Viaggio nel cuore dell’Impero Celeste

Questo articolo è stato scritto da Lorenzo Landriscina, amico e membro della nostra associazione, dopo un viaggio in Cina a cui ha preso parte nell’agosto 2025. Se volete ammirare le meravigliose foto scattate in quella e in tante altre occasioni cliccate sul link per seguire la sua pagina!

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Cosa mi ha portato ad affrontare un viaggio dall’altra parte del mondo?

Non è facile a dirsi, ma spero, con questo piccolo “diario di bordo”, di introdurvi al fantastico mondo della Cina!

Difficile perché le ore in aereo sono tantissime (11 all’andata e 14 al ritorno, con uno scalo interno) o anche perché, per esempio, questo è un paese poco battuto dalle mete “turistiche”. Le ragioni per la quale è ancora presto per parlare di “sdoganamento” del paese come meta per viaggi è anche legato alla concezione che l’Occidente ha della cina a livello socio-economico. 

In genere i luoghi dell’estremo Oriente di cui si sente parlare nei discorsi di viaggio sono prima di tutto il Giappone, che aspira, tristemente, ormai, a diventare un luogo talmente sdoganato da portare all’affiancarsi al concetto di “vetrina”, sperando vivamente che ci siano dei cambiamenti nel corso del futuro. Invece la Cina, che vanta delle dimensioni superiori a quelle del continente europeo, è poco frequentata: sia a causa della chiusura del Paese nei confronti del mondo che del contrario. Anche le questioni geopolitiche che la contrappongono agli Stati Uniti, e in generale, all’Occidente, hanno portato a ciò. Ed è proprio questo che mi ha spinto a voler vedere un mondo così poco “occidentale”: l’impressione generale che ho avuto è di essere andato su un pianeta diverso dal nostro, seppur siano presenti numerose caratteristiche occidentali. Anche il fatto di vedere un paese governato da un Partito Comunista mi ha incuriosito molto, seppur il capitalismo più sfrenato sia penetrato con tutti i suoi difetti. Ma oltre alle questioni prettamente socio-politiche ciò che mi ha spinto di più sono quelle di natura storica: la Cina infatti vanta un impero nato addirittura prima di quello romano e una storia più che millenaria.

Nel corso del mio viaggio ho avuto l’occasione di vedere numerosi reperti storici appartenenti al passato, ma questi quando sono stati ritrovati? Andando a spulciare i testi di Storia della Cina ho appreso che molti di qusti sono emersi dall’oblio della terra in anni recenti. Tutto ciò mi ha fatto pensare al fatto che il passato della cultura cinese abbia un fondamento portante nella tradizione socio-culturale piuttosto che nell’iconografia e architettura. Il famoso sito archeologico dell’esercito di terracotta vicino Xi’an (provincia dello Shaanxi), per esempio, è venuto alla luce nel 1974 grazie al fortunato contadino Yang Zhifa.

In questo contesto è difficile non citare “La Città Proibita”, diventata museo nel 1925 e prima inaccessibile alla popolazione in quanto residenza dell’imperatore. Mentre il famoso esercito venne fatto edificare dal primo imperatore cinese, ovvero Qin Shi Huang oltre duemila anni fa, la residenza imperiale venne fatta erigere dalla dinastia Ming dal 1406 al 1420. Questi due siti hanno un’importanza fondamentale, proprio perché il primo lo possiamo considerare testimonianza della nascita della Cina imperale e il secondo la chiusura di questa fase storica, infatti l’ultimo imperatore della Paese e della dinastia Qing risiedeva in questo palazzo. L’idea di meraviglia, però, nel vedere quei due luoghi, è stata la stessa: è come avere a che fare con delle opere monumentali di cui in Occidente si sa poco. Ci sono altri “colossei” in altre parti del mondo, e chi l’ha eretti ha avuto sentimenti diversi da quelli dell’Occidente, di mostrare la proprio magnificenza nei confronti del Mondo, stesso che per loro aveva termine ai confini delimitati all’antico impero cinese.  

