Viaggio a nord: nella terra dei vichinghi

 

Questo è un articolo che arriva un po’ in ritardo… diciamo circa un anno in ritardo. Il motivo probabilmente è legato alla quantità e all’intensità delle emozioni e sensazioni provate durante questa avventura. Perché oggi non parleremo solo di un viaggio che sognavo di compiere da anni,  parleremo di qualcosa di più: oggi vi portiamo in Norvegia.

Il richiamo del Nord

La Norvegia, conosciuta dai locali come Norge ( Norge, dalla lingua norrena norðr + vegr) significa “La Via verso Nord”, ha sempre esercitato su di me un fascino che non so spiegare a pieno: la sua natura, che appare ancora come una severa e splendida signora. Arcaica e selvaggia, le sue foreste nascondono gelosamente il segreto di un tempo in cui il mondo era giovane, i suoi fiordi, nei quali l’acqua scura e fredda dei mari del nord si insinua fino all’entroterra. Qui, più di mille anni fa, gruppi sempre più numerosi di avventurieri e navigatori (due caratteristiche che hanno sempre contraddistinto il popolo norvegese) decisero di salpare alla volta del resto del mondo conosciuto, erano i vichinghi, la cui epopea mi ha sempre ispirato e attratto. (Ne abbiamo parlato in un articolo dedicato: https://fuocodelviandante.code.blog/2020/01/06/vichinghi1/ ). Proprio la cultura delle popolazioni scandinave del periodo pre-cristiano, con il suo pantheon di divinità, la sua mitologia e le sue leggende, ebbe una grande influenza sul genere fantastico classico, a cui lo stesso progetto del Fuoco del Viandante è profondamente legato. La Norvegia è la terra di Odino, Thor, Freya, ma anche dei laboriosi Nani, degli spaventosi Troll e dei misteriosi elfi. Una terra in cui mitologia, leggende e storia si fondono.

Oslo

La capitale ci ha dato il benvenuto con un freddo pungente e poca neve agli angoli della strada. Il tempo adatto per sedersi vicino a un fuoco acceso e godere del calore della fiamma. Quello che i norvegesi chiamano “koselig” -meglio conosciuta come “hygge“- il senso di confort e accoglienza che i popoli scandinavi provano dedicandosi allo stare -bene- al chiuso e al caldo durante i periodi invernali.

Ma noi non eravamo arrivati a Oslo per starcene chiusi nel nostro (seppur molto accogliente) appartamento. Ci eravamo ripromessi di visitare la città in lungo e in largo e di esplorare anche le zone intorno alla capitale, magari su qualche percorso escursionistico.

