
Chi di noi non ha mai giocato con le costruzioni da bambino, sognando di realizzare grandi castelli dove ambientare storie e leggende epiche? Beh, anche il giovane Ludovico II di Baviera (Ludwig II di Wittelsbach, 1845-1886) sognava di costruire castelli…la sola differenza è che lui l’ha fatto!
Il giovane ed eccentrico sovrano, infatti, pur salendo al trono in tempi in cui le fortezze medievali erano solo un ricordo del passato, era così affascinato dal mondo cavalleresco e dalle leggende da voler realizzare il suo castello dei sogni…E non fu il primo! Suo padre, Massimiliano II, aveva già recuperato e ricostruito il castello di Hohenschwangau, a poche centinaia di metri da Neuschwanstein.
Era tempo che K. voleva visitare il gioiello della Baviera, così questo Natale abbiamo deciso di dirigere i nostri passi a Nord (tanto per cambiare) e di varcare le Alpi per immergerci nelle atmosfere da sogno del Tirolo in inverno. Dopo il viaggio da Roma a Pfronten (circa 900 km) ci siamo riscaldati e rilassati in una taverna vicina al nostro albergo con degli ottimi Schnitzel, birra e canti tirolesi offerti dagli avventori. Con le pance piene e i cuori leggeri ci siamo diretti ai nostri letti per una meritata dormita, pronti per la meraviglia del giorno dopo.

Il castello di Neuschwanstein sorge su un’altura nei pressi di Schwangau (Füssen), non lontano dal confine con l’Austria. Al nostro arrivo il paesaggio ricorda le fiabe di una volta, la neve ricopre le montagne e le fitte foreste di abeti che ci circondano, imbiancando la salita che porta al meraviglioso maniero; si apre davanti ai nostri occhi tutto lo spettacolo di Neuschwanstein…le altre torri e le mura ricordano i racconti di Walter Disney che ci hanno accompagnato nella nostra infanzia. Non è un caso poiché il castello fu di ispirazione per molte delle fiabe Disney tra cui Cenerentola, Biancaneve, Rapunzel e La Bella Addormentata nel Bosco.