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Quando sono andato ad aprire il volume “Storia della Cina” scritto da Sabattini e Santangelo avevo un’fumosa idea di cosa fosse stata la Cina storica: un grande impero posto nell’estremo Oriente messo in piedi da menti ingegnose che hanno fatto dono all’umanità di tante scoperte utili per la vita pratica; la carta è un esempio pregevole di tali invenzioni senza tempo. L’idea vaga di cosa fosse stata questa entità politica aleggiava in me e non potevo sapere quello che poi avrei letto: guerre tra regni, grandi dinastie, contatti con popolazioni a me sconosciute, ma anche grandi similitudini con l’Impero romano: la religione di età medievale e il rapporto con i “barbari”. Addirittura troviamo un fattore di continuità, in età imperiale avanzata. Ne è sicuramente un esempio il tentativo di riconoscimento di legittimazione da parte di varie dinastie tramite ipotetici legami di continuità con il passato: in Occidente i Bizantini e in Oriente i sovrani delle dinastie meridionali che si succedono a Nanchino. 

Particolarmente importante per un viaggio in Cina è evidenziare, sotto il punto di vista storico, più personaggi del mondo politico: prima di tutto il fondatore e unificatore della Cina, ovvero l’imperatore Qin Shi Huang (anni in carica 221 a.C. – 210 a.C.), “primo imperatore della dinastia Qin”: Qin è il nome dal quale la Cina prende il suo nome. Seppur alcune tra le maggiori attrazioni storiche appartengano a quest’ultimo, la maggior parte dei palazzi visitabili sono accostabili a dinastie di età “moderna”, come quella Ming (1368 – 1644) e Qing (1644 – 1911). Infine, come riferimento fondamentale troviamo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese (1949) da parte del Partito Comunista di Mao Tse-Dong, che tutt’ora governa il paese.  

Come confermato dalla guida a Xi’an, l’esercito di terracotta venne fatto edificare per difendere l’Imperatore nell’aldilà e per fare da guardia alla sua salma. E’ veramente stupefacente ammirare un’opera così vasta e meticolosa, infatti ogni soldato ha un viso diverso: sembra che tutte le statue vennero scolpite a immagine e somiglianza di ogni soldato dell’esercito originale. Il sito archeologico è diviso in tre parti: la prima è la stanza più grande, dove troviamo, allineati, tutti i soldati. Nella seconda stanza troviamo i Generali accompagnati da dei cavalli e nella terza un’area archeologica dove gli scavi sono ancora in corso, sperando che emergano il più presto possibile altre meraviglie legate a quest’opera. La prima sala è sicuramente quella che ho gradito di più, sia per il numero di soldati sia per l’impressionante grandezza della location. Non deve stupire che questo monarca abbia fatto edificare un esercito completo solamente per lui: infatti Qin Shi Huang è anche colui che ha voluto la costruzione della Grande Muraglia Cinese contro le tribù di cavalieri nomadi provenienti dal nord chiamate Xiongnu, complesso architettonico considerato tra le grandi meraviglie del genere umano. Le mura sono percorribili a meno di 90 Km da Pechino. Il primo imperatore della dinastia Qin era un politico che amava agire in grande e lasciare un’indelebile traccia nella storia umana. Ossessionato dalla grandezza in vita, una volta unificata la Cina, si autoattribuì il titolo supremo di Huangdi, traducibile con “imperatore”. Non impressiona che Borges dedicò un racconto su di lui dove descrisse la sua volontà di bruciare i libri scritti prima del suo arrivo al trono che trattassero del tempo passato: prima di lui la Storia non doveva avere inizio. 