K., seduta sulla banchina sul Fiordo di Oslo, mentre studia la mappa della città

La magia dell’inverno nordico ci ha avvolto nel suo nevischio, risvegliando in noi una sensazione sinestetica che era stata fino a quel momento soltanto un ricordo sbiadito e distante.
La capitale norvegese è quieta, riservata e modesta, non ostenta mai. I suoi veri pregi sono celati e sono degni soltanto di chi è disposto a dedicargli grande attenzione: ripaga sempre con grandi sorprese.
Nasconde perle di architettura religiosa, come la Sagene kirke, tra palazzi dai colori pastello e tetti spioventi. Con stupore si incontra un agglomerato di tradizionali casette in legno tra i vicoli dei quartieri centrali. Anche l’ampio porto sul fiordo si apre improvvisamente dopo i grattacieli del centro.
La metropoli sul fiordo offre brainfood di qualità per nutrire le menti più curiose. Le attrazioni più note sono sparse lungo la costa: la fortezza di Akershus (che risale al 1299), i principali musei nazionali, il Teatro nazionale norvegese dell’Opera e del balletto e l’Astrup Fearnley museet di arte moderna (progettati dall’architetto italiano Renzo Piano).
Sulla penisola di Bygdoy, nella parte ovest del fiordo, si trovano le mostre più particolari: il museo a cielo aperto del folklore norvegese, dove oltre a conoscere la storia e l’evoluzione della cultura e dell’artigianato norvegese è possibile camminare tra le case di una ricostruzione della vecchia Kristiania (il nome della città fino al 1924) e attorno ad una vera stavkirke (prima chiesa cristiana in Novergia), e i musei Fram e Kon Tiki, entrambi dedicati alle esplorazioni norvegesi dei due poli, ospitano al loro interno le originali imbarcazioni che salparono per le terre più fredde del pianeta. Salire a bordo della Fram, utilizzata dal leggendario Roald Amundsen per raggiungere il Polo Sud in quella che potremmo definire una vera “odissea moderna”, e ammirare la straordinaria Gjøa (con cui lo stesso Amundsen “conquistò” il passaggio a Nord Ovest, è davvero un’esperienza che lascia il segno.
Altri splendidi percorsi museali sono: il Museo nazionale di Storia, Il rinomato museo Munch, dove si colloca la vasta collezione di opere del grande artista norvegese ma anche di Bataille, Van Gogh, Ernst, Dalì e tanti altri.
Tuttavia, ciò che ha profondamente toccato due anime in cerca di bellezza sono i paesaggi naturali dai quali la città è circondata: i laghi ghiacciati immersi nella foresta di Sognsvann, i parchi di Ekeberg e di Vigeland, entrambi costellati di sculture lungo i sentieri, e il polo sciistico di Holmenkollen, un punto panoramico mozzafiato dal quale si ammira l’intera città e il fiordo quasi a volo d’uccello. La flora norvegese ha un fascino monumentale, e la sua incontaminata purezza sembra rivelare un carattere premuroso che avvolge e protegge come un abbraccio.

Il tempo, nonostante momenti di freddo intenso, ci ha fatto il più bel regalo che potevamo chiedere: la sera in cui uscivamo dal museo Munch, pochi passi oltre la soglia della galleria, abbiamo cominciato ad avvertire leggeri fiocchi di neve poggiarsi sulle nostre teste e sui nostri nasi ancora riscaldati. Cominciava una nevicata spettacolare che durò tutta la notte.

Frammenti di Storia

Tra le avventure che abbiamo vissuto in quei giorni alcune restano più vivide nel ricordo: la visita al Museo di Storia di Oslo è una di queste. Qui abbiamo potuto ammirare la meravigliosa mostra “Vikingr“, dedicata al popolo norreno e al periodo vichingo. In questa esposizione sono conservati alcuni tra gli oggetti più unici e preziosi giunti fino a noi direttamente dalle saghe nordiche: Alcune Spade di Ulfberth, a cui abbiamo già dedicato un articolo sul nostro sito (https://fuocodelviandante.code.blog/2020/06/16/il-mistero-delle-spade-di-ulfberht/), il famoso Elmo di  Gjermundbu, un’imponente pietra runica e -forse il vero capolavoro della mostra- la stupenda Spada di Langeid, un’arma antica di mille anni, riccamente decorata e conservata perfettamente, che racconta la storia della complessa transizione dal paganesimo delle origini alla nuova fede cristiana. La quantità di tempo passato a studiare e fantasticare su questi reperti vichinghi e poi, tutt’a un tratto, trovarseli davanti mi ha fatto restare -letteralmente- a bocca aperta.

La magnifica Spada di Langeid

Il lago e la foresta: La Nordmarka

Il quarto giorno di permanenza ci ha visti prendere un treno verso nord, per visitare il lago di Sognsvann e -partendo da lì- arrivare al vicino lago Lille Aklungen, nella regione conosciuta come Nordmarka. Sognsvann è il lago intorno a cui si svolge una buona parte delle attività estive della capitale norvegese; qui, in estate, i cittadini di Oslo vengono a fare il bagno e a godersi festival e musica, ma a febbraio l’aspetto di questo luogo è completamente diverso: abbiamo infatti camminato sulla superficie ghiacciata del lago e attraversato per tutta la sue estensione. Anche se K. è più abituata al ghiaccio e a scenari simili, il sottoscritto non aveva mai messo piede su uno specchio d’acqua congelato, cosa che mi ha fatto apprezzare l’esperienza ancora di più. Sognsvann, circondato da fitti boschi, attira moltissime persone anche nel periodo invernale, poiché nei mesi freddi diventa uno dei punti più gettonati per l’attività sciistica. E in Norvegia tutti sciano.