Ma torniamo al nostro re “strampalato”…si perché re Ludovico nelle cronache viene descritto come un personaggio a dir poco particolare, la sua vita e la sua passione per il folklore e la mitologia germanica gli hanno valso il titolo di “re pazzo”. Non si sposò mai, probabilmente perché non apprezzava particolarmente le donne (cosa che all’epoca non era chiaramente ben vista) e perché sin dai primi anni di regno concentrò la sua politica sulla costruzione di palazzi fiabeschi in cui vivere appartato le sue fantasie cavalleresche fuori dal tempo.
In realtà -però- L’attenzione a temi come il medioevo, la mitologia e l’amor cortese sono in realtà molto tipiche del XIX secolo e del movimento culturale famoso col nome di romanticismo. Il recupero di ambienti storici in rovina è stata una pratica diffusa in tutta l’europa, nel tardo romanticismo.
Nella storia del re bavarese, oltre all’influenza del padre, giocò un ruolo fondamentale la conoscenza con il compositore Richard Wagner, di cui fu molto amico e mecenate, tanto da dedicare un’intera sala del castello alle rappresentazioni teatrali a tema. Le tematiche wagneriane erano infatti di grande ispirazione per il sovrano -e in generale per i romantici di tutta europa. Fra tutti l’opera “Lohengrin”, il cavaliere del cigno ispirato al cavaliere del poema epico medievale “Parzival” del XIII secolo. Proprio la figura del cigno – che era tra l’altro simbolo dei signori di Schwangau- venne recuperato da Ludovico come suo animale araldico, insieme a quello del conte palatino del Reno. Questo animale compare centinaia -se non migliaia- di volte all’interno del castello di Neuschwanstein (che significa letteralmente “Nuova Pietra del Cigno”).
Ludovico II, durante gli anni del suo governo, andò sempre più allontanandosi dagli affari politici e della vita pubblica, complice la pesante sconfitta del 1866 nella “Guerra fratricida” con la Prussia, che limitò pesantemente l’autonomia della Baviera.
Neuschwanstein doveva essere il fiore all’occhiello di questo suo progetto neo-medievale. La progettazione venne affidata a Christian Jank e la costruzione del castello costò una fortuna al monarca che -ironia della sorte- non vide mai la sua opera compiuta. Ludovico infatti cadde vittima nel 1886 di un intrigo di corte e dopo essere stato diagnosticato come “folle” da una sedicente perizia psichiatrica venne rinchiuso in una fortezza vicino a Monaco di Baviera…il 13 giugno, il re prigioniero uscì nella tenuta accompagnato al medico Bernhard Von Gudden e i due vennero ritrovati misteriosamente morti nel Lago di Starnberg, forse per annegamento. Probabilmente il re tentò una fuga che finì in tragedia, oppure venne semplicemente tolto di mezzo dall’aristocrazia bavarese, scontenta di un sovrano per niente interessato agli affari internazionali, in un momento storico di grandi cambiamenti e stravolgimenti politici e tecnologici.
Arriviamo alle porte del sontuoso Neuschwanstein e attendiamo in fila il nostro turno per il tour nelle numerose stanze che compongono il complesso (circa 200). Ogni giorno il castello ospita quasi 10.000 persone perciò, le entrate sono rigidamente scaglionate, in perfetto stile tedesco. Una volta dentro il castello rivela tutta la ricercatezza e il grande lavoro realizzato sotto la guida di Ludovico: attraverso scale a chiocciola e alte torri raggiungiamo le stanze più famose e ricche, tra cui la stanza del trono: la più sontuosa di tutto il complesso, ispirata alle basiliche bizantine e ornata di absidi dorati e un imponente lampadario. Il grande assente di questo ambiente è -incredibilmente- il trono! Ludovico II, infatti, morì prima di posizionarlo nel castello.
Continuiamo la nostra esplorazione tra le stanze fino alla Camera da Letto. Qui troviamo una stanza completamente ricoperta di legno, decorata in stile gotico. Il letto in particolare è ricoperto da guglie proprio come le cattedrali medievali. Sulle pareti, la raffinata boiserie è intervallata da dipinti di August Spiess a tema Tristano e Isotta.
Tra il salone e il soggiorno troviamo un ambiente davvero particolare e inaspettato: una grotta artificiale…forse una scelta rievocativa che doveva rappresentare il monte Horselberg della saga Tannhäuser. Devo ammettere che è stata realizzata in modo davvero convincente, tanto che abbiamo dovuto chiedere alla guida se fosse una vera grotta naturale o no!
L’ultimo ambiente di cui voglio parlarvi è la Sala dei Cantori; questa è probabilmente la stanza più grande e più importante di tutto il castello di Neuschwanstein. Riccamente decorata in ogni dettaglio, La sala doveva essere utilizzata per le rappresentazioni teatrali o musicali, ma nessuna grande rappresentazione venne mai eseguita qui. Non ce ne fu il tempo, o forse l’intenzione…forse questa sala era semplicemente il definitivo omaggio del re all’epica cavalleresca e a personaggi mitologici come Lohengrin o Parsifal, il cui racconto è dipinto sulle pareti della Sala dei Cantori.

Questo “Tempio del Graal” ci ha lasciato meravigliati e grati di aver scelto di visitare un luogo speciale come questo.
Se la vicenda personale di Ludovico II non termina con il lieto fine tipico dei racconti in cui il re amava sognare di vivere, l’eredità lasciata dal sovrano è degna delle grandi storie: il castello che realizzò prosciugando il suo patrimonio è ora una perla di bellezza senza tempo che attira turisti da tutto il mondo (circa un milione e mezzo all’anno!) e costituisce uno dei più importanti indotti turistici di tutta la Baviera, rappresentando il dono inestimabile di un re incompreso al suo popolo e al mondo intero.
– Flavio “Feor” Frontaloni
Fonti: “Castello di Neuschwanstein” di Uwe Gerd Schatz

bellissima esperienza ! Spero di viverla pure io un giorno!
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