Un esercito per l’aldilà
Foto dalla Grande Muraglia Cinese

Nel corso del mio viaggio ho visto numerosi palazzi imperiali, il più maestoso tra questi è sicuramente la Città Proibita, realizzata nella capitale. Questa è accessibile dalla famosissima Piazza Tienanmen (“Luogo della Pace Celeste”), simbolo delle proteste studentesche del 1989 durante il mandato presidenziale di Deng Xiaoping. La piazza venne fatta edificare nel 1417 dalla dinastia Ming, la stessa che fece costruire il complesso del palazzo imperiale. Da sottolineare la prossemica non casuale tra le due attrazioni: infatti Pechino, essendo una metropoli dalle enormi dimensioni, usufruisce di ben 29 linee metro, ciò significa che per andare da una punto all’altro può essere impiegato anche più di un’ora. La residenza imperiale, visitandola, rivela tutta la sua grande maestosità, tanto che è facile essere colti da un sentimento di spaesamento per la sua ripetitività e vastità: la “città” si compone di 980 edifici per un totale di 8707 camere e 720.000 mq che ne fanno l’edificio più grande al mondo. Dall’entrata, ovvero dalla “Hall of Martial Valour” fino all’”Imperial Garden”, ovvero l’uscita, si assiste compulsivamente, a piazze, collegate l’une alle altre, accerchiate da edifici imponenti, molto simili nell’estetica, ma diversi nella loro mansione ed importanza: infatti il loro peso è rilevato dal numero di statue di draghetto poste sugli angoli dei tetti, per una scala di grandezza che va da uno a dieci. Decisamente suggestivo è immaginare come nel passato questi luoghi siano stati vissuti, oltre che dall’imperatore, dai funzionari di corte, dagli eunuchi, dalle concubine e dai ministri dell’impero. E’ complicato figurarsi come uno spazio così ampio abbia potuto essere a disposizione di così poche persone. Ogni “piazza” presenta un proprio nome, infatti in ordine troviamo nome, come per esempio: “hall of Martial Valour”, “Hall of supreme Harmony”, “hall of middle Harmony”, “hall of preserving Harmony et simila.

Rito nel Tempio taoista di Ping’Yao

L’arrivo a Pechino è stato solo il termine di un viaggio itinerante che mi ha permesso di esplorare zone meno conosciute della Cina, a partire da parchi naturalistici fino a giungere a città intere poco note, le quali sono dei veri e propri musei a cielo aperto. Il mio viaggio è partito da Shanghai, polo economico della Cina. Questa città presenta molte contraddizioni che sono ravvisabili in tutto il paese. La più palese di queste è il grande centro caratterizzato da enormi grattacieli e numerosi palazzi popolari che costeggiano tutti il resto della città. La maggior parte dei palazzi a scopo abitativo è composto da 25 piani: il fatto che siano ognuno in prossimità dell’altro rende l’atmosfera della megalopoli decisamente claustrofobica. Il grattacelo più alto prende il nome di “Shaghai Tower”, dalla cima è possibile ammirare l’impressionante estensione di Shanghai ma anche l’inquinamento delle acque del fiume Huangpu che passa nei pressi del “Bund”, ovvero il cuore finanziario della città. La Torre è stata inaugurata nel 2016.

Shangai

In questo immenso agglomerato urbano ho avuto anche l’occasione di visitare il “Jade Buddha Temple”, costruito tra il 1918 e il 1928. Il luogo di culto è contraddistinto da cinque statue di Buddha originali portate dal monaco Hui Gen tornato da un pellegrinaggio in Tibet alla fine del XX secolo. Nel corso del viaggio ho incontrato numerosi tempi buddisti, ma questo presenta una sua straordinarietà: è completamente contornato da edifici popolari di almeno 20 piani ciascuno. Dunque è indescrivibile trovarsi nel cuore del tempio, accerchiato da tetti spioventi in pieno stile orientale-tradizionale e palazzoni grigi e cupi che li sovrastano. 

