
Oggi i nostri passi viandanti ci hanno portato sul Monte Lupone, nel territorio aspro e affascinante dei Monti Lepini. Tra paesaggi pietrosi e spettacolari boschi, non è difficile smarrire la strada: un luogo perfetto per i banditi e briganti che nei secoli trovarono rifugio su queste alture. Il Monte Lupone, forse il più suggestivo del gruppo dei Lepini, con i suoi 1378 metri sopra il livello del mare rappresenta una delle vette più alte della zona; nonostante sia il vicino Monte Semprevisa a detenere il primato di altezza, il Lupone ha un’importanza fondamentale: secondo la carta di Abrahamus Hortelius del 1595 lo stesso nome dei Monti Lepini deriverebbe da questa cima, compresa tra il paese di Segni e Sermoneta.

La storia di questo territorio si fonde con la leggenda già in epoca pre-romana, quando l’antico e misterioso popolo dei Volsci abitava quest’area: a loro sono attribuite le imponenti mura megalitiche presenti a Segni, Artena, Cori, Norma e Sezze. Mura composte da blocchi talmente enormi da far ipotizzare un coinvolgimento mitologico nella loro costruzione.
Fauna e flora sono vari e ricchissimi; essi si mescolano ad un paesaggio poliedrico che lascia in chi lo attraversa un chiaro senso di natura antica, che ancora oggi difficilmente si piega alle logiche antropiche e turistiche.
Con queste premesse vi raccontiamo la nostra esperienza.

L’escursione
Il percorso scelto è ad anello ed inizia partendo dallo spettacolare Campo di Segni (dove si lasciano le auto); non abbiamo attraversato il campo ma abbiamo preso a destra, decidendo perciò di fare il giro lungo per arrivare sulla cima del Monte Lupone. Il percorso, raggiunto il primo bivio, prosegue a sinistra e di nuovo nella stessa direzione al secondo bivio. Qui comincia una salita leggermente impegnativa (a meno che voi non siate esperti ed allenati), si seguono le indicazioni per la cima fino a una terza biforcazione: consigliamo qui di fare molta attenzione perché il sentiero praticamente non è segnato e ci si sbaglia con molta facilità. In ogni caso il sentiero gira di nuovo a sinistra, in direzione del Monte Pizzone che nasconde alla vista la cima del Lupone. Si scollina sotto al Pizzone e si prosegue nel magnifico bosco di faggi. Questi magnifici alberi sono coperti di un muschio verdissimo e nascondono spesso le tante di molti degli abitanti del bosco. Vi consigliamo di fermarvi qualche minuto in questo punto per godervi lo spettacolo.
Qui il sentiero è sostanzialmente rettilineo fino alla brulla e sassosa cima: nei pressi della croce, a 1378 m.s.l.m. si può godere di un paesaggio quasi a 360 gradi sul Lazio meridionale, a sud-ovest la pianura pontina fino al Circeo e dalla parte opposta l’apennino laziale. Purtroppo nel nostro caso la stupenda vista ci è stata quasi subito negata da una grossa nuvola che ha letteralmente avvolto la cima ma ne è valsa lo stesso la pena. Si sa che il tempo cambia molto velocemente in queste zone.
Dopo un breve pranzo siamo tornati sui nostri passi percorrendo lo stesso tratto di sentiero dell’ andata nella faggeta per poi prendere il percorso della direttissima (lo si nota perché segue una discesa piuttosto ripida sulla destra del sentiero) per tornare al Campo di Segni più in fretta. La discesa presenta dei punti più ostici ma è fattibile senza troppi problemi. Una volta tornati nel Campo di Segni vi consigliamo di godervi la prateria verde in cui si viene immersi. Quest’escursione ha veramente tutto: bosco, montagna e grandi campi pianeggianti. Assolutamente da non perdere.
Il percorso ad anello è lungo circa 10 km e presenta un dislivello complessivo di 550 metri. Adatto a tutti seppur con un minimo di preparazione fisica (livello di difficoltà CAI: E).






– Flavio Feor
