
La leggenda di Re Artù e tutte le vicende di quello che oggi conosciamo come “ciclo bretone” (o “ciclo arturiano”) rappresentano una pietra miliare della cultura europea medievale e non solo. Le gesta del leggendario sovrano che riunì il debole e frammentato popolo di Britannia sotto il suo regno sono state fonte d’ispirazione per generazioni di cavalieri e aristocratici, nonché per la letteratura del fantastico in europa e nel mondo. La bussola del Fuoco del Viandante punta sempre in direzione del filo che lega storia e leggenda, perciò non potevamo non trattare questo affascinante argomento con particolare attenzione: armati di torcia, proveremo a fare luce sulle oscure origini di una leggenda antica di secoli, il cui racconto riecheggia ancora nei nostri tempi.
La leggenda
Il primo scritto narrativo su Artù proviene dalla cronaca storico-fantastica “Historia Regum Britanniae” (Storia dei re di Britannia) scritta da Goffredo di Monmouth nel XII secolo. Goffredo, che afferma di aver riportato informazioni prese da un “liber vetustissimus” di resoconti tradizionali gallesi, racconta che Artù nacque dal controverso rapporto tra il leggendario re Uther Pendragon e Ingraine della Cornovaglia, già sposa del duca di Gorlois. Uther infatti, grazie ad un incantesimo del potente Merlino (famoso mago alleato del re), riuscì a giacere con l’inganno insieme ad Igraine, facendole concepire un figlio destinato a gesta ancora più grandi di quelle paterne. Il neonato, su richiesta dello stesso mago, venne affidato a Merlino.
Quando Uther Pendragon morì, il giovane Artù salì sul trono e, attraverso numerose battaglie e feroci scontri con i Sassoni, unificò la debole e frammentata Britannia sotto il suo dominio. Dopo un periodo di pace di dodici anni, l’audace Artù decise di scendere nuovamente in guerra per allargare i territori del regno: conquistò Norvegia, Danimarca e Gallia, sconfiggendo perfino i romani che solo pochi anni prima avevano abbandonato l’isola britannica. Partito per marciare contro Roma, Artù, insieme ad alcuni dei suoi guerrieri più fidati come Beduerus (Bedivere), Gualguanus (Galvano) e Sir Kay, fu costretto a fare ritorno in patria, poiché informato del tradimento di suo nipote Modredus (Mordred), che aveva usurpato il suo trono e spinto la regina Ganhumara (Ginevra) all’adulterio.
Artù e Mordred si scontrarono nella battaglia di Camlann, in Cornovaglia, dove i due si uccisero a vicenda. Il sovrano morente, prima di esalare l’ultimo respiro, venne messo su di una barca e trasportato verso la leggendaria Isola di Avalon, il luogo dove Artù potrà riposare in eterno.
Il racconto di Goffredo di Monmouth ebbe un successo tale da diventare il punto di riferimento letterario per scrittori e poeti europei che, tra il XII ed il XIV secolo, cominciarono ad arricchire e modificare la leggenda di Artù, trasformando progressivamente il sovrano guerriero descritto da Goffredo, in un re giusto ed equilibrato. Trovatori come Chrétien de Troyes e Robert de Boron contribuirono a questa vera e propria “mania” per il tema arturiano, introducendo gli ideali cavallereschi di giustizia, prodezza, lealtà e amore (inteso come amore cortese) verso la dama ideale. In questo periodo comparirono anche elementi nuovi come la fortezza di Camelot (sede della corte di Artù), la spada nella roccia (estratta da Artù come prova per poter essere incoronato re) e la ricerca del Sacro Graal. Inoltre cominciarono ad avere sempre più spazio anche personaggi inediti come Perceval (Parsifal), Drystan (Tristano) e infine Lancelot (Lancillotto): Saranno loro a formare quel circolo di campioni del re che verrà presto conosciuto come Tavola Rotonda di Camelot.
Nel 1469, con “Le Morte d’Arthur” (La morte di Artù) di Sir Thomas Malory, si giunse a quella che è stata definita “la transizione dal romanzo medievale al romanzo moderno”. La versione del racconto di Malory, infatti, raccoglie gran parte della tradizione del ciclo arturiano precedente e rappresenta la versione che –ancora oggi- viene considerata più completa e “canonica”.
Tracce storiche
La domanda che sorge spontanea a questo punto è: “Artù è esistito veramente?”
Per rispondere a questo quesito dobbiamo tornare all’oscuro e caotico periodo (appena) successivo all’abbandono della Britannia da parte dei romani.
