
Il genere fantasy mi affascina da sempre. In particolare mi ha colpito J.R.R. Tolkien che, con le sue opere, ha descritto e raccontato il mondo immaginario di Arda con tanta precisione, passione e abilità, da renderlo un universo fantastico coerente e profondo. Un universo completo, con la propria cosmogonia, le sue divinità, le leggende, le lingue, gli spazi. La complessità del lavoro di Tolkien ha incantato milioni di persone in tutto il mondo, consegnandolo alla storia dei grandi della letteratura. Personalmente trovo doveroso parlarne perché in Tolkien si ritrova molto dello spirito del viandante: La storia, l’amore per la natura, il bagaglio di miti e leggende che lo hanno ispirato è esso stesso un mondo tutto da esplorare e che proveremo ad esplorare in questo progetto.
Conclusa questa breve ma necessaria premessa, il viandante accende il fuoco nel camino, si versa una schiumosa birra nel boccale e, dopo essersi messo comodo, accende una lunga pipa. Vi invito a fare lo stesso e a prepararvi perché parleremo dei personaggi tra i più affascinanti dell’universo di Tolkien: I Raminghi.
Queste figure del mondo tolkieniano mi hanno ispirato sin dalle prime pagine in cui se ne parlava: in essi ritroviamo infatti l’archetipo del viandante, un essere errante che nel viaggio (fisico e interiore) trova il senso della propria esistenza. Dal punto di vista prettamente “militare”, il “ranger” è una figura ormai classica del panorama fantasy, componendo una delle storiche classi. Armati alla leggera (spada, coltelli, arco e frecce), i ranger sono maestri della caccia e della guerriglia, prediligono infatti le foreste o i boschi, dei quali conoscono ogni sentiero.
Durante il medioevo, il cacciatore, capace di sopravvivere nel fitto della selva, di cacciare, conciare la pelle, fabbricare archi e frecce, seguire le tracce degli animali selvatici(e proteggere i villaggi da lupi e orsi), incarna molte delle caratteristiche del ranger della narrativa fantastica.
“«Pochi sono coloro che li ricordano ancora», mormorò Tom, «eppure ve ne sono ancora che vanno errando, figli di re obliati che vagano in solitudine, e proteggono da cose maligne la gente inerme e sbadata».”
– Tom sui Raminghi, Il Signore degli Anelli, libro I, cap. VIII, “Nebbia sui Tumulilande”
Dalla caduta di Nùmenor alla fine del regno di Arnor
Dopo la distruzione di Nùmenòr, alla fine della Seconda Era, i sopravvissuti dei Dùnedain guidati da Elendil e dai figli Isildur e Anárion, giunsero nella Terra di Mezzo. Qui Elendil fondò il regno di Arnor, nella regione dell’Eriador, mentre i suoi figli fondarono il regno di Gondor nella valle del grande fiume Anduin. Re Elendil perse la vita nella Battaglia di Dargolad, durante La guerra dell’Ultima Alleanza (Elfi e Uomini) contro Sauron e le forze del male. Anárion rimase ucciso durante l’Assedio di di Barad-dûr (la torre-fortezza di Sauron), ponendo Isildur nella condizione di unico erede dei regni di Arnor e Gondor. Isildur però, entrato in possesso dell’Unico Anello dopo aver sconfitto Sauron, era rimasto soggiogato dal suo potere. Così, dopo qualche tempo, anche lui perse la vita in un’imboscata. I due regni degli uomini si divisero: Arnor attraversò un lungo periodo di benessere ed espansione, seguito da una serie di eventi nefasti che ne determinarono la decadenza: La guerra civile, La Guerra contro le forze del male del regno di Angmar e le pestilenze che decimarono la popolazione.
Con la morte di Re Arvedui (nel 1975 della Terza Era), il principe Aranarth prese atto che era ormai impossibile riportare il regno agli antichi fasti e trasformò i Dùnedain in un popolo ramingo (non stanziale) dedicando i propri sforzi a difendere la popolazione dell’Eriador dalle incursioni degli orchi provenienti da Angmar e a mantenere viva la fiamma della discendenza di Isildur.
