La caccia selvaggia

Cos’è la caccia selvaggia?

È un soggetto mitologico ricorrente nella tradizione folkloristica del nord e centro Europa. La caccia selvaggia era rappresentata come uno spaventoso corteo composto da cavalieri spettrali che cavalcano i propri destrieri nel cielo notturno, intenti in una furiosa battuta di caccia.

Avvistare questa apparizione sovrannaturale era sinonimo di grande sciagura: la caccia selvaggia, infatti, -in tutte le culture in cui se ne trova traccia- è presagio di catastrofi. Essa simboleggia l’arrivo imminente di una guerra sanguinosa, di una devastante carestia, oppure di inverni particolarmente rigidi.

Alcune caratteristiche variano in base alla cultura da cui viene tramandata: a guidare il gruppo di cacciatori, ad esempio, è Odino in Scandinavia, Wotan in Germania, Artù (o un re gallese) nell’area celtica.

In altre versioni l’arrivo di questa processione sovrannaturale è anticipata dal vento gelido o da urla impressionanti. Viene anche tramandato che chi aveva la sfortuna di trovarsi sulla pista dei cacciatori veniva rapito e portato nell’oltretomba insieme alla stessa masnada di cavalieri.

 Åsgårdsreien di Peter Nicolai Arbo, raffigurante la caccia selvaggia

Il fenomeno sembra essere legato anche ai luoghi infausti, come ad esempio i campi di battaglia; Plinio il Vecchio riporta nelle sue Storie Naturali quanto segue:

“Sappiamo che durante la guerra contro i Cimbri si udirono scendere dal cielo un fragore di armi e squillo di tromba, e ciò si ripeté sia prima che in seguito. Inoltre, durante il terzo consolato di Mario, gli abitanti di Amelia e di Todi, videro affrontarsi in cielo due eserciti, provenienti l’uno da oriente e l’altro da occidente, il secondo dei quali fu respinto.”

Con il passare del tempo, la leggenda si è mescolata con elementi cristiani, assumendo nuovi significati. Ad esempio, in alcune versioni, la Caccia Selvaggia è considerata una condanna per coloro che hanno peccato, guidata da figure come il diavolo o anime dannate. Le storie della Caccia Selvaggia sono state tramandate oralmente attraverso le generazioni e poi registrate in diverse opere letterarie e artistiche, contribuendo alla loro persistenza e variazione nel folklore europeo.

Nella tradizione italiana

In Italia la leggenda è ancora conosciuta e tramandata nell’Italia del nord, anche se non c’è una versione “ufficiale” ma molte varianti: in Trentino, ad esempio, viene riportato il nome di Beatric o Beatrik, come capo della schiera dei cavalieri dannati e spesso accompagnato da cani da caccia. Associato spesso a divinità come Odino o Wotan, Beatric vagherebbe in lungo e in largo tra le valli per reclamare le anime di chi ha la sfortuna di trovarsi sul suo cammino.

In altre zone del nord, è conosciuta un’altra versione della caccia selvaggia, il cui capo sarebbe il Re Herla; la sua leggendaria figura risalirebbe al De Nugis Curialium, un’opera dell’autore gallese Walter Map, in cui si racconta di un antico sovrano, tale Herla appunto e del suo incontro col re dei nani, che lo condurrà a una fine infausta e a guidare per sempre un corteo di cacciatori dannati. Lascio qui il link della leggenda riportata da Map . Nelle molteplici versioni della leggenda di Herla e della caccia selvaggia si fa risalire anche il personaggio di Arlecchino, (l’Alichino dell’inferno dantesco che si azzuffa con Calcabrina per poi finire nella pece bollente) la cui maschera nera e grottesca non può che rimandare alla dannazione e all’inferno.

