
Anticamente esisteva un nome per l’arroganza e l’eccessivo orgoglio che spinge ad elevarsi al di sopra dello stesso ordine naturale delle cose: si chiamava hybris (ὕβρις). Nell’antica Grecia “peccava” di hybris chi si paragonava (o peggio sentiva di essere superiore) alle divinità e all’ordine da esse costituito; questa vera e propria offesa era spesso motivo di catastrofi e sciagure per chi se ne macchiava.
Pochi giorni fa abbiamo assistito alla tragica morte di Andrea Papi, un ventiseienne di Caldes appassionato di escursioni e running. Un giovane che amava il contatto con la natura, proprio come noi. Egli, durante una sessione di corsa nei boschi del Trentino, ha incontrato un orso (oggi sappiamo che si tratta di Jj4, una femmina), è stato quindi aggredito e ucciso dall’animale. Una morte cruenta e che lascia poche e amare parole, soprattutto per chi avrebbe benissimo potuto trovarsi al suo posto.
L’accaduto dovrebbe essere usato come punto di svolta per intensificare da una parte la sensibilizzazione sui pericoli presenti nei boschi tra la Val di Non e la Val di Sole e dall’altra fare una reale prevenzione controllando (davvero) gli esemplari di orso presenti nella zona (il radio collare di Jj4 aveva la batteria scarica, giusto per fare un esempio di cosa NON PUÒ ACCADERE).
La soluzione trovata dalla Provincia di Trento è ovviamente quella della “punizione esemplare”: uccidere l’orsa. Come fanno negli Stati Uniti con i serial killer, per capirci.
Ma non basta.
Ed ecco -puntuali come solo il grande giornalismo italiano riesce a fare- piovere articoli in cui si registrano “incontri ravvicinati” con animali selvatici e aggressioni ai danni di escursionisti o cacciatori.
Non basta che alla tragedia della morte di un ragazzo si aggiunga quella dell’abbattimento di un animale, colpevole solo di aver esercitato la sua NATURA nel suo HABITAT.
Non basta pensare che pur di lavarsi le mani delle proprie responsabilità le amministrazioni locali scelgano di imbracciare il fucile invece di costruire un vero sistema di convivenza con queste creature.
Quello che fa più rabbia è che state utilizzando una tragedia per i vostri sporchi interessi: volete fare la guerra a quella rara e sparuta natura selvaggia che resta nel nostro paese. Siete la feccia dell’umanità e le vostre strumentalizzazioni ne sono la più chiara testimonianza.
Io sto dalla parte del lupo e dell’orso.
Io sto dalla parte dell’uomo che sceglie di vivere in armonia con la natura che lo circonda (valutandone i pericoli e confrontandosi lealmente con essi), non violentandola e offendendola con la sua arroganza e superbia.