Il contrasto tra il tempio e la metropoli

Nel corso del mio viaggio per la Cina ho visto numerosi luoghi di culto: principalmente Buddisti, seguono quelli Taoisti e Confuciani. Almeno due volte mi è capitato di incrociare anche delle chiese cristiane (a Pechino e Shanghai). Quelli che ho trovato più suggestivi sono: Il tempio buddhista di Tianmenshan sul Monte Tianmen (Provincia dello Hunan), il tempio buddhista sospeso di Xuankong vicino Datong (Provincia dello Shanxi) e, nella stessa città, ammirare il complesso buddista caratterizzato dalla Yingxian Pagoda. Mentre il primo (edificata nell’870 d.C., epoca della dinastia Tang) mi ha suggerito un certo impatto per il fatto di trovarsi avvolta nella nebbia in cima a un monte e nel quale venivano riprodotte musiche tipiche, il secondo è definito da un’architettura e una storia decisamente originale: la struttura è costruita sulla parete di un dirupo, sorretta da 27 lunghi trampoli di supporto, sospesa a 75 metri d’altezza. L’edificio è caratterizzato da corridoi stretti e passerelle traballanti, ma ciò aiuta a rendere l’atmosfera più suggestiva e mistica. Lo stabile richiama tantissimi visitatori, perché contiene anche riferimenti alle altre due più importanti religioni del paese, ovvero il Taoismo e il Confucianesimo. La leggenda narra che venne costruito da un solo monaco chiamato Liaoran a partire dal 491 d.C., durante la dinastia degli Wei Settentrionali. Trovarsi in bilico su questo palazzo è sconsigliabile a chi soffre di vertigini, come molte altre attrazioni della Cina. Il terzo, infine, riguarda il complesso architettonico dominato dalla Pagoda Xiangxian. Questi tipi di “obelischi” o di edifici che si sviluppano in “verticale”, oltre a suscitare grande fascino per via della loro particolare forma, hanno una grande storia alle spalle. In Cina non è difficile imbattersi in tempi buddisti caratterizzati da questo tipo di costruzioni simili a torri, i quali sono molto diffusi in estremo Oriente e in sud est asiatico. Queste sono un’evoluzione dello Stupa Indiano e hanno una funzione principalmente religiosa, di orientamento buddhista. Sicuramente si sono diffuse a partire dall’inizio del Medioevo Cinese (220 d.C – 589 d.C.), epoca nel quale il Buddhismo penetrò in Cina e divenne religione organizzata. Questa in particolare venne eretta durante l’epoca nella quale regnava la dinastia Liao (916 d.C. – 1125 d.C.) e ciò la rende la più antica di tutto il paese. Inoltre gode del primato di essere la più alta di tutta la Cina con i suoi 67,31 mt di altezza. Nonostante sia costituita da 9 piani, l’ingresso è consentito solamente al primo, dove è possibile ammirare una maestosa statua di 11 metri di Sakyamuni, conosciuto in Occidente come Gautama Buddha o Siddharta Gautama. 

Il tempio Buddhista sul Monte Tianmen
Tempio sospeso a Datong
La pagoda di Yingxian

Nella stessa area di Datong è possibile visitare anche le Yungang Grottoes: in sostanza si tratta di un sito di 252 grotte e 51.000 statue di Buddha. Vennero scolpite durante il regno della dinastia Wei Settentrionale.  Tutto ciò ricorda il Buddha gigante di Leshan che si trova nel Sichuan e le Grotte di Longmen, purtroppo non visitate dal sottoscritto. Tornado a noi, queste sono considerate l’apice dell’arte buddista cinese e rappresentano il più alto livello della scultura mondiale del V secolo. In origine ne erano solamente 5, le quali, attualmente, sono le grotte dalla 16 alla 20. Il processo di scavo venne compiuto in un arco temporale di 70 anni. La maestosità di tale opera sta nella sua continuità spaziale: le grotte sono interconnesse. Infatti dall’alto è possibile ammirare un complesso unico di caverne. Decisamente suggestivo e accattivante le varie statue dei Buddha collocate nelle carne, le quali presentano un altezza spropositata. La statua più alta si trova nella grotta n.20, infatti qui la figura di Buddha presenta un’altezza di 13,5 mt. La cosa ancora più interessante è vedere come queste statue incavate nella roccia presentino in tutti i lati altre sculture raffiguranti altri elementi votivi o buddha di ogni tipo. Se il sito è stato posto sotto tutela dall’epoca di Mao, è impressionante vedere accenni di colore sulle pareti, segno del restauro nei secoli.  

Decorazioni nelle Grotte di Yungang

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Ogni luogo menzionato nell’articolo è meta di migliaia di turisti o visitatori annui e stagionali, per la maggior parte di origine interna. Infatti la maggior parte vengono da tutta la Cina per vedere questi luoghi incantevoli, ed è molto raro trovare dei visitatori europei. Per ciò le norme di sicurezza e molti altri piccoli dettagli sono impostati secondo canoni a noi sconosciuti o che possono risultare bizzarri. Sovente ci siamo trovati davanti a persone del luogo che ci hanno chiesto delle foto insieme perché “Occidentali”, sia in siti da visitare che per le strade delle grandi città. Altra informazione fondamentale da sapere prima di un viaggio in questa terra è il proverbiale caos che pervade sia i siti di interesse culturale che non. La popolazione è estremamente numerosa, conta 1 425 360 912 ab. (2023 stim.); inoltre, al contrario di ciò che si può credere, molto spesso noi occidentali tendiamo a confondere Cina e Giappone: la Cina è un posto estremamente disordinato e caotico, è facile ritrovarsi immersi in mezzo a folle di gente dove si sentono urla o megafoni accesi, persone che nella folla spingono senza chiedere scusa o ti spostano intenzionalmente.

