Di pozzi ‘magici’, scale a ‘chiocciola’ e archetipi.

La Scala Elicoidale di Giuseppe Momo

“La conoscenza che la geometria cerca è quella dell’eterno.” (Platone)

Cari Viandanti, oggi introduciamo il nostro articolo con un quesito: vi siete mai imbattuti in qualche scala a chiocciola? Vi è mai capitato di affacciarvi dall’alto di una grande scala elicoidale… o di gettare lo sguardo in un pozzo profondissimo come quello di San Patrizio? Ebbene, quella sensazione che ogni umano prova quando si approccia ad opere grandiose e misteriose per molti versi può variare da individuo ad individuo…ma quello che accomuna tutti è quel senso di inafferrabile…di vasto…di cui si sente di essere entrati a fare parte anche solo per un istante…un istante che era stato pensato e progettato da qualcuno in un tempo che era e che non è piú…di cui resta tuttavia la gloria del progetto, l’effetto disarmante che regala a chi guarda…e la storia intrisa di significati che è tutta da scoprire… Approfondiamo dunque e colleghiamo opere la cui storia non ha un nesso (apparentemente) ma che sono intimamente sorelle per quell’aspetto non trascurabile che è la loro FORMA!

La scala di Momo in costruzione

Il 7 Dicembre 1932 veniva inaugurata la splendida Scala Elicoidale di Giuseppe Momo, che fu per molto tempo utilizzata come via di accesso indipendente ai Musei Vaticani e di cui oggi rappresenta l’uscita. Sulla balaustra in bronzo decorata sulle due facce dallo scultore Antonio Maraini, troviamo lo stemma ridondante di papa Pio XI, il quale commissionò il progetto all’architetto vercellese Giuseppe Momo, in seguito ai Patti Lateranensi del 1929. La forma cilindrica fu scelta per una serie di ragioni tecniche, tra le quali spicca la sicura uniformità di resistenza. Allo scopo di facilitare la circolazione dei visitatori furono ideate due rampe parallele separate, come già il Sangallo aveva felicemente adottato per il noto Pozzo di San Patrizio in Orvieto tra il secondo e il terzo decennio del 1500. Così la scala è formata di due rampe elicoidali parallele; una per i visitatori che salgono, l’altra per quelli che scendono. Si praticò uno scavo della profondità di 24,50 metri di cui il pozzo era di 18. La grande particolarità di queste rampe è che non si sovrappongono perpendicolarmente, ma rimangono arretrate mano a mano, le une alle altre. Per il tracciamento della spirale secondo la quale si svolgono le rampe della scala, si studiò un apposito apparecchio detto ‘compasso tracciatore’ (immaginiamo un compasso gigante). Dopo questa prima fase venne costruito il cono rovesciato in cemento armato e successivamente la rampe.

Il Pozzo di San Patrizio


La forma della spirale non è nuova in questi luoghi. La Scala del Bramante, progettata dallo stesso su richiesta di papa Giulio II nel 1500, rappresenta il più grande esempio a cui ispirarsi. Si tratta di una spoglia torre in laterizi a base quadrata contenente un cilindro cavo, nel quale si svolge una spirale di 21 metri di altezza. In ogni giro Bramante posizionò otto colonne, ad eccezione dell’ultimo che ne ha quattro, fatto che ‘inganna’ chi guarda, con un effetto ottico che vuole stupire e disorientare.

La Scala del Bramante


Il principio costruttivo si fonda sull’uso di solidi geometrici: la torre è un parallelepipedo, la scala un cilindro, il cerchio é diviso per un multiplo di 4, ovvero 8 settori circolari, rispettando il principio vitruviano. Le scale a chiocciola vennero ideate e realizzate in passato per salire sulle torri e accedere ai palazzi senza attraversare l’entrata principale, quindi talvolta si trattava di entrate ‘private’. Inoltre la loro funzione era quella di utilizzare il minore spazio possibile.
Ma oltre alla maestria dei grandi ingegneri antichi, qual’è il significato simbolico della forma della cosiddetta scala ‘a chiocciola’?La spirale è stata utilizzata da artisti, architetti ed ingegneri attribuendole una molteplicità di significati diversi e questo simbolo ha letteralmente attraversato la storia. Essa è una linea infinita come la retta, ma caratterizzata da un andamento circolare. Un archetipo del divenire in continua evoluzione.
Del resto oggi sappiamo che quella è la stessa forma del nostro DNA.

La Spirale Elicoidale è stata usata per rappresentare la Ciclicità della vita e il potere della forza vitale. Nel Pozzo di San Patrizio, con i suoi 54 metri di profonditá, questa forza vitale è rappresentata dalla riserva d’acqua per cui fu progettato e costruito. Papa Clemente VII infatti lo commissionò ad Antonio da San Gallo il Giovane per tutelarsi in caso di calamitá o assedio.​ Sull’ingresso del pozzo troviamo la scritta “quod natura munimento inviderat industria adiecit” che significa “ciò che non aveva dato la natura, procurò l’industria” per celebrare l’ingegno umano come abile mezzo in grado di sopperire le carenze della natura.

Il pozzo fu dedicato a San Patrizio nell”800 quando i frati del Convento dei Servi si ispirarono alla leggenda del santo irlandese, che amava ritirarsi in una grotta definita ‘senza fondo’, paragonata alla porta del Purgatorio…oltre il quale…dopo un lunghissimo viaggio di sofferenza, si sarebbe trovato il Paradiso.

Tutto torna dunque ad un messaggio di Nuova Vita…

Nell’arte cristiana dei primi secoli, il riutilizzo degli elementi dell’arte funeraria romana determina l’evoluzione del significato della spirale, che si collega a quello dell’Acanto e della Vite, ovvero della Rinascita, della Creazione, e della continuità ciclica.

Sarà per questo che per​ ‘Pozzo di San Patrizio’ si intende una riserva misteriosa e sconfinata di ricchezze, salvo poi con la stessa espressione definire un qualcosa in cui si investono risorse ed energie, ma inutilmente, perché non si riempirebbe mai.

Sembra che l’infinito sia la chiave di volta inafferrabile dalla mente umana…eppure grazie a questi geni dell’architettura l’occhio umano può catturarne uno scorcio…e a sua volta…esserne completamente rapito.

La Geometria è nel tutto.

Provare per credere…

– Jera

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