Viandando – Trekking sul Monte Soratte, luogo dell’antico culto dei Sacerdoti-Lupo

Continua la nostra rubrica “Viandando”, in cui raccontiamo delle nostre escursioni…Questa volta i nostri passi viandanti ci hanno portato sui sentieri del Monte Soratte, la montagna Sacra per gli antichi popoli del centro Italia. La tradizione vuole che qui, in tempi lontani, sacerdoti devoti al misterioso Soranus (anche conosciuto come Sùr, “il Nero”), celebrassero riti in cui si “trasformavano” in lupi.

Il Monte Soratte si staglia solitario e silenzioso sulla pianeggiante Valle del Tevere, nel Lazio: unica altura nel raggio di molti chilometri, Il Monte richiama alla mente i racconti di fantasia e la nebbia che spesso circonda le sue pendici incoraggia l’immaginazione a vagare libera verso i lidi più straordinari e insoliti. Nel caso del Soratte, però, non abbiamo bisogno di nessuno slancio fantastico, basta scoprire ciò che gli antichi hanno tramandato a proposito della “Montagna Sacra”.

Il Monte Soratte

Superato Sant’Oreste, il paese arrampicato nella parte sud del monte (e punto di partenza per le escursioni nella riserva), ci si incammina su per la salita del sentiero detto “degli Eremi”. Questo percorso di difficoltà medio-facile permette di incontrare diversi edifici che, a partire dal medioevo, sono stati luoghi di ritrovo per monaci ed eremiti. Incrociamo quindi il complesso di Santa Maria delle Grazie e l’eremo di San Sebastiano.

Poco dopo aver passato Santa Maria delle Grazie si raggiunge l’eremo di San Silvestro, costituito da una chiesa fortificata posta sulla cima del monte, a circa 691 metri sopra il livello del mare.

Vista dalla Casaccia dei Ladri

Oltre la straordinaria vista panoramica di cui si può godere da questo punto, ad attirare l’interesse di noi viandanti sono le origini di questo sito venerato e vissuto da tempo immemore, luogo di un culto arcaico e ancestrale, tanto antico quanto le rocce che abbiamo calpestato per arrivare sulla vetta del Monte Soratte.

Mentre siamo lì, immaginiamo per un momento che l’assolata giornata di marzo che stiamo ammirando scompaia per lasciare il posto alla tetra oscurità di una notte di quasi tremila anni fa: non c’è più traccia della chiesa di pietra bianca (San Silvestro) che osservavamo fino a qualche istante prima, al suo posto sorgeva infatti un altare o un recinto sacro (che nel tempo diventerà il tempio di Apollo Soranus), parzialmente illuminato dalle uniche fonti di luce presenti sulla scena: fiaccole accese e braci sparse a terra. Su di esse, Uomini coperti da pelli di lupo danzano a piedi nudi o si muovono in processione reggendo le interiora delle creature sacrificate in nome del loro dio.

Si tratta degli “Hirpi Sorani” (letteralemente “Lupi di Soranus”), sacerdoti che, in occasioni di festività particolari –alcuni studiosi ritengono che questi eventi siano precursori dei “Lupercalia” romani- rendevano omaggio al dio a cui erano consacrati. Soranus, secondo la tradizione, era una divinità infera venerata dai popoli italici pre-romani che vivevano nella zona (Sabini, Latini, Falisci ed Etruschi). Ma le origini del culto di Soranus sembrano ancora più antiche e la vera natura di questa divinità è ancora oggi oggetto di dibattito:  viene comunemente ricondotto a un “Padre degli inferi” o “Giove Infero” (pare che gli etruschi lo appellassero in questo modo), ma i romani ne assimilarono il culto collegandolo a quello di Apollo, a cui infatti fu successivamente dedicato il tempio sul Monte Soratte. 

Ciò che sappiamo con certezza è che le particolari sensazioni che trasmette un luogo speciale come il Soratte, non devono aver lasciato indifferenti le popolazioni che migliaia di anni fa  (già in età protostorica) abitavano queste terre. Questa montagna-isola(ta) nel mezzo della campagna, deve aver influenzato gli antichi, portandoli a vederla come un luogo di collegamento tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Inoltre sembra che sul monte si aprissero molte cavità e pozzi naturali da cui fuoriuscivano nebbie e vapori sulfurei, cosa che probabilmente rafforzò l’idea che il posto fosse abitato da un dio sotterraneo.

Guerrieri Úlfheðnar

La presenza del culto viene testimoniata da molti autori antichi tra cui Varrone, Virgilio, Strabone e Plinio il Vecchio. Secondo Varrone gli Hirpi camminavano sulle braci grazie a delle droghe in grado di anestetizzare il dolore e le scottature, ma poi li identifica come  “coloro che sono posseduti da una divinità”. Sembra quindi che questi sacerdoti-lupo entrassero in una sorta di trance divina e che attraverso di loro si manifestasse il dio Soranus. La mente va immediatamente agli scandinavi Berserkir ma soprattutto ai guerrieri Úlfheðnar, anche loro coperti da sole pelli di lupo e in preda ad una trance guerriera.

Torniamo all’improvviso alla nostra realtà, con gli occhi semichiusi per la troppa luce del giorno. E’ il momento di percorrere il sentiero che ci farà tornare in paese. Intorno notiamo solo persone che, come noi, hanno approfittato del fine settimana per poter fare un po’ di trekking fuori città…e nessuna traccia dei sacerdoti-lupo di Soranus…eppure, se annusiamo bene, si può fiutare l’odore di braci antiche e fuochi ancestrali che nemmeno il tempo è riuscito a estinguere.

Ritorno al Soratte

Dopo qualche anno, torniamo sul Monte Soratte per una nuova escursione sulla “Montagna Solitaria” del Lazio. Questa volta aggiungiamo anche una visita al Bunker Soratte, un complesso di gallerie scavate all’interno della montagna quasi cento anni fa.

Il Bunker

L’associazione Bunker Soratte ci ha condotto all’interno dei lunghi corridoi attraverso un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio: Realizzato a partire dal 1939 dal regime fascista come eventuale rifugio delle alte cariche di stato in caso di attacco aereo sulla capitale, il bunker fu occupato e utilizzato dai nazisti al seguito di Kesselring durante l’occupazione del ’43.
Fu il bunker a salvare i tedeschi durante i bombardamenti alleati del 1944.

La leggenda del tesoro nazista

Il generale nazista, prima di abbandonare il bunker, diede ordine di minare e dare alle fiamme le gallerie che si estendevano nella montagna…una leggenda racconta che Kesselring nascose da qualche parte nel bunker un tesoro di 72 tonnellate d’oro trafugato dai caveau della Banca d’Italia. Nonostante le numerose ricerche, nessuno trovò mai l’oro di Kesselring…


Come la Compagnia dell’Anello a Moria abbiamo attraversato le ampie sale e i tunnel di collegamento che portano nel cuore della montagna, ma a differenza di Gandalf e dei suoi compagni non abbiamo -per fortuna- trovato nessun Balrog, bensì siamo arrivati lì dove -negli anni 60- venne predisposto e realizzato un bunker antiatomico per ospitare il capo di stato e i generali italiani in caso di attacco termonucleare da parte dei paesi dell’est! Un’esperienza che ricorda da vicino le atmosfere post apocalittiche di Fallout. Da non perdere assolutamente.

Alla prossima avventura!

– Flavio Feor

Fonti:

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