piuttosto basso (delle pietre formano un passaggio su cui si può attraversare il corso d’acqua), subito dopo sono entrato nella Via Cava: Una stretta via scavata in pareti di tufo altissime ( fino a 15 metri) ricoperte di muschio e felci verdi. Mi sono ritrovato catapultato in un mondo completamente diverso sia da quello metropolitano che da quello naturale che avevo visto fino a quel momento. Il sole, già più basso per via dell’orario, nella Via era praticamente impercettibile; lo intravedevo come una sottile e lunga striscia di fioca luce sulla mia testa, quasi un “alter ego” del sentiero che mi si trovava davanti. Il silenzio era totale e l’aria nella Via Cava si era fatta fredda e umida. Non nascondo che l’atmosfera del posto e la solitudine in cui mi trovavo mi hanno fatto guardare alle spalle più di una volta, ma la meraviglia per quel luogo unico è stata più potente di qualsiasi inquietudine. Le fotografie che ho scattato non rendono l’esperienza che la Via Cava dei Fratenuti fa vivere a chi l’attraversa.  Dopo due o trecento metri le pareti di tufo si abbassano e la Via si trasforma in un sentiero che sale piuttosto dolcemente costeggiando la valle del Lente.

– Flavio Feor

Link utili:

http://www.comune.pitigliano.gr.it/index.php?T1=87000

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