Viandando – Alla scoperta di Rocca Calascio

Non tutto quel ch’è oro brilla, Né gli erranti sono perduti; Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza, Le radici profonde non gelano.” – J.R.R. Tolkien

Fuoco del Viandante è un progetto nato nel 2019 con l’idea di condividere la nostra passione per il passato e per quel filo rosso che spesso collega storia e leggenda.
Ci è apparso chiaro fin da subito quanto fosse importante unire la ricerca “a tavolino” e l’esperienza “sul campo”, come la voglia di creare qualcosa di più di una pagina social… così nasce l’idea di andare nei luoghi di cui vogliamo parlarvi e raccontare i nostri viaggi e le nostre escursioni, provando,allo stesso tempo, a creare una comunità. Oggi abbiamo provato a porre la prima pietra di questo cammino, andando a visitare uno dei luoghi più spettacolari che il nostro paese possa offrirci: Rocca Calascio, nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

La nostra escursione parte da Santo Stefano di Sessanio, splendido esempio di ripresa e valorizzazione che domina la Valle del Tirino e la bassa Conca Aquilana: il borgo, originato sull’antica cittadina romana di “Sextansia”, è stato possedimento  dei Piccolomini, Medici e Regno delle Due Sicilie durante il medioevo.
Santo Stefano si spopolò completamente tra il XIX e XX secolo per poi essere restaurato e riportato a nuova vita in tempi recenti.

Una volta arrivati ci siamo raccomandati a una qualunque divinità affinché il tempo reggesse, dato che tutto intorno la foschia la faceva da padrona e le nuvole non promettevano niente di buono.
Sono sempre stato un fan dell’antico motto latino “Fortuna audaces adiuvat” e anche stavolta la fortuna ci ha assistito.

Dal parcheggio situato in Piazza delle Aie abbiamo seguito la strada asfaltata fino alla piccola chiesa di San Rocco. Da qui continuiamo seguendo le indicazioni dei segnavia proseguendo sulla strada asfaltata che si trasforma dopo non molto in carrareccia che sale dolcemente.
Dopo circa un’ora abbiamo incontrato un bivio e preso la salita a destra, pochi metri più avanti è apparsa ai nostri occhi l’imponente fortezza di pietra bianca di Rocca Calascio. Da qui il percorso segue il sentiero fino alla Chiesa di Santa Maria della Pietà e infine al nostro obbiettivo: la Rocca.

Mentre ci si avvicina si incontrano i resti di strutture ed edifici che un tempo servivano il borgo antico di Calascio, di cui oggi si incontrano solo le rovine, a pochi metri dalla fortezza. Sono stati proprio quegli abitanti a costruire la struttura della chiesa a pianta ottagonale che abbiamo citato poco fa. Pare che la sua fondazione (datata 1596) sia legata ad una storia intrisa di leggenda: si narra infatti che gli abitanti di Calascio “antico”, tormentati da un gruppo di briganti provenienti dai confini con lo Stato Pontificio, abbiano affrontato i malfattori in battaglia e li abbiano sconfitti. Avrebbero quindi costruito questa chiesa per ringraziare la santa vergine di questa vittoria.

Salendo ancora di qualche metro incontriamo infine Rocca Calascio, e la troviamo splendida e misteriosa, con le sue torri bianche avvolte dalla pallida nebbia…una scena degna dei migliori romanzi fantasy o degli antichi racconti del ciclo arturiano.

La sua struttura è composta da una possente torre centrale (il mastio) e quattro torri circolari che incastonano la fortificazione. La prima testimonianza scritta di questa fortezza risale al 1380, ma il mastio centrale sarebbe stato fondato dai normanni di Ruggero II di Altavilla su un fortilizio di epoca romana.
Qui, le guarnigioni utilizzavano un ingegnoso sistema di torce e specchi per mettersi in comunicazione con diverse fortificazioni sparse sul territorio.
Rocca Calascio, infatti, non era un castello come gli altri: oltre ad essere il castello più alto d’Italia (e uno dei più alti in Europa) la Rocca aveva una funzione militare ben precisa: proteggere e controllare il Tratturo Magno, il percorso della Transumanza che dall’Aquila arrivava fino a Foggia, in Puglia. La lana grezza (detta “Carfagna”) era infatti fonte di introito di grande importanza nella zona e bottino ambito dalle potenze locali.

Nel corso dei secoli almeno due terremoti hanno scosso Rocca Calascio e il suo abitato, portando ad un costante declino che culminò con il completo abbandono nel secolo scorso.
Negli ultimi decenni, però, associazioni di volontari e istituzioni si sono adoperate per restaurare la rocca e renderla accessibile al sempre maggiore afflusso di pubblico che sale qui, a quasi 1500 metri di altitudine, per ammirare questo splendido gigante di pietra.

Siamo entrati nella fortificazione (visitabile con con contributo libero) e ammirato la vista dalla cima della torre centrale.
Dopo una pausa pranzo all’ombra delle mura, ci siamo rimessi in marcia sulla strada del ritorno: lasciata alla nostra destra Santa Maria della Pietà e tornati momentaneamente sul tratto di strada percorso all’andata, abbiamo raggiunto un bivio (ben poco segnato, lo ammettiamo) che ci ha condotto su un sentiero panoramico parallelo a quello di andata e che ci ha riportato al punto di partenza a Santo Stefano di Sessanio. Il punto panoramico migliore – a mio avviso- si incontra proprio qui, dove il sentiero che stavamo percorrendo ci ha mostrato (sotto di noi) l’intero percorso verso il borgo.


Ma di scorci panoramici e paesaggi da ammirare ne è pieno tutto il cammino che vi abbiamo raccontato. Nonostante le nuvole e la nebbia iniziali, nel corso dell’escursione la visibilità è aumentata, permettendoci di sbirciare nelle valli sottostanti e sui poderosi monti che circondano la zona.
Rocca Calascio domina su tutto ciò su cui posa il suo sguardo, tanto all’ora quanto oggi; visitare questo pezzo di storia è un’esperienza da provare assolutamente, capace di far rivivere antiche storie di secoli andati.

Un ringraziamento speciale a tutti i partecipanti per la magnifica giornata di ieri…ci vediamo presto per nuove avventure!

(L’escursione presenta un percorso di circa 10 km, una durata di circa 3 ore e 30 e un dislivello di 250 metri.)

– Flavio Feor

Fonti:

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