Così è terminato questo straordinario viaggio nel Giappone del 1600. Cosa ci ha lasciato “Shogun”?
La serie, approdata a fine febbraio su Disney Plus, è una boccata d’aria fresca per molti motivi e oggi proviamo a raccontarvene qualcuno.

Ipirata all’omonimo romanzo di James Clavell, “Shogun” racconta la storia del navigatore John Blackthorne, il primo inglese a sbarcare sulle coste nipponiche e del suo incontro con la Storia (con la S maiuscola) del Giappone feudale. Qui infatti si stanno decidendo le sorti politiche e militari dell’intera isola poiché i fragili equilibri di potere costruiti a seguito della morte del Taiko (di fatto il sovrano) stanno venendo meno. Il destino dell’Anjin (“pilota”) -così viene chiamato Blackthorne- incontra quello di Yoshi Toranaga, il signore feudale più potente del periodo, ma isolato e osteggiato dal consiglio dei reggenti. Insieme a lui conosce e si lega a Toda Mariko, tormentata e malinconica nobile al seguito di Toranaga, che si occupa di fare da interprete del nuovo arrivato.
Il romanzo prese ispirazione dalle vicende collegate alla battaglia di Sekigahara (1600) e alla presa del potere di Tokugawa Ieyasu, che diede inizio al periodo Edo. Sul tema storico possiamo dire che moltissimo di ciò che è presente in Shogun è accurato, il che sarebbe già un buon motivo per apprezzarla vista la tendenza diffusa di produrre serie storiche che si storico hanno ben poco. Certo alcune delle dinamiche presenti non sono realmente accadute, ma sempre da un romanzo storico stiamo partendo! Inoltre i personaggi corrispondono tutti a figure reali e in quanto a costumi, rituali e ambientazioni, il lavoro di ricerca fatto su Shogun si fa apprezzare davvero.
Lo stesso incontro-scontro tra Blackthorne e la cultura giapponese -così lontana e diversa dalla sua- è reso davvero in modo perfetto. I continui problemi di traduzione delle parole e dei concetti, le incomprensioni e le differenze fanno da sfondo a un dialogo che continua per tutte le dieci puntate: un dialogo tra occidente e oriente su temi fondanti come il potere, la vita e la morte.
Shogun è sicuramente una serie insolita, soprattutto se si analizza il classico schema di una serie storica: in questo caso la macro storia sembra cedere il passo alle dinamiche più intime e psicologiche. I giochi di potere diventano quasi una scusa per mostrarci tutte le sfaccettature degli attori presenti sul palcoscenico.
Sono infatti molti i personaggi che si avvicendano sullo schermo e la serie tenta (e riesce) di attraversarne mente e corpo, rendendoli profondamente realistici e complessi. A partire dal lord Toranaga, austero e impenetrabile, interpretato magistralmente da Hiroyuki Sanada, i cui piani e strategie non vengono mai afferrati dai suoi vassalli, né tantomeno dallo spettatore. Quest’ultimo, pronto a sacrificare tutto sulla via del potere, ricorda molto il ritratto che fece Machiavelli del perfetto principe.
Inoltre, a parte alcuni (per fortuna pochi) passaggi che effettivamente possono risultare più lenti e -a mio avviso- anche poco utili, la serie mantiene un buon ritmo e ogni puntata riesce a lasciare lo spettatore attaccato allo schermo, in attesa che inizi la successiva.
Ma le grandi battaglie che ci aspetteremmo da un prodotto simile non vengono messe in scena (forse solo accennate) e tutta la serie sembra un grande respiro trattenuto prima dell’evento principale che però non vedremo mai…o che forse guardiamo svolgersi per tutta la trama ma senza coglierne il senso, fino agli ultimi momenti. Questione di interpretazioni e punti di vista.
Insomma una vera immersione nella cultura dei Samurai che vi consigliamo di intraprendere, ma sempre armati di Katana!
– Flavio Feor