I Raminghi Dùnedain
Ultimi discendenti del popolo dei Dùnedain, i Raminghi (o ranger) del Nord erano i migliori fra gli uomini. Essi possedevano tratti fisici e spirituali tipici della loro gente: alti intorno ai 2 metri, capelli scuri, occhi grigi e una longevità fuori dal comune (120 anni). Dall’aspetto severo e dal portamento regale, emanavano un aura di malinconia e solennità, retaggio di un passato che andava oltre le brevi vite degli uomini. Essi, nella maggior parte dei casi, erano dotati di saggezza e acuta intelligenza. I Raminghi Dùnedain erano inoltre degli straordinari guerrieri e nonostante fossero abili nello scontro a viso aperto, a causa del loro numero relativamente esiguo (poche migliaia di unità), fecero della guerriglia la loro tattica bellica fondamentale. Erano maestri nell’uso della spada, della lancia e dell’arco; indossavano mantelli verde-scuro con cappuccio, a volte si proteggevano con armature leggere (di cuoio o cotte di maglia) ma per ragioni tattiche non vestivano armature pesanti. Sorpresa, velocità e capacità di adattamento a condizioni di vita proibitive li resero una spina nel fianco delle forze del male. Il continuo peregrinare e lo spostarsi in piccoli gruppi accresceva tanto la rapidità con cui potevano muoversi, quanto la difficoltà da parte del nemico di intercettarli.
I Raminghi ebbero sempre buoni rapporti con gli elfi ma non erano famosi per la loro socialità: Gli uomini mediani li guardavano con timore e diffidenza. Qualche Ramingo, di tanto in tanto, faceva tappa nel villaggio di Brea per una breve sosta e pare che proprio a Brea nacque l’usanza di chiamarli “raminghi” per il continuo girovagare nelle terre selvagge.
I Raminghi erano guidati da capitani, questi erano i migliori della loro gente ed avevano legami di sangue con l’antica dinastia di sovrani. Tra i più famosi ricordiamo Aranarth (il primo capitano in assoluto) Arathorn II e soprattutto suo figlio Aragorn II (Grampasso/Elessar) di cui parleremo più avanti.
Va infine fatta una distinzione tra i Raminghi “del Nord” e quelli del Sud -o dell’Ithilien-. Questi ultimi, a differenza di quelli discendenti dal popolo di Arnor, erano un corpo scelto del regno di Gondor, i cui membri venivano arruolati tra i discendenti dei Dùnedain che abitavano la boscosa zona dell’Ithilien, costantemente minacciata dalle forze di Sauron. Questi audaci combattenti utilizzano la stessa strategia di combattimento dei loro “colleghi” del Nord, ma avevano il vantaggio di una ritirata sicura sulla sponda ovest del fiume Anduin e ad una rete di nascondigli strategici disseminati nel fitto paesaggio verde dell’Ithilien.
Dalla fondazione dell’ordine alla guerra dell’anello
I ranger del nord, sin dallo scioglimento del regno di Arnor, si adoperarono per difendere i territori dell’Eriador dalle costanti incursioni degli orchi provenienti dal malefico regno di Angmar. In particolare, su consiglio dello stregone Gandalf, essi vigilarono a lungo sulla Contea, terra abitata dagli hobbit. Difesero i confini di questo piccolo paese in molte occasioni: durante le incursioni di orchi provenienti dalle montagne nebbiose, portarono il loro soccorso durante le carestie che colpirono più volte gli hobbit e infine tentarono di bloccare i cavalieri Nazgûl inviati da Mordor per riportare l’anello del potere, passato nelle mani di Frodo Baggins, all’Oscuro Signore Sauron.
La storia di questi guerrieri si intreccia con le cronache della guerra dell’anello (Trattata nella trilogia di Tolkien “Il signore degli anelli”) In quanto sarà proprio Aragorn, ultimo capitano dei raminghi del Nord, ad accompagnare Frodo nella missione di distruggere l’anello del potere per eliminare definitivamente l’Oscuro Signore e a rivendicare i regni di Gondor e Arnor, dando un lieto fine alle peregrinazioni dei raminghi, nobili figli di un popolo dimenticato.
Nel terzo libro del Signore degli anelli, “Il Ritorno del Re”, Aragorn viene raggiunto da un gruppo di trenta raminghi Dùnedain detto la “Grigia compagnia”. Essi accompagnarono il loro capitano (e re) fino alla battaglia finale contro Sauron, nei campi davanti al Nero cancello di Mordor.
«Sono una strana compagnia, questi nuovi arrivati », disse Gimli. «Sono uomini robusti e aristocratici, ed accanto a loro i cavalieri di Rohan sembrano quasi dei ragazzi; hanno volti decisi, consunti, come rocce logorate dalle intemperie, proprio come Aragorn; e sono silenziosi».
– Gimli sui Raminghi della Grigia Compagnia, Il Signore degli Anelli, libro III, cap. II, Il passaggio della Grigia Compagnia”
– Flavio Feor
Fonti:
- J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, 1954
- http://www.lotr.fandom.com
- http://www.wikipedia.org
- illustrazione: Donato Giancola