Nonostante la zona sia abbastanza frequentata, basta lasciare la strada che segue il perimetro del lago e incamminarsi sul sentiero che prosegue a nord per ritrovarsi letteralmente in mezzo a boschi di abeti colmi di neve. Abbiamo seguito sentieri non proprio facili da riconoscere e goduto della sensazione estatica di essere in un luogo che sembrava fermo nel tempo, in cui tutto ciò che ci circondava pareva dormire (e in effetti in qualche modo era così). Il candore della neve fresca sotto i piedi si fondeva con la luce dorata che filtrava tra gli alberi, rendendo il tutto parte di un capolavoro per gli occhi e per il cuore. In quei luoghi abbiamo sentito forte il richiamo della foresta. Una foresta che dal limitare della città si estende fino a Capo Nord, attraversando tutta la Norvegia.

Continuando a camminare abbiamo finalmente raggiunto il nostro obiettivo: il lago di Lille Aklungen, in tutta la sua solitaria bellezza. Lille Aklungen è più piccolo di Sognsvann e di fatto privo di presenza umana (se non contiamo il fotografo naturalista che abbiamo inavvertitamente disturbato con il nostro arrivo), un indizio di ciò era la quasi assenza di impronte (umane) sulla superficie del lago.

Prima di ritornare verso casa abbiamo goduto del lago per un po’ e scattato alcune foto che non riusciranno mai a restituire l’esperienza di quel momento.

Lille Åklungen ghiacciato

Quello che resta

Una fibbia in avorio in mostra al museo del Folklore, incisa con le parole (“ricordami”), aveva catturato la mia attenzione. L’oggetto è ciò che rimane di una storia d’amore probabilmente finita prima del tempo, a causa dei continui scontri tra i regni scandinavi. Mi piace pensare che questo messaggio sia lo stesso che Oslo ha inciso nelle nostre memorie: così che il nostro amore non finisca mai.

– K.

Un aspetto di questo viaggio che non dimenticherò è stata la sua unicità, soprattutto legata al contesto generale in cui lo abbiamo programmato e vissuto. Venivamo dal lungo periodo del COVID e dalle quarantene (beccati entrambi il mese prima di partire) e proprio durante il nostro soggiorno, anzi per la precisione, il terzo giorno -mentre facevamo colazione- leggevamo stupefatti e preoccupati la notizia dello scoppio della guerra russo-ucraina.
Probabilmente è stato anche  per questo che la nostra permanenza a Oslo ci è apparsa in qualche modo surreale, quasi onirica…com’era possibile godere di tanta bellezza e di emozioni così forti quando intorno il mondo stava andando a fuoco? Tutto ciò che non andava nel nostro paese o all’estero erano questioni che -per un momento, un prezioso momento- erano finalmente lontane da noi.
E quel freddo sembrava una doccia di quelle da cui si esce rinvigoriti, seppur frastornati; la poca luce che le giornate ci concedevano erano preziose come acqua nel deserto e la straordinaria cultura scandinava che stavamo scoprendo ci appariva come un tesoro estraneo e stupendo, così agognato e così duramente conquistato.

Quello che resta è forse il più bel viaggio mai fatto in vita mia, pieno di scoperte e di conferme, trovate nel paese in cui un orecchio attento alle vecchie storie può ascoltare il suono delle deboli onde del fiordo o le fronde degli alberi agitarsi nel vento che viene da settentrione e riuscire a sentire echi di antiche battaglie e imprese eroiche, cantate dagli scaldi nelle grandi sale più di mille anni fa.

– Feor e K.

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