
Nel Dicembre scorso siamo stati in viaggio nello spettacolare Trentino, prima di approdare ad Innsbruck, in Austria. Durante il nostro soggiorno a Bolzano abbiamo avuto la possibilità di visitare il museo archeologico del Sud Tirolo: qui infatti è presente una mostra che racconta la storia di qualcuno che affascina e attira la mia attenzione fin da quando ero bambino. Si tratta di Ötzi, anche conosciuto come “Uomo di Similaun”.
Il libro che ho acquistato al museo e le stesse tavole presenti alla mostra raccontano della straordinaria scoperta ma era severamente vietato fare fotografie nella struttura così dovrete accontentarvi del racconto di un viandante…allacciate le cinture della macchina del tempo perché stiamo per andare nel…

19 settembre 1991
E’ una giornata qualunque sulle Alpi. Una giornata perfetta per una bella escursione in montagna pensarono Erika ed Helmut Simon, che proprio quel giorno si trovavano sul percorso che dal rifugio Similaun porta all’Hauslabjoch. Durante la salita, però, all’altezza del Giogo di Tisa (Tisenjoch), accadde qualcosa: i due intravidero una sagoma che sembra uscire dal ghiaccio della montagna; avvicinandosi si resero conto che si trattava di resti umani.
Proprio su quel sentiero, pochi minuti dopo, li raggiungerà l’alpinista più famoso del tempo (e forse anche dei nostri giorni). Reynold Messner, infatti, venne attirato dai Simon che gli mostrarono l’inquietante ritrovamento.
Quello che inizialmente sembrava uno sfortunato escursionista, i cui resti stavano riaffiorando a causa dello scioglimento del ghiaccio della zona, era in realtà un uomo vissuto durante la cosiddetta età del Rame, tra il 3350 e il 3100 a.C.
I resti, completamente mummificati e conservati grazie al freddo in cui erano rimasti per millenni, vennero trasportati a Innsbruck per i primi rilievi e successivamente in Italia.
Molti sono gli studi effettuati sul corpo di “Ötzi” e uno dopo l’altro, come gli indizi in un giallo di Agatha Christie, i forensi hanno riportato alla luce la vita, le abitudini e il destino di un uomo vissuto più di 5.000 anni fa.
3350 a.C (circa)
Un cacciatore, stanco e affaticato dal freddo e dai malanni si arrampica sul Giogo di Tisa; la vita sulle Alpi è dura per un uomo di 46 anni in quel tempo che noi conosciamo come “età del Rame”. Non sappiamo se stia scappando da qualcuno o se quel colpo arrivi di sorpresa: ma una freccia si conficca nella spalla sinistra di Ötzi, causando un’emorragia che si rivelerà mortale… Ötzi cade a terra, battendo la testa sulla pietra.
Finisce così la vita dell’uomo di Similaun, una vita che probabilmente sarebbe stata dimenticata, come quella di moltissimi, che nel passato hanno terminano la loro esistenza nell’anonimato, perdendosi nello scorrere dei secoli. Ma questo non è accaduto a Ötzi, i cui resti, trasportati nel ghiaccio come in una macchina del tempo, sono arrivati fino a noi, rendendo di fatto il suo corpo la mummia più antica mai ritrovata.
Nonostante si sia dibattuto molto sulle precise cause della morte dell’uomo di Similaun, è ormai evidente che gli studiosi si sono ritrovati di fronte ad un vero e proprio enigma…vecchio di cinquemila anni fa.
Chi era quest’uomo? Come viveva e si sostentava?

Il corredo
Molti indizi sull’identità di Ötzi possono essere trovati analizzando ciò che portava con sé al momento della sua morte. Vicino al corpo, infatti, sono stati rivenuti diversi oggetti: abiti, utensili, armi. Un coltello in selce, un arco con un faretra, alcune frecce pronte, altre un preparazione. Alcuni di questi erano di grande valore all’epoca, basta pensare all’ ascia in bronzo, una vera rarità ai tempi.
Proprio l’ascia, prodotta nella toscana meridionale, ha aiutato a comprendere che esistevano scambi commerciali da zone anche distanti all’epoca. Inoltre molti hanno utilizzato l’ascia come prova del fatto che Ötzi non fosse un semplice pastore o cacciatore, ma un uomo di rango sociale elevato.
Molto si è scoperto della vita di quest’uomo -e in generale delle condizioni di vita all’epoca- studiando il suo corpo anche dal punto di vista delle patologie che portava con sé: l’Uomo di Similaun non era proprio sano come un pesce! Problemi ai denti, malattie cardio vascolari, gastrite e artrite, sono solo alcuni degli acciacchi scoperti sui resti di Ötzi. Se le condizioni di salute ci raccontano quanto fosse difficile la vita ai tempi, il corpo della mummia ci racconta anche come -forse- si provava a contrastare tali malattie: un altro aspetto davvero interessante -infatti- è la presenza di tatuaggi sul corpo: Ötzi era tatuato, ed è perciò l’uomo tatuato più antico da noi conosciuto (un altro bel traguardo raggiunto dal nostro uomo dei ghiacci). Sulla pelle sono ancora ben visibili molti dei 61 tatuaggi realizzati con una tecnica diversa da quella moderna: si incideva la pelle e nell’ incisione si depositava del carbone vegetale. Ad esclusione di due croci, tutti gli altri simboli hanno forme lineari o puntiformi; la posizione, in corrispondenza delle diverse articolazioni ha fatto pensare che i tatuaggi avessero una funzione terapeutica, simile alla più moderna agopuntura.
Il museo è molto ben strutturato e racconta nel dettaglio tutti gli aspetti che abbiamo solo accennato in questo breve articolo…dal ritrovamento alla conservazione fino ad arrivare agli oggetti esposti…l’ascia in bronzo, le frecce e tutto il corredo di oggetti quotidiani che quest’uomo portava con sé nel suo ultimo giorno di vita.
Confesso che conosco la storia di Ötzi da molto tempo e che ne sono da sempre affascinato; vedere finalmente dal vivo la mummia, attraverso l’obló che la separa dai visitatori, è stato davvero incredibile, quasi come toccare con mano lo’ scorrere del tempo, qualcosa di difficile da descrivere a parole.
In fondo è bello pensare che la vita di quest’uomo morto da così tanto tempo continui ad essere studiata e ammirata da migliaia di persone ogni mese…forse è un modo di rendere omaggio ad una vita qualunque di 5000 anni fa.
– Flavio Feor