Se Goffredo di Monmouth è stato il primo a tracciare una “cronaca arturiana”, non è certo il primo in assoluto a dare traccia del nome del leggendario sovrano. Nella “Historia Brittonum” del chierico gallese Nennio (risalente al IX secolo) si racconta dell’invasione sassone in Britannia e della resistenza dei “locali”, guidati da un capo guerriero romano-britannico identificato con Artù che si confrontò con gli invasori in dodici battaglie, riuscendo infine a sconfiggerli nella definitiva Battaglia del Monte Badon (o Badon Hill). Negli Annales Cambriae (del X secolo) vengono riportate le Battaglie di Monte Badon e quella di Cammlan, associandole entrambe alla figura di Artù e collocandole temporalmente nella prima metà del VI secolo. In questi testi Artù viene chiamato con l’appellativo di “miles” o “dux bellorum” (rispettivamente “soldato” e “capo militare”) ma mai insignito del titolo di “rex”. Diverse figure storicamente esistite sono state proposte come possibili veri Artù, tra questi i più conosciuti sono Lucio Artorio Casto, un soldato romano di stanza in Britannia tra il II ed il III secolo, e Ambrosio Aureliano, semi-leggendario capo militare della resistenza romano-britannica contro i sassoni nel V secolo. Conosciamo le gesta di Ambrosio Aureliano grazie al sermone “De Excidio et conquestu Britanniae” dell’abate e storico Gildas il Saggio, contemporaneo degli eventi in questione. Gildas descrive Ambrosio così:
«Era un uomo modesto, l’unico della razza romana che era casualmente sopravvissuto nel frastuono della tempesta (i suoi genitori, che avevano sempre indossato la porpora, erano morti con questa) che si è scatenata ai nostri giorni e che ci ha condotti assai lontano dalla virtù degli avi […] a questi uomini, con il consenso di Dio, arrise la vittoria.»
Ricostruire con chiarezza gli eventi di quella terra in preda a guerre e caos è pressoché impossibile, anche perché le cronache sono costantemente intrecciate con le tradizioni mitologiche dell’antico Galles celtico: ritroviamo spesso Artù che combatte contro creature magiche e fantastiche come draghi, giganti e streghe. A proposito di draghi: lo stesso nome “Pendragon” e lo stendardo utilizzato da Artù e da Uther (la testa di drago) sono richiami al mondo delle leggende locali come quella di Y Ddraig Goch, il drago rosso riportato nella Historia Brittonum e che oggi é rappresentato sulla stessa bandiera nazionale gallese. In merito al simbolo arturiano del drago va evidenziato un altro aspetto storico interessante: nel tardo impero la cavalleria romana cominciò ad utilizzare, riprendendo la tradizione dei celebri cavalieri sarmati, un particolare e spettacolare vessillo chiamato “Draco”, che era composto da un asta su cui era fissata la testa di un drago in metallo al quale era legata una sorta di coda di tessuto rosso che si gonfiava al vento. Storia e Leggenda si incontrano di nuovo.
Artù il condottiero romano, il guerriero celtico, invenzione del folklore gallese o figura storica realmente esistita: al netto delle possibili interpretazioni e delle varie speculazioni sulla presunta storicità della sua figura, quello che non possiamo negare è l’importanza storica del ciclo bretone che, nonostante la tradizione millenaria, continua a ispirare ancora oggi libri, documentari, film e serie televisive, rinnovando costantemente la fama di Artù, la cui leggenda è destinata a durare, come la permanenza del sovrano sull’isola sacra di Avalon.
– Flavio Feor
Fonti:
- http://www.treccani.it
- http://www.wikipedia.org
- Goffredo di Monmouth, Hitoria Regum Britanniae (1134), Treves Editore, 2006
- Miriam De Vita, Re Artù: Qual’è la realtà storica oltre la leggenda, Vanilla Magazine (https://www.vanillamagazine.it/re-artu-qual-e-la-realta-storica-oltre-la-leggenda/)
- Lorenzo Manara, Re Artù: cronologia di una leggenda, Lorenzo Manara (https://www.lorenzomanara.it/re-artu-cronologia-leggenda/)
- Arturo Graf, Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, Bruno Mondadori, 2002

Il Galles (molto più della Cornovaglia) è pervaso della figura di Artù o, come dicono loro, Arth Fawr. In Galles si dice che Camlann sia, in realtà, una delle colline dietro Llangollen. Io ci sono stata e la magia è grande ma è ancora più potente quando si viaggia attraverso la Snowdonia, altro gran luogo legato al ciclo arturiano. Articolo interessante il tuo. Mi piace. Grazie per averlo pubblicato.
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Grazie a te del tuo commento, Giovy! Non conoscevo i luoghi specifici che hai nominato e non mancherò di informarmi a riguardo! Se hai apprezzato l’articolo ti invito ad iscriverti alla newsletter per ricevere una notifica quando pubblichiamo articoli nuovi.
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