Ma un viaggio è corroborato da kilometri da percorrere, da mezzi più variegati possibile per raggiungere mete e da tanta fatica (piacevolmente accumulata) fisica. Con gli autobus, ma anche con i treni alta velocità, ho avuto l’occasione di vedere le campagne e le formazioni naturali presenti soprattutto al sud della Cina, dove si trovano dei parchi naturalistici molto interessanti e decisamente diversi da ciò che è possibile ammirare in Occidente. Due siti, in particolare, sono degni di nota: ovvero il Parco Forestale Nazionale di Zhangjiaje (provincia dell’Hunan) e le formazioni rocciose che caratterizzano il “Guangxi Guilin National Forest Park” (provincia del Guangxi). Queste due provincie sono poste al sud, la seconda addirittura al confine con il Vietnam, per ciò il clima presenta caratteristiche simili a quello del sud-est asiatico: temperature di minima di 38/40 gradi, pioggia tropicale improvvisa, quanto pervasiva, e tantissima umidità. Il primo parco naturale è famoso per aver ispirato le montagne del film “Avatar”, il secondo per aver ispirato Akira Toriyama nella creazione del mondo fantastico nel quale è ambientato “Dragon Ball”, in particolare la prima serie tv. Mentre il primo presenta anche innovazioni da un punto di vista tecnologico, come l’ascensore all’aperto più alto del mondo e un ponte di vetro trasparente mozziafiato, i quali permettono una panoramica spettacolare sulle montagne, il secondo è dal respiro più tradizionale. L’altezza delle prime concede la visione di ampi spazi, la seconda, invece passeggiate in bicicletta in riva al fiume Li. Purtroppo, parlando di quest’ultima, il paradiso terrestre che viene illustrato dalle fonti che abbiamo viene in contrasto con la realtà, l’agglomerato urbano sta divorando queste formazioni rocciose che dalla base delle sue formazioni, in alcuni casi. “La loro conformazione geologica risale a trecento milioni di anni fa, all’era paleozoica, quando l’intera regione giaceva sotto le distese oceaniche”. In sostanza, per un’escursione vera e propria è decisamente più consigliabile e suggestivo il parco naturale di Zhangjiaje. Qui ci troviamo di fronte a un parco vero e proprio con i suoi percorsi escursionistici, mentre il secondo ha più l’impressione di essere un’attrazione turistica fine a se stessa dove si offrono il classici giri in zattera o in bicicletta. Senza nulla togliere alla bellezza intrinseca delle montagne.

Zhangjiaje
Fenghuang
Guilin

Non solo grandi siti naturali e megalopoli caratterizzano il territorio cinese, bensì anche piccole città che stanno richiamando turismo interno e, in piccola parte, quello internazionale. Infatti, il luogo per cui ho trovato più meraviglia è la piccola città di Fenghuang, situata nella provincia dell’Hunan. All’arrivo in luogo siamo stati accolti dalla proverbiale pioggia tipica di questa regione, nonostante ciò siamo rimasti davvero sbalorditi dalla magnificenza del luogo, soprattutto di sera: la città viene illuminata sulla riva del fiume Tuojiang, in modo che le luci proiettate dai palazzi si riflettano sul fiume. Il risultato è decisamente sbalorditivo e non può che far rimanere a bocca aperta chiunque visiti la città. Non è raro trovare a Fenghuang donne vestite in abiti tradizionali del popolo “Miao” che la abitava nel passato e nel presente. Lo straordinario ponte centrale poi è il punto culminante della bellezza che pervade questo luogo ancora incontaminato. Inoltre è l’unico posto da me visitato dove si possono trovare come cibo da cavallette a scolopendre e scorpioni. Oltre al centro storico è possibile perdersi per le vie della città “nuova”, dove però elementi della storia passata sono facilmente ravvisabili, come per esempio tempi taosti e pagode.

Il Ponte di Fenghuang
Il fiume della città

Sostanzialmente, per chiosare la cronaca di questa esperienza, la Cina è un luogo dove sia amanti del trekking, che della Storia possono trovare ciò che cercano. Forse è ancora più accattivante rispetto ad altre mete per il semplice fatto che è un luogo dove ancora si può trovare fascinazione per paesaggi e luoghi sostanzialmente ancora preservati e non trasformati dal turismo selvaggio di matrice occidentale. Purtroppo la vastità del territorio Cinese non permette a un viaggiatore tout-court di esplorarla nel dettaglio. E’ molto più facile trovare luoghi incantevoli quasi per caso, durante il viaggio, ma ciò che è inatteso è sempre più bello di ciò che già si conosce.

