“Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza, Le radici profonde non gelano.”

Siamo stati sulle tracce di un bosco antico, una “capsula del tempo” naturale…qui sembra ancora di percorrere sentieri di altri tempi. Un ricordo meraviglioso e malinconico di tempi in cui gli alberi dominavano le pianure dei nostri territori.
La nostra escursione nel Parco dei Castelli Romani comincia nella spettacolare pianura che si apre tra i due “anelli” vulcanici e all’ombra del Monte dell’Artemisio…

Qui, secoli fa, si estendeva una foresta di querce: farnie, cerri, tigli, aceri e altri alberi meravigliosi… veri e propri giganti verdi popolavano quelli che oggi conosciamo come i Pratoni del Vivaro. Nel corso del tempo la foresta venne progressivamente ridotta e in gran parte piegata alle necessità umane…come ad esempio la coltivazione di castagni per le botti da vino. Oggi di quella maestosa foresta sopravvive un bosco di circa 70 ettari chiamato “Bosco del Cerquone”.
I nostri passi hanno attraversato la verde valle dei Pratoni del Vivaro che si è aperta davanti ai nostri occhi ricordando i paesaggi della Contea di tolkieniana memoria.
Arrivati al limitare del bosco abbiamo costeggiato il versante est e proseguito fino al Monte Fiore, vicino a Rocca Priora, un’altura piuttosto bassa ma interessante per la meravigliosa vista sulla valle sottostante.

Riscendendo dal Monte Fiore ci siamo diretti di nuovo verso il bosco, stavolta con l’intenzione di attraversarlo nel mezzo. Se all’inizio il sentiero è circondato da vegetazione di arbusti, alberi giovani e non particolarmente grandi, più ci si addentra nel cuore del bosco e più ci si cala nell’atmosfera di un mondo antico e di una natura ancestrale…querce monumentali svettano qua e là come pilastri che sembrano sorreggere il cielo e tutto è ricoperto dal muschio tipico delle foreste più incontaminate.
È emozionante avvicinarsi a questi esemplari secolari e si comprende perché molti popoli antichi venerassero queste creature come espressioni viventi del divino.

La storia -antichissima- dei Castelli Romani è ricca infatti di riferimenti a “Boschi Sacri” utilizzati per i culti della Dea Diana, alla quale era dedicato il vicino tempio.

Lungo il percorso abbiamo incontrato anche un gigantesco albero caduto e non abbiamo resistito a farci fotografare con esso…testimone di secoli andati e oggi terreno fertile per nuovi abitanti del bosco…
I nostri passi viandanti ci hanno infine portato fuori dal bosco, lasciandoci addosso la sensazione di essere usciti da un ambiente in cui uno strano sortilegio abbia sospeso il tempo.
Affianco a questo abbiamo constatato la forte presenza umana che purtroppo caratterizza la zona: in particolare si trovano spesso incuria e immondizia sui sentieri, soprattutto sul confine del bosco e questo ci ricorda quanto sia importante proteggere ambienti come questi, vere e proprie perle naturali a pochi chilometri dalla metropoli.

– Flavio “Feor”
