
I nostri passi questa volta ci hanno portato nel bellissimo Parco regionale dei Castelli Romani, più precisamente sull’anello vulcanico esterno che circonda il territorio di Rocca di Papa.
Qui si mescolano straordinari scorci di una natura antica e tracce di un passato arcaico, quasi del tutto perduto tra le radici degli alberi, nel fitto del bosco.
Il gruppo montuoso dell’Artemisio, che guarda a nord il Monte Cavo (https://fuocodelviandante.code.blog/2021/05/03/viandando-trekking-dark-sulla-via-sacra/ ) e il Maschio delle Fate; rappresenta per l’appunto la formazione vulcanica più antica della zona, le sue cime (Peschio, Maschio di Ariano) si “alzarono” circa mezzo milione di anni fa.

Da Fontana Marcaccio al Maschio di Ariano
La nostra escursione è partita dalla località Fontana Marcaccio, appena fuori la città di Velletri. Dopo aver percorso una carrareccia che sale abbastanza dolcemente ci siamo fermati nei pressi della Fontana della Donzella, un casolare intorno a cui è stato costruito un piccolo santuario, i cartelli informativi raccontano di apparizioni mariane nei pressi. Tornati sulla strada principale abbiamo imboccato il sentiero che porta su, verso il Maschio di Ariano, qui la salita si fa più ripida, ma la fatica viene ripagata dalla bellezza del bosco, che comincia a infittirsi.

Tra faggi, lecci e castagni siamo arrivati al Maschio, una delle cime dell’Artemisio, dove una possente croce di ferro segna gli 891 metri sopra il livello del mare. La zona della cima è ciò che rimane di un’antica fortificazione di epoca romana, poi ripresa durante il medioevo: la storia travagliata di questo avamposto (strategico già in epoca repubblicana, data la sua posizione dominante sull’antico territorio dei latini) ci riporta il nome originario di “Algidus”, anche se alcuni studiosi hanno suggerito che il più recente “Ariano” o “Lariano” venga da una “Ara Jani” (un altare di Giano, importante divinità latina), che sarebbe sorto sull’altura e che oggi è completamente perduto.
Pare infatti che questi boschi -come il vicino Monte Cavo- avessero una forte valenza spirituale per le popolazioni che abitavano queste zone nel periodo romano e pre-romano.

Tornando al castello, questo vide scontri che portarono a un assedio nel 1436 condotto dalle forze papali ai danni dei Colonna, al tempo padroni del maniero e in lotta con il papato. Le cronache riportano che dopo violenti scontri il castello venne espugnato e dato alle fiamme…le scarne rovine lasciano solo immaginare quanto la fortezza potesse essere notevole in passato.
Dopo il pranzo e la foto di rito siamo tornati sui nostri passi scendendo per ammirare delle tombe a camera di epoca pre-romana (VII secolo a.C.) e -scendendo ancora un po’- la magnifica Via Cava (o canyon) che si apre letteralmente fra la roccia vulcanica . Il terreno in questa parte del percorso è molto sdrucciolevole e bisogna fare attenzione quando si scende o si sale.





Risalendo sullo stesso sentiero che ci ha portato in cima siamo tornati al segnavia che indica la direzione per proseguire lungo tutta la cresta dell’Artemisio, passando per Monte Peschio (939 s.l.m.) per poi riscendere e tornare al punto di partenza.
La salita si fa presto ripida ma con un po’ di tenacia si affronta senza problemi; un basso muro a secco, ormai coperto dal muschio, ci accompagna per tutto il sentiero: è ciò che rimane di un’antica opera di fortificazione o un muro che delimitava la zona di proprietà del castello. Mi ricorda un piccolo vallo di Adriano, memoria di un tempo in cui le nostre terre erano attraversate da tanti confini diversi.
Il bosco qui è davvero stupendo e abbiamo goduto di tutta la sua bellezza mentre il percorso comincia lentamente a scendere.

Dopo una discesa che si complica un po’ a causa del terreno prevalentemente sassoso, si incontra una carrareccia che, se presa a sinistra, conduce a Fontana Marcaccio e al piccolo parcheggio che ospita le auto. Prima di arrivarci però abbiamo notato che sulla nostra destra la vegetazione si apre per permettere di ammirare il paesaggio su Velletri, i Monti Lepini, fino ad arrivare al mare e al Circeo.

Scoprire luoghi nuovi è sempre fonte di grande ispirazione e bellezza per noi, e farlo con persone stupende rende queste esperienze ancora più importanti… perciò un ringraziamento va a Katy, Dario, Alessandro, Sara, Emma e Davide…e soprattutto al mitico Lucio che ormai è diventato la mascotte delle uscite del Fuoco del Viandante.
Se anche voi volete visitare il Monte Artemisio in escursione, vi lasciamo lo screen del percorso e il link della traccia di Wikiloc. Con i suoi 15 km e un dislivello di 500 metri (il percorso segnato sullo screen ha cominciato a registrare dopo la partenza e non ha calcolato tutte le misure correttamente) non è adatto proprio a tutti e serve un minimo di allenamento e preparazione fisica, ma con la giusta dose di volontà e spirito di avventura si può intraprendere senza troppi problemi. Ne vale davvero la pena.

P.s. Se volete partecipare alle nostre escursioni, scriveteci in DM sui social o mandate una mail a fuocodelviandante@gmail.com, vi aspettiamo!
– Feor