– Lorenzo Landriscina

Note:

  • 1 “Storia della Cina”, Edizioni Laterza, 1986: “Al crollo dell’Impero Han corrisponde quello dell’impero romano: le due più estese formazioni statali dell’antichità si disgregano sotto la spinta di fattori interni ed esterni […] Il venir meno delle istituzioni imperiali comporta in entrambi i casi il declino irresistibile dell’ideologia che ne legittimava l’esistenza. Il vuoto viene colmato, sia in Occidente che in Cina, da religioni straniere universalistiche, che indicano a ciascun individuo la via della salvezza e della redenzione: Il Cristianesimo da un lato e il Buddhismo dall’altro.  […] C’è poi da ricordare il contributo dato dai “barbari” dapprima all’abbattimento dell’antico sistema politico-istituzionale e quindi alla creazione di un nuovo sistema, dominato da un’aristocrazia guerriera che rappresenza una sfida costante nei confronti del potere centrale.
  • 2 Ivi, pag. 117: “I caratteri <<Huang>> e <<Di>> erano stati usati fino ad allora per indicare i sovrani della più remota antichità, quelli che avevano dato origine alla civiltà umana”.
  • 3 J.L.Borges, “Altre Inquisizioni”, Universale Economica Feltrinelli, 1963, pag. 9: “Lessi, giorni addietro, che l’uomo che ordinò l’edificazione della quasi infinita muraglia cinese fu quel Primo Imperatore, Shih Huang Ti, che dispose anche che venissero date alle fiamme tutti i libri scritti prima di lui […] Bruciò i libri, perché l’opposizione invocava la loro testimonianza per elogiare gli antichi imperatori. [..] Shih Huang Ti, secondo gli storici, proibì che si menzionasse la more e cercò l’elisir dell’immortalità […]
  • 4 “Storia della Cina”, pag.  249 – 250: la dinastia Tang resse il trono dal 618 al 907. Il fondatore della dinastia fu Li Yuan. “Benchè la genealogia ufficiale dei Tang facesse discendere la Casa imperiale da una nobile famiglia di epoca Han, è molto più probabile che tra i suoi antenati si debbano porre i generali degli Wei Settentrionali Li Chuguba e Li Maide, i cui nomi personali denunciano un’evidente origine <<barbara>>, quasi certamente Xianbei”
  • 5  Periodo delle dinastie del Nord e del sud, nella quale la Cina si trovò divisa effettivamente in due entità geopolitiche.
  • 6  Ivi, pag. 385: ”La situazione si era fatta più complessa nel Medioevo, per la formazione, nel Nord, di regni barbarici sempre più integrati […] Questa tendenza  continuò con l’emergere di popolazioni più o meno sinizzate, in quanto influenzate da un periodo più o meno lungo di scambi commerciali , dalla presenza di immigrati cinesi nei loro territori, e da intense relazioni politiche e culturali con l’Impero. Queste popolazioni riuscirono ad impadronirsi di parti del territorio cinese, e sorsero così l’impero Quidan dei Liao. L’Impero Jin dei Nuzhen, e infine, l’Impero Xi Xia. […] Il termine Quidan (Kitan) indicava una confederazione di otto tribù, stanziate originariamente lungo il corso superiore del fiume Liao. Tali tribù, già conosciute a partire dal IV sec., erano nomadi e dedite all’allevamento […].”
  • 7 https://travelandmarvel.com/buddha-gigante-di-leshan-cina/
  • 8 https://italian.cri.cn/2023/03/02/ARTIzm91EvUHKVe09VEx7Iuk230302.shtml
  • https://www.worldometers.info/world-population/china
  • 10
  •  https://it.wikipedia.org/wiki/Ascensore_Bailong
  • 11
  •  https://www.sac-cas.ch/it/le-alpi/sognando-i-monti-di-guilin-cina-12779/#:~:text=La%20loro%20conformazione%20geologica%20risale,soffice%20roccia%20soggetta%20all’%20erosione.

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