La caccia selvaggia nella letteratura

Nel solco della tradizione italiana la Caccia Selvaggia viene citata dal Sommo Poeta: Dante, infatti, racconta di un episodio a cui avrebbe assistito nel secondo girone del settimo cerchio. Qui Dante osserva il tremendo contrappasso degli scialacquatori, condannati ad essere inseguiti e sbranati da tremendi cavalieri con cani feroci al seguito. Questi ultimi scovano i dannati nei cespugli dove invano provano a nascondersi e li uccidono, solo per vedere i corpi dei tormentati  ricomporsi e ricominciare a scappare.

Anche Boccaccio tratta il tema della Caccia Selvaggia (o infernale) nella sua novella “Nastagio degli Onesti”: Nastagio è un cavaliere non corrisposto dalla sua amata. Egli fugge in campagna dove, un giorno, si imbatte in una fanciulla inseguita da due cani infernali ed un inquietante cavaliere. Questi spiega a Nastagio che egli era morto suicida dopo il rifiuto della fanciulla che stava inseguendo e che quello era il contrappasso a cui ella era condannata: essere inseguita ogni venerdì ed essere uccisa con la spada del defunto cavaliere dal cuore spezzato. Nastagio così decide di non intervenire e anzi usare questa strana faccenda a suo favore, invitato ad un pranzo all’ aperto (proprio in quello stesso punto) tutta la famiglia della donna da lui amata. Lei, scoprendo a quale destino sarebbe andata incontro se avesse continuato nel suo rifiuto, accetta di sposare Nastagio, dando un “lieto” fine a questa novella del Decameron.

Nonostante gli elementi della caccia siano gli stessi in entrambi i casi (cavalieri dell’oltretomba, cani e ciclicità dell’evento), l’ambientazione e il significato della caccia cambia di molto tra i due poeti: l’oscuro e tenebroso inferno dantesco contro l’assolato bosco di Boccaccio. Inoltre il secondo promuove un messaggio di appagamento del desiderio amoroso, mentre Dante utilizza la Caccia come messaggio di scoraggiamento nei confronti della passione.

In conclusione

Pur, avendo origini antichissime, la caccia selvaggia è ancora ampiamente diffusa e tramandata. A dimostrazione di ciò ci sono tutta una serie di film, serie tv, e video game che trattano l’argomento citandolo o rivisitando la leggenda stessa. Basti pensare a titoli come “The Witcher, Wild Hunt”(il cui titolo stesso è dedicato a questo tema), oppure al film “Il Tredicesimo Guerriero” del 1999 o “Il Mistero di Sleepy Hollow”, in cui uno spettrale cavaliere decapitato cavalca senza sosta in un inquietante campagna americana di inizio ottocento.

Un ringraziamento per chi ha concluso l’articolo e, nella speranza che lo abbiate apprezzato, vi ricordiamo che -a meno che non vogliate essere raggiunti dalla masnada infernale, mettete un like e iscrivetevi al blog!

– Flavio Feor

Fonti:

– Mauro Neri, (2019). “Le mille e una leggende del Trentino”.

– Gianna Chiesa Isnardi, (2008). “I miti nordici.”

– The wild hunt,  Elizabeth Chadwick

– Selvaggia dilettanza. La caccia nella letteratura italiana dalle origini a Marino, Giovanni Bàrberi Squarotti

– Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, 1989, n.ed. 2008.

– – Plinio il Vecchio – Naturalis historia – Libro XXII –

https://ilmanifesto.it/la-giostra-dei-morti-viventi

– Divina commedia – Inferno – Canto tredicesimo, XIII, 109–124.

– Decameron, V giornata, VIII novella.

https://trentinohistory.wordpress.com/2021/02/21/la-caccia-selvaggia-il-mito-in-trentino/

– Lorenzo Manara, La Caccia Selvaggia (https://www.lorenzomanara.it/la-caccia-selvaggia/#fn-8752-2)

– La caccia selvaggia, Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Caccia_selvaggia)

– Herla and the Fairy King, British Folklore (https://britishfolklore.com/river-wye)

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