Viandando – Tra i due laghi (Albano e Nemi)

Bentornati, viandanti!


Il racconto di oggi vi porterà con noi alla scoperta dei due laghi vulcanici di Albano e Nemi, due specchi d’acqua che riflettono il meraviglioso cielo alle porte di Roma.
Ma la nostra avventura non comincia la mattina in cui ci siamo incontrati per immergerci nel verde dei castelli, ma molto, molto prima…Il Vulcano Laziale ha origini antichissime (le prime eruzioni si attestano a centinaia di migliaia di anni fa).


La zona dei Castelli Romani era popolata della lega latina, una confederazione di popoli che vivevano qui prima ancora dei romani e che celebravano le loro festività religiose sul Tempio di Iuppiter Latiaris, sull’odierno Monte Cavo (Si, siamo stati anche lì, per approfondire: https://fuocodelviandante.code.blog/2021/05/03/viandando-trekking-dark-sulla-via-sacra/);


La storia delle antiche città della lega si fonde con il mito di Enea, secondo cui l’eroe in fuga da Troia si scontra con Albalonga, la più potente città della zona.


Ci siamo incontrati presso il bar, ristorante “Le Fratte Ignoranti”, di fronte al convento dei Cappuccini di Albano, da dove imbocchiamo il sentiero CAI 511, che è anche un tratto della Via Francigena del Sud, il nostro punto di partenza.
Lasciamo alle spalle il rumore delle macchine che sfrecciano sull’asfalto e ci addentriamo nel bosco che circonda il lago di Albano.
Dopo poche centinaia di metri si incontrano, sulla destra, i resti dell’Acquedotto detto “delle Cento Bocche” che serviva a portare acqua al Cisternone di Albano per rifornire i soldati romani della II legione Partica, di stanza proprio nel vicino abitato.
Proseguiamo tra alberi di castagno, roverelle e aceri che incorniciano il sentiero, incontrando di tanto in tanto gli abitanti del bosco:

(Foto di Michelangelo Teodoro)
(Foto di Michelangelo Teodoro)

Giungiamo così a un bivio e prendiamo la sinistra per visitare l’affaccio più bello (e inquietante) di tutto il Parco dei Castelli Romani: La Pentima della Vecchiaccia.
Su questo stretto passaggio che costeggia la parete di roccia si sprecano le leggende…pare infatti che il nome derivi da un’anziana che venne accusata di stregoneria e che, forse per sfuggire alle punizioni che la aspettavano, si sia gettata nel vuoto. Va detto che il punto non è adatto a chi soffre di vertigini perché sotto i nostri piedi ci siamo trovati un salto di decine e decine di metri…ma la meraviglia vale davvero la pena: il lago di Albano in tutto il suo splendore si apre davanti ai nostri occhi.

Dalla Pentima della Vecchiaccia

Torniamo alla deviazione e riprendiamo il sentiero principale fino a un altro bivio, anche questa volta prendiamo a sinistra per visitare le Grotte di Palazzolo, un complesso di caverne che prende il nome dal vicino convento.
Sembra che questo sito abbia conosciuto diversi utilizzi: cave di pietra in epoca antica, prigioni durante il medioevo e si dice inoltre che venne usato come nascondiglio dai briganti della zona.
Le oscure camere che si delineano alla luce delle torce nascondono simboli e strane figure scavate nella pietra…un gigantesco teschio campeggia scolpito grossolanamente nella roccia a guardia di una delle grandi grotte, le voci dei paesi vicini raccontano di messe nere e rituali inquietanti che venivano (e forse vengono) celebrati in questi luoghi.

