
Sembra che gli etruschi, popolo enigmatico e ancora –per molti aspetti- avvolto dal mistero, avesse un particolare legame con la figura della sfinge.
Le sfingi, esseri mitologici dall’aspetto per metà umano e per metà leonino, popolano l’immaginario umano da migliaia di anni (la più antica scultura che ne rappresenta una è stata scoperta nell’odierna Turchia e risalirebbe a diecimila anni fa). Tra le più famose sculture di sfinge che conosciamo c’è sicuramente la Grande Sfinge di Giza, un’enorme statua posta a protezione delle Grandi Piramidi egizie. Il ruolo “difensivo” delle sfingi presso gli egizi è attestato dalle innumerevoli sculture posizionate all’ingresso di tombe e templi. Oltre alle antiche genti del Nilo, un altro popolo che diede grande importanza a queste figure fu quello greco. Per gli elleni, però, la sfinge non possedeva caratteristiche positive, ma era simbolo infausto e distruttivo: lo stesso termine “Sfinge” deriva dal greco “Σφίγξ” che significherebbe “strangolatrice”. Figlia di Echidna e Ortro (o di Tifone), famoso il ruolo di questa figura nel celebre Mito di Edipo, nel quale il mostro era posto a guardia della città di Tebe e domandava un indovinello a chiunque avesse voluto entrarvi.
“chi, pur avendo una sola voce, si trasforma in quadrupede, tripede e bipede?”
Il mito racconta che la sfinge strangolasse o sbranasse chi avesse risposto in modo errato.
Quando Edipo risolse l’indovinello affermando che fosse l’uomo ad avere le qualità descritte dal mostro, si racconta che la sfinge si uccise lanciandosi da una rupe. La fine del demone viene così ricondotta alla scomparsa delle cosiddette divinità “ctonie”(divinità ancestrali e antichissime) in favore del nuovo pantheon dell’Olimpo.
Gli etruschi avevano un debito elevato nei confronti della cultura greca e, oltre ad arte, architettura e molto altro, probabilmente entrarono in contatto anche con la figura mitologica della sfinge alata.

(https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Photo_Paolo_Villa_VR_2016_(VT)_F0163976tris_Palazzo_Vitelleschi,_Sfinge,_bassorilievo_a_scala_in_nenfro,_arte_etrusca_arcaica,_Tarquinia.jpg)

Di sculture di sfingi etrusche ne sono state trovate numerose: in particolare una proveniente da Vulci e ritrovata a Montalto (risalente al 550 a.c.), una risalente al V secolo ritrovata nel tumulo di Poggio Gaiella (quella che è tradizionalmente riconosciuta come la tomba del celebre Re Porsenna), un’altra -forse la più famosa- è stata scoperta presso Chiusi: una figura alata con volto femminile e corpo di leone.
Quale sia il legame tra questa creatura mitologica e l’antico popolo dei “Rasna” è ancora un mistero. Con ogni probabilità, considerata la posizione delle sculture ritrovate (quasi sempre nei pressi di tombe di alto rango), il ruolo della sfinge nel mondo etrusco era quello di “guardiana”, a metà tra il mondo dei vivi e quello dei morti: una figura ferma come la pietra ed enigmatica come lo sguardo con cui è stata sempre raffigurata , con l’eterno compito di sorvegliare certi confini sacri e antichi come il mondo stesso.
– Feor
