
Bentornati viandanti,
Anche oggi siamo qui per raccontarvi la nostra ultima avventura, tra i boschi e sulle sponde dell’incantevole Lago di Vico. Ricco di natura, storia e leggende, questo specchio d’acqua, circondato dai monti Cimini offre paesaggi davvero memorabili e memorie che si perdono nella notte dei tempi.
Secondo il mito, Ercole venne incalzato dagli indigeni a dare prova della sua forza sconfinata, così conficcò una clava nel terreno della zona. Tale fu il colpo che nessuno, a parte Ercole stesso, riuscì a tirare fuori la verga dalla terra. Quando il semidio sfilò il bastone dalla terra, dal buco sgorgò un impressionante quantità d’acqua, che diede origine al lago di Vico, conosciuto anticamente come “Lacus Ciminus”
In realtà il lago, a forma di “ferro di cavallo”, deve la sua origine alla natura vulcanica della zona, a cui è collegato il Monte Venere, che domina lo specchio d’acqua: testimone di questa antica storia di lava e fuoco è il Pozzo del Diavolo, il cratere che abbiamo visitato e posto a circa ottocento metri sopra il livello del mare, sulla sommità dell’altura
Un’antica foresta di faggi ricopre il monte, attraversato sentieri che ci hanno catapultato in una dimensione quasi onirica, in un luogo dove crescono e invecchiano alberi secolari, saggi e maestosi come grandi maestri da rispettare e onorare. Oltre ai faggi si viene avvolti da stupendi cerri, aceri e castagni.


Siamo partiti dalle sponde del lago, presso La Bella Venere, Lake Resort, nella parte nord-est del bacino. Lasciate le auto abbiamo cominciato la nostra camminata sulla strada che conduce ad una fontana, nel bosco, da cui poter bere e riempire le borracce con acqua freschissima. Questo tratto è segnato come Via Francigena, il famoso cammino che da secoli conduce pellegrini e camminatori da Canterbury fino alla città eterna.
I nostri passi hanno seguito la direzione indicata dai segnavia, verso la cima del Monte Venere e il misterioso “Pozzo del Diavolo”. Con una salita di circa trecento metri di dislivello e raggiungiamo la cima del Monte, riconoscibile da un grande albero morto rimasto in piedi.


Da qui si intraprende una ripida discesa, all’inizio della quale si incontra il Pozzo del Diavolo…una caverna vulcanica degna dell’ingresso di un dungeon fantasy. I più coraggiosi tra noi si sono avventurati al suo interno, scoprendo -alla luce delle torce- le tracce delle eruzioni di cui questa zona è stata protagonista centinaia di migliaia di anni fa. Nei pressi di questa cavità sono stati trovati resti di epoca neolitica, testimoni dell’antica presenza umana di questo luogo.


La discesa, inizialmente difficoltosa per la pendenza e i numerosi sassi e pietre lungo il percorso, si fa presto più dolce e piacevole; per tutta la durata dell’escursione siamo stati immersi nella fitta vegetazione della foresta, in cui si avverte l’eco di racconti ancestrali, basti pensare che queste stesse foreste, protette oggi dalla Riserva dei Monti Cimini, erano temute anticamente; lo storico romano Tito Livio scrisse:
”Era in quel tempo la selva Cimina più impraticabile e spaventosa (invia atque orrenda) di quanto non lo siano oggi le foreste della Germania e nessuno fino ad allora aveva osato avventurarvisi, nemmeno i mercanti”
Tornati alla fontana e al sentiero percorso all’ andata ci siamo diretti verso il lago e qui vi consigliamo di fermarvi al Bella Venere per rinfrescarvi e riposarvi dopo la camminata.

Un’avventura in luoghi davvero incredibili, tanto vicini alla metropoli, quanto lontani da essa…con ritmi e suoni completamente diversi, ma uguali a quelli che ascoltavano le donne e gli uomini che camminavano tra le maestose e profonde radici dei faggi di questi boschi.
INFO TECNICHE: Il percorso è lungo circa 14 km ed Il dislivello complessivo è di circa 380 metri, perciò l’uscita presenta una difficoltà moderata, adatta praticamente tutti, seppur con un minimo di preparazione fisica. La durata dell’escursione è di circa 3 ore e mezza (andata e ritorno, soste escluse).
Il percorso è ben coperto dalla vegetazione, perciò è praticabile anche in estate.
Alla prossima avventura!
– Flavio Feor