Grotte di Palazzolo
Il teschio

Lasciamo le dicerie e i teschi alle nostre spalle e ci incamminiamo verso Nemi, costeggiando per un tratto la strada asfaltata, per poi rinmergerci nella vegetazione fitta (almeno dove i taglialegna non hanno fatto mambassa degli alberi). Ad un tratto i nostri scarponi calpestano qualcosa di duro, che non sono radici, bensì i lastroni del basolato, l’antica strada che conduceva fino a Nemi. Arriviamo così a Fontana Tempesta, dove sono presenti altri segnavia del CAI che ci indicano la strada.
Dopo un altro paio di chilometri cominciamo a scorgere i riflessi del meraviglioso Lago di Nemi alla nostra destra e poco dopo, l’arco della porta della città.
Su Nemi potremmo parlare all’infinito, ma in questo articolo ci limitiamo a dire che fu uno dei centri nevralgici della religione dei popoli del Latium Vetus (l’antico Lazio) e di Roma: lo stesso nome “Nemi” viene da “Nemus” che significa “Bosco Sacro”; qui veniva venerata Diana Nemorense, la dea della caccia e della natura selvaggia.
Dall’alto del belvedere del borgo si ammira il lago e la valle dove sorgeva il santuario dedicato alla dea. Le fonti riportano di un rituale antichissimo che veniva praticato in questo luogo, conosciuto come il rito del ramo d’oro: se uno schiavo fuggiva dal suo padrone, una volta catturato doveva -se riusciva- spezzare un ramo dell’altrimenti intoccabile quercia sacra a Diana e poi combattere in un duello mortale con il “Rex Nemorensis”, il capo del culto nemorense, per prenderne il posto…una sorta di espiazione che ciclicamente puliva col sangue l’empietà di chi commetteva il crimine.

Lago di Nemi dal Belvedere degli Innamorati

Dal “Belvedere degli Innamorati” si scorge anche una grande costruzione tra i campi e le case: il museo delle navi romani ospita ciò che resta delle monumentali navi-palazzo di Caligola, due imbarcazioni realizzate dall’imperatore romano come residenza galleggiante sul lago. Alla morte del sovrano queste opere -che ospitavano lussuose residenze rivestite di mosaici e impianti termali!- vennero inabissare e quasi dimenticate sullo scuro fondo lacustre. Dopo molti secoli venne messa su un’operazione di recupero che fece riemergere le due navi, prosciugando parte del lago, per poi conservarle nel museo costruito intorno ad esse. Ma la storia “maledetta” delle navi di Caligola non finisce qui…perché durante la seconda guerra mondiale, forse a seguito di un bombardamento dei tedeschi, scoppiò un incendio che diede alle fiamme gli enormi reperti lignei, distruggendoli quasi completamente.

Dal bosco sacro alle fragoline di bosco è un attimo! Così imbocchiamo le stradine di Nemi, famosa proprio per questi frutti deliziosi, il vero fiore all’occhiello del paese.

La statua di Diana Nemorense, al centro della piazza di Nemi (foto da https://www.visitcastelliromani.it/guida/fontane-e-statue/)

Dopo una meritata pausa ci rimettiamo in marcia sulla strada del ritorno, la stessa dell’andata, fino a raggiungere nuovamente Albano.

Cosa rimane di questa esperienza tra i due laghi? Personalmente sono grato di aver accompagnato ragazze e ragazzi alla scoperta di un territorio così ricco di natura, storia, mito e leggende…il sentiero che abbiamo percorso non è solo una strada fisica che abbiamo attraversato tra i boschi, ma un’immersione in un mondo “altro”, antico come la lava che ha originato questo territorio e ancestrale come i culti celebrati da popoli arcaici sulle sue sponde, ma pienamente vivo e presente, come gli alti e imponenti alberi che hanno sovrastato le nostre teste per tutto il tragitto.

Dati tecnici dell’escursione:


Lunghezza: 17 km circa;
Dislivello: 400 m circa;
Tempi: 6 ore (soste escluse)
Difficoltà: E (a volte durante il percorso si incontrano tratti con qualche complicazione (alberi caduti, fango etc.)

Flavio F.

Fonti: http://www.nemora.it/la-pentima-della-vecchiaccia/
https://www.parcocastelliromani.it/s/92003020580/
https://www.nemora.it/diana-nemorense-e-il-templum-dianae/
https://cultura.gov.it/luogo/museo-delle-navi-romane-di-nemi-e-santuario-di-diana-nemorense
https://www.lazionascosto.it/siti-archeologici-lazio/tempio-di-diana-nemi/

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